Double face

Il palco è animato
dal grosso vociare,
esse propense…
e disposte a chattare

I cani di fronte
con la bava alla bocca
son tutti eccitati….
dal prendere l’osso

I colori assumono
tonalità diverse,
ed ognuno si mostra
con un altro aspetto

Le femmine timorate
diventano audaci,
ed i maschi timidi
si mutan in voraci

Sono messe al bando
le ipocrisie ….
e tutto un crescente…
di frenesie

Ciro Germano

Published in: on aprile 2, 2012 at 07:01  Comments (5)  
Tags: , , , , , , , , , , , ,

Noi (8 marzo 2012)

 
Noi che nascevamo a rischio fra un rifugio e un bengala
noi che giocavamo a nasconderci in un sottoscala
noi che per i nostri padri era … un futuro migliore
noi che obbligavamo i maschi a giocare al dottore
noi che già a nove anni la sapevamo “lunga”
(ma non ci sognavamo di andare a un “bunga-bunga”)
noi che urlavamo “Kappedo!” con biglie colorate
noi che il cortile era nostro nelle sere d’estate
noi che con trenta centimetri, già era una gonna
noi che fino a ventun anni non eri una donna
noi che sul bus non si arrivava mai a pagare il biglietto
noi che, alte un soldo di cacio: “Oggi cosa mi metto?”
Noi che si aspettava domenica per ballare allo Sporting
noi che ci addormentavamo per sognare Dean Martin
noi che più aumentan le rughe più parliamo d’amore
noi che ogni primavera ci germoglia il cuore
.
noi che sarebbe bello riprovarci ancora!

Viviana Santandrea

Il Delta del Po

AL DELTA DAL PO


Vâsc d’alevamànt pr’i péss,

udåur ed faggn apanna sghè,
la casléina cån dåu turàtt,
videocâmera
såura i zâl di canp ed furmànt
ed Vèc’ Pieter Bruegel,
bèl canpanéll dnanz a fûs ed canpâgn.
E intant la pasa
l’anulatrîz stereotipè bèla vétta…
E bum bum, buuum…
mo
in dóvv saggna in dóvv staggna
andànd?
I vôlen acsé
là in dóvv i pôlen quall ch’i vôlen,
e brisa fèr del dmand!

E fîrum a l’ånbra d n albarâz
i mâgnen is divérten,

ronf… roonf… ronfroonff…

zz… zzz… zzzz… zic!
e i se dsdàzden ed såurasèlt!
Uaaai, uaaah, mo che åura srèl?
(dû zûven is dan al petting).
Guardäggna äl foto? Nå,
äl diapo äl diapo!
Mo nåaa, che bèrba, la videocasatta!
Pén e tamarîs, dôn culurè,
la canta spass pr indvinî
dla dôna la beltè,
ciciricii, ciricicii, mo…
an i é gnanc un panén!
E da bàvver?
Veeeh, guèrda là,
ai é una fasèna! Però al fasàn
l’é pió elegant, cun el såu
pann variopénti! Eh, as sa,
i mâsti… E pasa la giurnèta, e
chisà… Canócc’ di canèl,
l’anziàn barcarôl,
la zentrèl ed sâbia,
al zlè slurp slurp, ah cum l’é bån!
al cavalîr d’Italia fantèsma,
l’idròvora e la lanterna…

E al vèsper
clap clap un sbatmàn
al Po dal Delta!

§

Vasche per piscicoltura,
odore di fieno appena segato,
la casina con due torrette,
videocamera
sui gialli dei campi di grano
di Vecchio Pieter Bruegel,
bel campanile dinanzi a fossi di campagne.
E intanto passa
l’annullatrice stereotipata bella vita…
E bum bum, buuum…
ma
dove siamo dove stiamo
andando?
Vogliono così
là dove possono ciò che vogliono,
e non far domande!

E fermi all’ombra d’un tremolo
mangiano si divertono,
poi
ronf… roonff… ronfroonff…
poi
zz… zzz… zzzz… zic!
e si svegliano di soprassalto!
Uaaai, uaaah, ma che ora sarà?
(due giovani si sbaciucchiano).
Vediamo le foto? No,
le diapo le diapo!
Ma nooo, che barba, la videocassetta!
Pini e tamerici, donne colorate,
canta spesso per sciarade
della donna la beltade,
cicciriciii, ciriciciii, ma…
non c’è neanche un panino!
E da bere?
Veeeh, guarda là,
c’è una fagiana! Però il fagiano
è più elegante, con le sue
penne variopinte! Eh, si sa,
i maschi… E passa la giornata, e
chissà… cannucce dei canali,
l’anziano barcarolo,
la centrale di sabbia,
il gelato slurp slurp, ah com’è buono!
il cavaliere d’Italia fantasma,
l’idrovora e il faro…

E al vespro
clap clap un applauso
al Po del Delta!

Sandro Sermenghi

Di acque limpide e azzurri cieli


La verità paga sempre ed allora perché mentire.
Com’è che appena piove sprofonda gran parte del Paese.
Ci voleva la distribuzione delle nuove case in televisione
tipico di chi crede nella moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Nuove regole per nuove generazioni i poeti in erba fumano
e son contenti 10 euro spesi bene dal pusher di turno
si muore di cirrosi mica di cannabis.
Ma allora è proprio vero che ci sono maschi che non hanno
mai pagato per fare sesso, per le femmine che lo fanno di professione
è proprio una magra consolazione.
Potevano dirlo prima che “non di solo pane si vive”
l’avremmo preteso tutti almeno un casco di protezione,
di avere i chiodi e non solo la croce.
E i giovani non hanno più valori, non hanno guida,
anche il farmacista ha bisogno del prete
e poco di quello che è vero si vede
e quello che si tocca è poca neve
e si scioglie al sole,
non c’è libertà senza regole
e chi lo controlla il controllore
se nessuno può più parlare,
non ci sarà nemmeno da cantare
non ci sarà da chiedere né da dare
non ci sarà tempo ma solo illusione
dello scorrere di momenti
cui non potremo dare un nome.

Maria Attanasio

Chiesi solo di sognare

Sfrecciavano come sfocati arbusti,
visti dal vetro di un bolide qualunque,
i biondi capelli e quelli neri e quelli bianchi.
E con essi le teste ovali, quadre e tonde.

Mi fermai soltanto per guardare
l’ultima vetrina del giocattolaio,
il naso nero di una locomotiva
e la malinconia di un Pierrot.

Poi, ripresi subito a correre.
A malapena scansai le stagioni,
a forza montai in groppa al futuro
e intanto mi domandai cosa facevo.

Cosa facevo lungo quella strada?
Avanti e indietro, indietro e avanti
per ritrovarmi infine esattamente
sul muschio al sasso della mia partenza.

L’unica foglia di un girasole finto
si mise maledettamente in mezzo,
in mezzo tra me e l’oceano d’Ulisse.
Cercavo fiori e trovai polimeri.

Ai bei palazzi della città orrenda,
ai tormentati marciapiedi tristi,
alle ventiquattrore in mano alle saette
io chiesi tregua d’un secondo almeno.

Agli ebbri trilli di scintillanti aggeggi,
agli alti tacchi di certi nuovi maschi,
alla bocca rifatta di chi prima era bella,
io chiesi solo di sognare.

Aurelio Zucchi