Morire due volte

I tuoi passi, pesanti come pietre,
faranno rumore inascoltato
tra quelle mura fredde come chiese.
Su un foglio, l’ora, il giorno, il mese.
Al tuo volto ancor pieno di paura,
nessuno farà caso né avrà attenzione,
per te non avranno comprensione.
Sarai soltanto un numero e un nome,
sarai per loro una donna aggredita
in una strada dove il male è padrone,
dove finì la tua gioia, cessò la tua vita.
Quella vissuta, quella che non vivrai,
la seconda per sempre perduta
con i tuoi sogni che di notte invocherai,
orfani di te che li hai cresciuti aspettando
quel domani che a loro non darai.
Il domani è l’oggi senza più colori,
grigi e senza luce quei muri e i volti
senza anima che di te non si curano.
Sei un fascicolo, un’attesa di risposte
a domande che fanno più male di un insulto,
più male del martirio di stupro subito.
Ti chiederanno, senza in viso guardarti,
e tra loro ridendo, se piacere hai provato,
se lo conoscevi e perché l’hai guardato.
Ti chiederanno perché non hai gridato.
Mostrerai loro le braccia dolenti e segnate,
del volto tuo il gonfiore e i lividi infami
lasciati da brutali e sconosciute mani.
A loro chiederai se occhi di giustizia hanno
oppure sono lì per aggiunger altro dolore
e peggior di stupro danno.

Claudio Pompi

Non avevo capito

che quella bocca

chiedeva in urlo

basta

non avevo capito che

la mano appesa

alle mie gote

era di preghiera

e le parole spente

erano

supplica in canto

lo sguardo d’agnello

no al martirio.

 

Non volevo capirlo

amore mio

e ti guardarei ancora

a vita

chino il capo

senza più passione.

 

Ora ho capito

che la tua pace

non è la mia.

 

Che le stelle

ti facciano da guardia

mentre passi.


Tinti Baldini

Published in: on febbraio 10, 2011 at 07:07  Comments (9)  
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Gazzella del ricordo d’amore

No te lleves tu recuerdo.
Déjalo solo en mi pecho,

temblor de blanco cerezo
en el martirio de enero.

Me separa de los muertos
un muro de malos sueños.

Doy pena de lirio fresco
para un corazón de yeso.

Toda la noche en el huerto
mis ojos, como dos perros.

Toda la noche, comiendo
los membrillos de veneno.

Algunas veces el viento
es un tulipán de miedo,

es un tulipán enfermo,
la madrugada de invierno.

Un muro de malos sueños
me separa de los muertos.

La niebla cubre en silencio
el valle gris de tu cuerpo.

Por el arco del encuentro
la cicuta está creciendo.

Pero deja tu recuerdo
déjalo sólo en mi pecho.

§

Non portar via il tuo ricordo.

Lascialo solo nel mio cuore,

tremore di bianco ciliegio

nel martirio di gennaio.

Mi separa dai morti

un muro di brutti sogni.

Soffro pene di giglio fresco

per un cuore di gesso.

Tutta la notte nell’orto

i miei occhi come due cani.

Tutta la notte, mangiando

le cotogne di veleno.

A volte il vento

è un tulipano di paura.

È un tulipano malato

l’alba d’inverno.

Un muro di brutti sogni

mi separa dai morti.

L’erba copre in silenzio

la valle grigia del tuo corpo.

Per il tempo dell’incontro

la cicuta sta crescendo.

Ma lascia il tuo ricordo

lascialo solo nel mio petto.

FEDERICO GARCIA LORCA