RELIGIONE E OMOSESSUALITA’

Monsignor Scatizzi, vescovo di Pistoia, dopo quello di Grosseto, ha dichiarato che la comunione non dovrebbe essere data agli omosessuali che praticano e palesano apertamente questo loro stato.  E se invece non lo palesano, gliela diamo o non gliela diamo l’ostia, il corpo di Cristo? Essere o apparire? Siamo dunque quelli che gli altri vogliono vedere? Siamo miliardi di identità diverse a seconda di quanti ci parlano o ci vedono? Se una persona dimostra quello che veramente è non è accettabile. I divorziati non possono prendere la comunione a meno che non siano “ vittime” dell’abbandono. Gli omosessuali in quanto tali non possono prendere la comunione. Monsignor Scatizzi, rimangono in pochi gli aventi diritto all’Eucaristia se a queste categorie discriminate aggiungiamo molti cattolici osservanti, gli atei, molti indecisi e tanti giovani che per poca cultura o per ribellione si allontano dal credo…mi dia retta. Cosa ha di “diverso” un omosessuale da un eterosessuale dal punto di vista della religione? È forse diverso un nero da un bianco davanti alla figura del figlio di Dio?  In un momento molto difficile dal punto di vista sociale non abbiamo bisogno di ulteriori discriminazioni. Si può discutere sulla scelta di vita, perché di questo si tratta quando non ci sono a monte cause naturali. Una scelta che si può non condividere, ma va sempre accettata.  Il vescovo emerito di Grosseto, Monsignor Babini, ha chiamato in causa anche Vendola, il governatore della Puglia: a questo punto sarebbe interessante sapere cosa ne pensano del caso Marrazzo. Dove è scritto che la tendenza omosessuale è un peccato?  Credo che questi due Vescovi perdano di vista, forse per l’età o per una interpretazione distorta della realtà, che oggi a dispetto del passato si è usciti dai ghetti del falso moralismo, e che il destinatario del messaggio religioso è l’essere umano, uomo o donna che sia. Così come credo che Cristo non abbia mai fatto differenze con nessuno dei suoi discepoli. Per chi veramente è credente, il non poter prendere la comunione è una sofferenza, è il non sentirsi congiunto con Cristo e pertanto con Dio. Se parlo con una persona non gli chiedo a che partito appartiene, per quale squadra tifa e quale tipo di sessualità pratica. Il mio interesse è per quello che dice, per quello che pensa, nella persona cerco l’onestà dei sentimenti. Tutto il resto non mi appartiene ed è una scelta di ciascuno rivelare o meno le  sue cose private. Le discriminazioni, che oltre tutto sono socialmente pericolose, sono il frutto dell’idiozia, e questa è tanto più grande quanto più elevata è la carica ricoperta da chi la ammette e la favorisce.

Claudio Pompi