Come?

 
 
Il caldo divampando
appanna
mondo già spento
e tu
piccola
con manine cicciose
acchiappi
pietre e mare
schizzi e colori
ridi a garganella
se ti spintonano
sgattaioli tra rocce
lucertola di fiume
e abbracci attorno
con gli occhi del cuore.
 .
Come faccio io
a prendermi
quel magico sorriso
e farmene
maschera permanente?

Tinti Baldini

Published in: on giugno 29, 2012 at 07:09  Comments (15)  
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Voci

Ombre grigie, di
idee spezzate a metà
turbinanti e sfuggenti
di un sorriso che non tornerà
espressioni sprezzanti
di affilate lame di pioggia
più rosse della ferita
che aveva fatto crollare
palazzi di sabbia invincibili
contro soffi di tempesta
quando bastava una lacrima
per sciogliere il volto duro
sotto quella maschera allegra
con gli occhi chiusi.
Cime bianche irraggiungibili
mari troppo bui sono
solo piccole cose perchè
nel loro silenzio bisbigliante
s’ odono frasi sconnesse
consigli d’ inutile buonsenso
petali di un fiore nato
in una notte e nessuno
che lo stesse a guardare.

Gian Luca Sechi

Il tessitore

Ripasso la trama,
rintreccio l’ordito,
fornisco armatura
alla tela di lino;
dono vigore
a drappi di raso.

Mescolo fili
di tinte distinte.
Offro più tono
alla stoffa pregiata,
rivesto di nuance
gli sguardi in velluto.

Invento disegni
di segni mai visti,
per indisiare
nuove figure,
per concepire
ricami preziosi.

Tesso e ritesso,
i licci danzanti
col filo in viscosa
di morbida mano.

Tesso e ritesso,
la navetta
incerata,
genero e filo
denari e discorsi,

Traccio e ritaglio,
la maschera in seta
e affronto passanti,
passerelle ed astanti

Flavio Zago

Se puoi

Se puoi,
rimani ancora addormentata
tra le assordanti note
che il fiato dei tuoi anni
emette sull’altare della tua bellezza.

Ai miei cresciuti occhi io chiedo
i tuoi capelli e un tuo sorriso
e torno indietro lesto
a incorniciare panorami azzurri.

Al tuo risveglio muto,
vorrei poter spiare piano
le nuove fantasie di donna
e lo sbadiglio che accarezza il giorno.

Se puoi,
rimani ancora accoccolata
al primo gioco della vita,
sfiora il tuo domani con clandestina idea
e non fissare il vuoto oltre il cancello.

Io intanto misuro la mia maschera
e ritento il mio passato.

Poi mi assale un pianto di protesta
e sciupo tutto, anche una chimera.

Ridestami al suono delle tue parole,
ritemprami all’acqua della giovinezza
e dimmi pure che non è peccato
cercare l’eco della tua musica.

Aurelio Zucchi

Resa dei conti

Annegare poesia in un pub per soli uomini
quelli con solo un tavolo davanti
senza orizzonte, al massimo un separé.

Attorcigliarsi come edera alla vite
a succhiare il nettare in fermentazione
e coprire i grappoli agli occhi degli esperti.

Perdersi in maschera attorno ad un tabù
girando e cantando canzoni sconce
alla prima occasione da trasformare in pianto.

Agitare fantasmi per confondere la via
movimentare il nulla della nostra pochezza
costruire una fiaba senza armatura.

Guardarsi negli occhi nella pozzanghera
senza vedere che cielo sporco.

Lorenzo Poggi

Disamina sulle sponde

I luoghi infestati dagli anni
se non trascinano mani e piedi
come incatramati
sulle rive quando le petroliere
affondano e l’untume
condanna  a morte il mare
sorreggono fantasmi che parevano vivi
esseri umani forti
che nessun vento li poteva abbattere

ahi! mi piange un miscuglio che non voglio
più decifrare
(catastrofi lontane che ne sussulta il mondo)
e qui d’un metatarso altra condanna
vietato camminare

la vita è il mio carnefice
travestita da messa o ballo in maschera
quando prende suadente nei miei solchi
prima della mia resa
le offro i fianchi
non ho niente da perdere che lei
non abbia già.

Tutti noi sopraffatti dal medesimo nero
ce lo troviamo addosso
avviticchiato come arcobaleno
– lo credevamo –
a tutte le stagioni, le bocche spalancate
ruggiti o pigolii
che ci rimane?

Voi pure lo sapete
quindi posso tacere

Cristina Bove

La verità non può morire

Solo, con le sue verità scritte perché
gli uomini sappiano in che mondo
stanno morendo, lentamente uccisi
da veleni incontrollati.
Tumulati nel cemento che come
fredda lava li avvolge
non hanno del pericolo sentore
alcuno.
Solo, tra la colpevole indifferenza,
vive senza di vita certezza
e con gli occhi scruta i volti di chi
della morte la tragica maschera
potrebbe calare.
Strade bagnate che non odorano di pioggia,
ma di sangue che mai si raggruma,
mai si cancella perché nuovo sangue
ad esso si aggiunge.
Percorse da anime nere alle quali
vi inchinate deferenti e pavidi.
Semmai il fato triste avrà l’osceno
trionfo, sarete silenziosi carnefici.
Non rallegratevi della vostra
atavica, radicata schiavitù.
Agli antichi padroni dei vostri corpi,
di nuovi ne avete,
delle vostre anime pavide e imbelli
signori assoluti.
Tornate ad esser emuli di chi
a suo tempo al tallone straniero
si sottrasse.
Tornate ad esser persone tra le genti,
orgogliosi di guardare i vostri figli
negli occhi.
Fate che la vostra terra sia degli uomini,
non delle bestie.

Claudio Pompi

a Roberto Saviano che non deve morire

Furore

Aprirò un cancello
di ferro arrugginito
per nascondere gli attrezzi
del mio falso umore.

Con le braccia a crocefisso
rivolte all’infinito
salirò sulla vetta del monte
a gridare il mio furore.

Guarderò in faccia
il mostro imbellettato
per strappargli la maschera
del buon educato.

Mi accomoderò
sulla torta nunziale
d’un milione di torti farcita.

Darò scandalo fra bellimbusti
cariatidi sparse
tra bicchieri e vassoi.

Minerò la base del tempio
sapendo da prima
che non sarà uno scempio.

Lorenzo Poggi

Fulgida stella

 

BRIGHT STAR

Bright star, would I were stedfast as thou art–
Not in lone splendour hung aloft the night
And watching, with eternal lids apart,
Like nature’s patient, sleepless Eremite,
The moving waters at their priestlike task
Of pure ablution round earth’s human shores,
Or gazing on the new soft-fallen mask
Of snow upon the mountains and the moors–
No–yet still stedfast, still unchangeable,
Pillow’d upon my fair love’s ripening breast,
To feel for ever its soft fall and swell,
Awake for ever in a sweet unrest,
Still, still to hear her tender-taken breath,
And so live ever–or else swoon to death.

§

Fulgida stella, come tu lo sei
fermo foss’io, però non in solingo
splendore alto sospeso nella notte
con rimosse le palpebre in eterno
a sorvegliare come paziente
ed insonne Romito di natura
le mobili acque in loro puro ufficio
sacerdotale di lavacro intorno
ai lidi umani della terra, oppure
guardar la molle maschera di neve
quando appena coprì monti e pianure.

No, eppure sempre fermo, sempre senza
mutamento sul vago seno in fiore
dell’amor mio, come guanciale; sempre
sentirne il su e giù soave d’onda, sempre
desto in un dolce eccitamento
a udire sempre sempre il suo respiro
attenuato, e così viver sempre,
o se no, venir meno nella morte.

JOHN KEATS