Gentile è la guerra

WAR IS KIND

Do not weep, maiden, for war is kind.

Because your lover threw wild hands toward the sky

And the affrighted steed ran on alone,

Do not weep.

War is kind.

Hoarse, booming drums of the regiment

Little souls who thirst for fight

These men were born to drill and die

The unexplained glory flies above them

Great in the battle-god, great, and his

kingdom –

A field were a thousand corpses lie.

Do not weep, babe, for war is kind.

Because your father tumbled in the yellow trenches,

Raged at his breast, gulped and died,

Do not weep.

War is kind.

Swift, blazing flag of the regiment

Eagle with crest of red and gold,

These men were born to drill and die

Point for them the virtue of slaughter

Make plain to them the excellence of killing

And a field where a thousand of corpses lie.

Mother whose heart hung humble as a button

On the bright splendid shroud of your son

Do not weep.

War is kind.

§

Non piangere ragazza, perché gentile è la guerra.
E se il tuo amato levò disperate le mani al cielo
e terrorizzata la cavalcatura proseguì da sola,
non piangere.
Gentile è la guerra

Cupi rimbombanti tamburi del reggimento,
piccole anime assetate di lotta,
questi uomini nacquero per esercitarsi e morire.
La gloria inspiegata vola sopra di loro,
grande è il Dio delle Battaglie, grande, e il suo
Regno
un campo su cui giacciono mille cadaveri.

Non piangere, piccola, perché gentile è la guerra.
E se tuo padre rotolò nelle gialle trincee,
devastato il petto, e singhiozzò e morì,
non piangere.
Gentile è la guerra

Rapida sventolante bandiera del reggimento,
aquila dalla cresta di rosso e di oro,
questi uomini nacquero per esercitarsi e morire.
Spiega loro la virtù del massacro,
fagli capire il merito dell’uccidere
e un campo su cui giacciono mille cadaveri.

Madre, il cui cuore penzolò umile come un bottone
sull’abbagliante splendido sudario di tuo figlio,
non piangere.
Gentile è la guerra.

STEPHEN CRANE

Devianti ragioni


Ragazzi…
votati alla morte
inviati da Stati
in malafede
e contorti,
in Terre maledette
e lontane,
e solo per un pezzo….
di pane
Figli del popolo…
destinati al macello,
da servi politici
del potere e del lucro,
in zone di guerre
insidiose e ribelli
per motivi di libertà
e di pace,
ma, con scopi ben
più abietti ed atroci
Cuori di mamme…
mandati al massacro
in Paesi distanti,
per costumi e valori,
e li frantumati ….
per le devianti ragioni

Ciro Germano

False immagini

Cartelloni stolti
invadono i miei occhi.

Falsi mausolei alla concupiscenza umana
s’innalzano su terreni inesistenti.

Avviluppano il nostro essere
in una ragnatela di messaggi
e false offerte di paradisi raggiungibili.

Nel gioco al massacro
di bocche ridenti
per stupidità annunciate
e già sentite.

Lorenzo Poggi

La frana

Senza misura è la pioggia:
svista del cielo?
Il monte si scioglie e torrente si fa
e senz’avviso, impetuoso
si lascia cadere, irrefrenabile,
su case, su cose, su inermi
che già ha condannato, e niente s’oppone.
Cresce cadendo, come valanga,
trascina, sradica, abbatte,
feroce boato nella notte di pace
dentro la vita irrompe e l’uccide,
coltre sui corpi strappati, straziati
che neanche l’orrore han gridato,
e il fango, nasconde.
Non s’avvede, la frana,
mentecatta,
e solo placa la corsa al massacro
quando giù si distende, inebetita, e tranquilla.
Ora a cadere sono soltanto
lacrime amare di chi l’ha scampata,
e accuse alle colpe…colpe di chi?

Armando Bettozzi

Published in: on novembre 16, 2010 at 07:21  Comments (2)  
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Fiume Sand Creek

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio d’un temporale

c’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek.

I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
e quella musica distante diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì

a volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio nell’altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l’albero della neve
fiorì di stelle rosse

ora i bambini dormono nell letto del Sand Creek

Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c’erano solo cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare

la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio d’un temporale

ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek

FABRIZIO DE ANDRE’