Il kamikaze alla Poesia


-Chi sei tu che mi parli
con quel tono sommesso
di giustizia, di pace e amore?
Sono versi sprecati, utopie
e adesso, io difendo il mio onore.
Queste vie
che ora bevono il sangue fraterno
rideranno domani
e a noi martiri “gloria in eterno!”
Che ne sai
delle mille ragioni,
le piaghe che il mio popolo sconta
le notizie ti arrivano vaghe
hanno l’estro di chi le racconta.
Che dirai Poesia,
alla sposa che lascio bambina
e domani già vedova?
Al suo pianto
parlerai di ideali che ignora
cui restare fedele al di là della morte?
Che dirai?  Muterai la sua sorte?
Non provarci!
non è mio il cuore in cui fare breccia
a me l’hanno strappato quei vili
quella feccia che, mentre ti plaude,
manda noi, marionette drogate,
a imbrattare col sangue
il biancore di case ed asili.
Come te, uno spirito puro
portò un dì la parola tra il volgo
come me s’immolò al suo Dio.
Non gettare le tue perle nel gorgo
torna là dove certo sei nata
dov’è l’albero del bene e del male;
là domani verrò
e in quel luogo avrà un senso ascoltarti.
Tanto qui, resterà tutto uguale.

Viviana Santandrea

Nel tuo volto

Sei la luce che cercavo invano.
È nel tuo volto innocente,
in quei sorrisi che mi regali.
Nel tuo volto mi perdo, torno bambino.
Le smorfie per farti sorridere,
mi fanno sentire libero.
Non devo apparire con te, con te
non devo fingere.
A te non importa chi sono, come sono,
a te basta un sorriso e una carezza
per essere felice.
Nel tuo volto c’è la dolce innocenza,
quella che il mondo non ha.
Cercheranno di rubartela,
cercheranno di intristire il tuo viso,
cercheranno di toglierti quella luce
che il mondo acceca, così avvezzo
alla penombra dove tutto si confonde,
dove tutto è inganno.
Nel tuo volto ritrovo il mio spirito antico,
quello di un bambino che troppo in fretta
smise di sorridere.
Nel tuo volto ritrovo il mio sorriso.
Al mio dente che cadrà come frutto maturo,
risponderà il tuo dentino, prima perla
di tante che ne verranno.
Ai miei occhi stanchi dei troppi orrori
verranno i tuoi, ansiosi di scoprire.
I miei occhiali saranno martiri dei tuoi giochi.
Cosa importa?
Vedrò con i tuoi occhi e tornerò a credere
agli uomini.

Claudio Pompi

Foibe

 
Carsici baratri profondi e scuri
Custodi involontari
Di abominevoli vergogne
E di voluti silenzi decennali
Di rei conoscitor d’ infamie
Da cancellar da la memoria
Or luce è fatta
Sui martiri negati
Vittime di infima sorta
Colpevoli innocenti
Negletti dalla storia
Come immondizia gettati
A morir vivi
In fondo al pozzo ammucchiati
Da ideali puzzolenti
Come lor carne putrefatta,
Qual è la differenza, deh!
Se mai sapete,
Tra un pozzo…e un forno ?!

Armando Bettozzi

Published in: on febbraio 10, 2010 at 07:18  Comments (6)  
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