Catarsi

Con le mani aperte come ali
a sfidare l’aria solforosa
e gli occhi anneriti
dalla luce accecante
d’un pezzo di specchio
del natale precedente,
ci presentiamo al mondo
con carte in bianco
da riempire con nere incisioni
per traversare la strada
senza essere spinti.

Ma il bastone non ha pomelli d’argento,
rinchiude in memoria l’innesto di rami
e parentesi nodose quando
le foglie stormivano al vento.
Non ci sono stampelle a trattenere
immagini storpiate e mantelli.
Né è possibile coprirsi la faccia
con maschere ridenti.

è tempo di riconoscersi dentro,
è tempo di tornare alla fonte
per tentare una strada diversa.

Lorenzo Poggi

Ritrovi

Marmi ormai corrosi
Su palazzi deserti
Mura sgretolate dalla marea

Stanze vuote e umide
Ritrovo di fantasmi
Di epoche lontane

Rivivono timori e tremori
Baldanze e ardimenti
Falsi pudori ritegni e viltà
Aleggiano sussurri
Musiche melodiose
Minuetti usciti da clavicembali
un po’ stonati
tra parole d’amore
sussurrate da bocche celate
dietro maschere ricamate
Sfarzo di un epoca che non ritorna
Di lei restano
Le fantasie e i sogni

Gianna Faraon

Speranza

Torneremo a guardarci
il fondo degli occhi
se solo il vento cambiasse
ed il mare si riempisse
di cuffie di speranza.

Rivendichiamo il diritto
d’andare in giro
a togliere maschere
a marionette tutte uguali
per scoprire il mostro
che è in noi.

Bisogna chiamare a raccolta
anche gli orsi e gli eremiti
e soffiare forte la bandiera
del riscatto, e dopo contare i caduti
sepolti da troppe parole inascoltate.

Ma c’è tempo per i busti
adesso conta ripristinare
un presente da vivere.

Lorenzo Poggi

Omertà


L’ibiscus chiuso nasconde del sangue,
l’inchiostro simpatico fa le pagine bianche,
il coro è piangente,
ma le maschere son cieche e sorde.
La strada si svuota, spiata dai vetri,
fugaci fantasmi dai veli neri.
La campana rintocca ma non per il morto,
annuncia che è sera, sera di sangue.
C’è solo il pianto dei parenti
vicino al corpo dell’ammazzato,
pianto già orfano della vendetta,
pianto umiliato, pianto deriso,
pianto infangato da chi ha ucciso.
Ora è il tempo dei funerali
ora è il tempo di farsi vedere
per ribadire, con la presenza,
che nessuno parli, che nessuno dica
quello che ha visto la tragica sera.

Lorenzo Poggi

Vi faccio specie

Vi faccio specie
vero
se mordo unghie
come da bambina
quando le cose
mi suonavano strane
se giro scalza su sassi aguzzi
correndo dietro scie
di tramonto
per succhiarne colori
se scarto sorrisi senza bocca
o faccio uscire parole
come palline del pallottoliere
e la ragione mi guarda di sottecchi
se ho messo le maschere
ben riposte in un angolo
non si sa mai
e il volto è senza trucco
gli occhi scavati sono miei
e quel velo di ciglia
li spalanca
ogni giorno
come fosse il primo?
Sono fatta di erba e
di colline e la terra mi esce
da tutti i pori
le mani sono gazze dal petto turchino
e le gambe ragazze all’oratorio.
Mi perdo dentro l’aria cristallina
il suo sapore e i nidi
saranno la notte
casa.

Tinti Baldini

Un gesto naturale

Mi guardo dal di fuori come fossimo due persone

osservo la mia mano che si muove, la sua decisione

da fuori vedo chiaro, quel gesto non è vero

e sento che in quel movimento io non c’ero.

A volte mi soffermo e guardo il fumo di una sigaretta

la bocca resta aperta, forse troppo, poi si chiude in fretta

si vede chiaramente che cerco un’espressione

che distacco, che fatica questa mia finzione.

Cerco un gesto, un gesto naturale

per essere sicuro che questo corpo è mio

cerco un gesto, un gesto naturale

intero come il nostro Io.

E invece non so niente, sono a pezzi, non so più chi sono

capisco solo che continuamente io mi condiziono

devi essere come un uomo, come un santo, come un dio

per me ci sono sempre i come e non ci sono io.

Per tutte quelle cose buone che non ho ammazzato

chissà nella mia vita quante maschere ho costruito

queste maschere ormai sono una cosa mia

che dolore, che fatica buttarle via.

Cerco un gesto, un gesto naturale

per essere sicuro che questo corpo è mio

cerco un gesto, un gesto naturale

intero come il nostro Io.

Cerco un gesto, un gesto naturale

per essere sicuro che questo corpo è mio

cerco un gesto, un gesto naturale

intero come il nostro Io.

GIORGIO GABER E SANDRO LUPORINI