Dialogo trapassato

da dove nasce l’indifferenza
o l’apatia delle persone?
nei circuiti viziosi di spazi
gelosi di non condivisione.
sospensione di tristezze e affanni
in uno stand/by
circonciso da ombre
irrisolvibili eppur miti
e cronicizzate.
crescite irrisolte nel tempo
in cui giovane diventi
(per testardaggine) martire di te stessa:
ti affidi al vuoto d’un angolo ancora caldo
da prosciugare di fioriture meste ;
venando risoluzioni oblique
[scomode]
ti stiri in abiti geniali di penosa illusione
eppur torchiata di appartenere
ad un genere che di “contatti” vuole
ancora imparare molto.
“Come stai?”
“Bene.”
“Rientrata, si?”
“Si. Ti disturbo?”
“No. Sto preparando il pasto.”
“Ok.”
E’ sbucciare in queste parole
il delirio del rapporto
perché l’indifferenza
è nel tono d’una voce
che non vuole ascoltare
(ha le risposte pronte).

No.
E’ nella deflagrazione
dello scoprire
sempre
con stupore
che l’egoismo è figlia
d’una educazione venale
[quando racconti quel posto
che non esiste più
___perché la morte l’ha portata via___].
non per questo da giustificare
se il primo passo
appartiene ormai
ad un indelebile trapasso.

Glò

Libertà


Limita il volo,
la volta metallica  alla fiera regale,
e vieta la vista la rete  agli orizzonti…
è privato il cielo della maestosa bellezza

Soffoca l’angusta cella, la voce del martire,
e censura  la grata  il manifesto ideale…
è ignara la gente del nuovo messaggio
Secolare e stolto tramandato possesso
dell’Essere sull’Essere…
che sopprime il pensiero e reprime l’uomo
Schiava la creatura della regola iniqua
che osteggia il bene prezioso
per dono Divino…della libertà

Ciro Germano

Lettera ad una madre

(a quei ragazzi che, giusta o sbagliata,
fecero una scelta e pagarono con la vita
)

Adorata madre, altre mie non avrai.
Conservala con il ricordo che di me
invece terrai per sempre.
Per sempre porterai il dolore, per sempre,
oltre questa vita, porterò il rimorso.
Vorrei chiederti perdono per il tuo
soffrire che t’accompagna da quando
mi desti al mondo.
Ho creduto ad un ideale, alla mia giovane
follia, all’immortalità che da sempre
inganna con l’illusione della vittoria.
Scappai di notte, senza un tuo bacio,
senza la tua benedizione.
Al mattino,  piangente, stringesti al seno
la mia fotografia.
Presaga di un destino mortale
pregasti per me, per l’anima mia.
Mi hanno chiamato assassino,
ma non ho ucciso nessuno, madre mia.
Non festeggeremo la mia maggiore età,
ma la data è scritta su questi muri
insieme a quelle di chi prima di me
tornò a Dio.
Ho visto i volti dei miei nemici,
uguali al mio ancora glabro.
Nei loro occhi la stessa mia paura,
quella di morire.
Non odiarli, madre mia, basta l’odio
che mai avrei creduto di vedere.
In quei momenti dove gli uomini
di umano niente più hanno,
avrei voluto chiudermi tra le tue braccia
e liberare il mio pianto.
Nella camicia porto una margherita
colta in un prato assolato in un giorno
di tregua. Per pietà me l’hanno lasciata.
La porterò con me al muro
che aspetta il martire come una croce.
Quando sarà primavera, cogliene una,
mi avrai a te vicino.
Fatti baciare il volto da un raggio di sole.
sarà il mio eterno bacio, madre mia.

Claudio Pompi

Sarò vento…

sarò vento
foglia ti raccoglierò

pezzo di specchio
senza guai ti rifletterò

amore disarmato
di fuoco ti armerò

tutta la vita
sarà senza tempo

tutta la notte
senza sonno

sarò tempesta
tu nave tra i flutti ma io ti salverò

sarò martire
le tue ferite curerò

sarò montagna
e ti verrò a cercare se mai ti perderai

sarò felice
se con me riderai

sarò vento
foglia ti raccoglierò.

Maria Attanasio

Published in: on luglio 19, 2010 at 07:11  Comments (5)  
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