Mani

Cambio metodo, sai?
Impavida e spavalda
tra suoni d’aria
in correnti viaggiatrici
onoro la mia difesa
perdonandomi dalle colpe
inflitte solo da me stessa.
 
E’ sempre così.
 
Mi strazio ramificata
in estensioni di pensiero
che poi diventa vita mia
         in conchiglia
               in tana
forse in egoismo opportuno.
 
Mi tocco in forme
d’energia fluente
-ora-
cospirata da galleggianti
matasse roventi
da sbucciare
poi…
nella gestualità
    dello specchiarmi
mi si sgrana un corpo
di pelle rassicurata
da una nuova primavera.
 
Frenetico, rispettoso.
 
Caloroso nella freddezza
impiccato a metà
d’una negazione
da inventare…
per una nuova bugia illusoria
da raccontare.
 
Efficace?
No. Se la pelle lasciata
per strada non emana
quel po’ di vero
che sa fare piccola differenza
nella gestualità
d’accoglimento
del diverso

Glò

Il nodo

 
Pensieri
s’attorcigliano lenti
come matasse dal capo perso.
Volo lontano
 nel tempo ch’è andato
trovo  ricordi di vita passata.
Conto peccati
risento risate. Pianti e singhiozzi
turban la mente.
Cerco spaurito
il bandolo primo
freddo di ghiaccio tarpa la mente.
Son nodi di Gordio
questi legami,
serve una lama a poterli slegare.
E guardo in alto
in galassie lontane
dove si perde confusa la mente.
E scruto il fondo
d’abissi marini
dove affondarono tutti i sospiri.
Un dì all’orizzonte
svaporano nebbie
di falce dotata s’appressa sorella.

Piero Colonna Romano