Argomenti

Tirarmi fuori poesia ci vuol pazienza
un dito di cognac sul dente che fa male;
l’odore delle vecchie osterie che viene basso
nelle mattine un poco scurrili dei paesi.
Ci vuole un secchio con l’acqua marcia, e fiori
che aspettano al cancello dei morti;
le sottane, messe a lavare il primo del mese
e ancora appese, il quindici che c’è luna piena
e piove a ore.
Ci vuole un mancamento d’amore, il tuo ritorno
il fianco che si snuda nel muovere la terra
nel riordinare vecchi cassetti.
Del tremore, che fanno le tendine lasciate all’aria
rotte, negli angoli per troppo toccarle
certe sere, che mai venivi dentro la strada
e io smaniavo.

Massimo Botturi

Sul muro grafito

Sul muro grafito
che adombra i sedili rari
l’arco del cielo appare
finito.

Chi si ricorda più del fuoco ch’arse
impetuoso
nelle vene del mondo; in un riposo
freddo le forme, opache, sono sparse.

Rivedrò domani le banchine
e la muraglia, e l’usata strada.
Nel futuro che s’apre le mattine
sono ancorate come barche in rada.

EUGENIO MONTALE

Tra le mani il cielo

 
Frammenti di cristallo
a disegnare il tempo
nelle mattine gelide
nell’alito caldo di sogni
.
e la musica alla radio
gli occhi pungenti
le poesie che soffiano
parole all’orecchio
.
mani strette
a sfidare i giorni
mentre la vita corre
e mi viene contro
.
il cielo è addosso
come una pelle
trame di follia
nei passi delle nuvole

astrofelia franca donà

Dove la luce

Come allodola ondosa
nel vento lieto sui giovani prati,
le braccia ti sanno leggera, vieni.
Ci scorderemo di quaggiù,
e del mare e del cielo,
e del mio sangue rapido alla guerra,
di passi d’ombre memori
entro rossori di mattine nuove.

Dove non muove foglia più la luce,
sogni e crucci passati ad altre rive,
dov’è posata sera,
vieni ti porterò
alle colline d’oro.

L’ora costante, liberi d’età,
nel suo perduto nimbo
sarà nostro lenzuolo

GIUSEPPE UNGARETTI

Caro papà i limoni

 
Caro papà i limoni
non fanno più la schiuma
quando li metto nel tè
e ci metto lo zucchero
come facevi te tutte le mattine
per noi che ci alzavamo dopo
.
non so dove sei te com’è
qua han cambiato tutto
.
il grano non fa più la semente
perché bisogna andare a comperarla
mica puoi lasciar fare alla natura
bisogna pagarla c’è il commercio di tutto
ma questo già lo sapevi da quando
piangevi per i camion di arance
rovesciati in discarica il raccolto distrutto
“con tutta la gente che muore
di fame” dicevi “in psevan brisa
derla a laur invezi ed cazerla vì!”
.
caro papà la Marisina dove lavora c’era crisi
per fortuna una ditta del nord ha comprato tutto
così lei lavora ancora
caro papà la Marisina è stanca lavora doppio
e la pensione l’han spostata chissà a quando
io aspetto tutti i giorni se mi chiamano
a scuola non ho più l’incarico tutto l’anno
la mamma sta bene lo sai credo che la vedi
anche i gemelli tutto bene
e ci vogliamo tutti in fondo sempre bene
.
caro papà dove sei tu com’è? C’è il Paradiso?
un mondo migliore almeno là!
Buon Natale papà!

azzurrabianca

Skype

Mentre brilla radiosa
l’intoccabile forma
di un luminoso sorriso
che mi trapassa il vetro e il cuore
io mi accorgo ancora
di non sapere nulla di te
e dei colori del tuo lungo viaggio
Non so i giorni e gli anni
e le operose giornate
di mattine serene
o di sere disperate
Non so i monti saliti
e le copiose acque torrenti
in cui ti sei bagnata
Non conosco le ali del maestrale
o le rotaie obbligate
che fin qui ti hanno portato
E mentre parli di mondi d’altri
e di inconsuete avventure
non so nemmeno dei canti
o dei tuoi notturni sogni
e se ti piace al latte o al limone
il tè amaro di questa nostra vita
Chissà se spegni la luce
quando fai l’amore
o ti si vede in volto
schiudersi piano il sole
e dove giace nascosta
alabastro mistero
la storia magica delle tue mani
Questa tua rara immagine
che ogni giorno mi sfugge
la so fermare solo
in quel silente specchio
ma nel guardarla tremo
mentre mi ride il cuore
e neanch’io so il perchè

Fabio Sangiorgio

Hymne à l’amour

Le ciel bleu sur nous peut s’effondrer
Et la terre peut bien s’écrouler
Peu m’importe si tu m’aimes
Je me fous du monde entier
Tant qu’l’amour inond’ra mes matins
Tant que mon corps frémira sous tes mains
Peu m’importe les problèmes
Mon amour puisque tu m’aimes

J’irais jusqu’au bout du monde
Je me ferais teindre en blonde
Si tu me le demandais
J’irais décrocher la lune
J’irais voler la fortune
Si tu me le demandais
Je renierais ma patrie
Je renierais mes amis
Si tu me le demandais
On peut bien rire de moi
Je ferais n’importe quoi
Si tu me le demandais

Si un jour la vie t’arrache à moi
Si tu meurs que tu sois loin de moi
Peu m’importe si tu m’aimes
Car moi je mourrais aussi
Nous aurons pour nous l’éternité
Dans le bleu de toute l’immensité
Dans le ciel plus de problèmes
Mon amour crois-tu qu’on s’aime
Dieu réunit ceux qui s’aiment

§

INNO ALL’AMORE

Il cielo blu su noi può cadere,
E la terra può ben crollare,
Mi importa poco se mi ami,

Finché l’amore inonderà le mie mattine,
Finché il mio corpo rabbrividirà sotto le tue mani,
Mi importano poco i problemi,
Amore mio, poiché mi ami.

Andrei fino alla fine del mondo,
Mi farei tingere in bionda,
Se me lo chiedessi.
Andrei a sganciare la luna,
Andrei a rubare la fortuna,
Se me lo chiedessi.
Rinnegherei la mia patria,
Rinnegherei i miei amici,
Se me lo chiedessi.
Si può ridere bene di me,
Farei qualsiasi cosa,
Se me lo chiedessi.

Se un giorno a me la vita ti strappa,
Se muori, che sia lontano da me,
Mi importa poco, se mi ami,
Perché morirei anch’io.

Avremo per noi l’eternità,
Nel blu di tutta l’immensità,
Nel cielo, non più problemi,
Amor mio, credimi se ci si ama,

Dio riunisce quelli che si amano.

ÉDITH PIAF      (musica di Marguerite Monnot)

Primo amore

Primitive emozioni,
rossori di gote e palpiti di cuore,
tremor di voce,
farfallio di mente.

Nottate bianche,
parole perse su fogli colorati,
scialbe mattine
sciupate a meditar per il domani.

Pensieri dolci
tra gli olmi d’un viale,
pudici baci
e piccoli tormenti.

Prime sessualità
confinate in un toccar di mani,
represse tra tenerezze
e semplici carezze.

Salvatore Armando Santoro

I vecchi

I vecchi sulle panchine dei giardini
succhiano fili d’aria e un vento di ricordi
il segno del cappello sulle teste da pulcini
i vecchi mezzi ciechi i vecchi mezzi sordi
i vecchi che si addannano alle bocce
mattine lucide di festa che si può dormire
gli occhiali per vederci da vicino a misurar le gocce
per una malattia difficile da dire
i vecchi tosse secca che non dormono di notte
seduti in pizzo al letto a riposare la stanchezza
si mangiano i sospiri e un po’ di mele cotte
i vecchi senza un corpo i vecchi senza una carezza
i vecchi un po’ contadini
che nel cielo sperano e temono il cielo
voci bruciate dal fumo dai grappini di un’osteria
i vecchi vecchie canaglie
sempre pieni di sputi e consigli
i vecchi senza più figlie questi figli che non
chiamano mai
i vecchi che portano il mangiare per i gatti
e come i gatti frugano tra i rifiuti
le ossa piene di rumori e smorfie e versi un po’ da
matti
i vecchi che non sono mai cresciuti
i vecchi anima bianca di calce in controluce
occhi annacquati dalla pioggia della vita
i vecchi soli come i pali della luce
e dover vivere fino alla morte che fatica
i vecchi cuori di pezza
un vecchio cane e una pena al guinzaglio
confusi inciampano di tenerezza e brontolando se
ne vanno via
i vecchi invecchiano piano
con una piccola busta della spesa
quelli che tornano in chiesa lasciano fuori
bestemmie e fanno pace con Dio
i vecchi povere stelle
i vecchi povere patte sbottonate
guance da spose arrossate di mal di cuore e di
nostalgia
i vecchi sempre tra i piedi
chiusi in cucina se viene qualcuno
i vecchi che non li vuole nessuno i vecchi da
buttare via
ma i vecchi, i vecchi, se avessi un’auto da
caricarne tanti
mi piacerebbe un giorno portarli al mare
arrotolargli i pantaloni e prendermeli in braccio
tutti quanti
sedia sediola… oggi si vola… e attenti a non sudare

CLAUDIO BAGLIONI