Nonostante noi

 
Saturo
di crisi
di rivendicazioni
di accuse
di chiacchiere inutili
al mattino
volgo gli occhi
alla luce che sale
e le orecchie
al canto degli uccelli
offro la pelle
alla carezza del vento
ed il naso
al profumo delle campagne
e sono ben lieto
di vedere
che il mondo
continua a vivere
nonostante tutto
nonostante noi.

Gian Luca Sechi

Porta Pila

C’è un uomo seduto che fuma, un altro sposta cassette
Un fuoco fatto con cartoni scalda loro le mani, si guardano muti
Una donna col burka prepara un bancone di frutta e verdure
Una vecchia aggrinzita mormora una nenia di sapori lontani
Mentre la nebbia piano si evapora nel giorno che nasce

Passanti frettolosi si avviano al lavoro salendo sul tram
I primi clienti si muovono fra i banchi leggendo i cartelli
Anche oggi si deve mangiare e la spesa è sempre pesante
Alcuni ambulanti cominciano i canti decantanti la merce
Il mercato si anima si mescolano donne di colori diversi

Un ragazzo arriva cantando portando caffè e panini
Il mattino si apre nel sole diffondendo luce e tepore
La piazza nasconde ancora l’antico parlare
Ora si mescolano lingue e dialetti di ogni paese
il ragazzo che ero non trova gli antichi clamori
a quei tempi non si era mai soli si respirava la gioia.
Ora vecchio nascondo nel cuore il dolce ricordo
Non c’è nulla più inutile di chi non aspetta più nulla.

Marcello Plavier

In un treno di emigranti tra un coglione e un altro

 
La mia strada è blu,
e al mattino al mio risveglio
cantano i becchini
appoggiati ad un ramo di mogano
mentre la periferia si fa bella
con il fard che le offro distrattamente
e cerco la carta nello sciacquone
l’inspirazione nel minestrone,
mentre si azzuffano i camposanti
io porto la mia bara a guinzaglio
ed un cappellano nel taschino,
per non far arrossire gli alberi di frutta
cerco i tuoi occhi nella strada grigia
approfittando del silenzio dei semafori rossi.
.
Mia madre ha un amore di casa popolare,
ha cucito le tende con i capelli che ho perso
ha camminato a piedi nudi sul rapido salerno-genova
staccando i calli alla moquette
mia madre ha scritto anche poesie
distribuendo fagioli e battipanni.
.
La mia strada è blu di polvere
una ciminiera staccazzurro
che porta al cielo tra residui di amianto
la mia facile periferia
dove le vecchie fan lo struscio
con il marito dal dottore, un dinosauro
e l’ammaliatore di ricette
e cerco una parola nel bicchiere
l’ispirazione dal droghiere
mentre sbottono la patta dal mio naso
per il profumo di un sorriso
lasciato steso nella notte
in cui mi sono fatto un  poeta
e non di certo te.
 
Mio padre lavora con le mani
dipinge i saloni le rocce i palazzi gli spazi
fa la guerra con i profilattici
ed io rispondo con i sassi
a questa farsa da pezzenti
emancipati come i gatti, i gatti da appartamento
a far pipì dove ordina padrone o padre nostro
ma su quel treno di emigranti
in qualche modo c’ero anch’io.
Sì, ricordo, ad ogni sbalzo saltar da un coglione all’altro di mio padre.

Massimo Pastore

Buon giorno

Il silenzio del mattino
Infranto dal cinguettio di uccelli
Il merlo mio quotidiano visitatore
Canta, mi sollecita
Schiudo la finestra e respiro

La notte senza sonno
Ma con lei vicina
Odo ancora la sua voce
Il suo ridere
Il suo raccontare

Da giorni ormai mi accompagna
Ovunque io sia
Incredibile bellissima emozione
Mi perdo nel pensare
Il tempo non è tempo
Dove sei ti ho forse inventata?

Marcello Plavier

Published in: on maggio 1, 2012 at 07:11  Comments (2)  
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Lembo di nuvola

Percorri nel vento
le note della vita
il tempo che ti è dato
porta con te il ricordo
di un bacio eterno
il chiarore delle stelle.

Prendi tra le mani
il lembo di nuvola
riponilo nel baule dei ricordi.

Corri nei prati infiniti
bagnati di pioggia di lacrime
assapora l’aria tersa del mattino
che ti mostra un nuovo giorno.

Maristella Angeli

Published in: on aprile 30, 2012 at 07:19  Comments (20)  
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Crêuza de mä

Umbre de muri muri de mainé
dunde ne vegnì duve l’è ch’ané
da ‘n scitu duve a l’ûn-a a se mustra nûa
e a neutte a n’à puntou u cutellu ä gua
e a muntä l’àse gh’é restou Diu
u Diàu l’é in çë e u s’è gh’è faetu u nìu
ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria
e a funtan-a di cumbi ‘nta cä de pria
E ‘nt’a cä de pria chi ghe saià
int’à cä du Dria che u nu l’è mainà
gente de Lûgan facce da mandillä
qui che du luassu preferiscian l’ä
figge de famiggia udù de bun
che ti peu ammiàle senza u gundun

E a ‘ste panse veue cose ghe daià
cose da beive, cose da mangiä
frittûa de pigneu giancu de Purtufin
çervelle de bae ‘nt’u meximu vin
lasagne da fiddià ai quattru tucchi
paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi

E ‘nt’a barca du vin ghe naveghiemu ‘nsc’i scheuggi
emigranti du rìe cu’i cioi ‘nt’i euggi
finché u matin crescià da puéilu rechéugge
frè di ganeuffeni e dè figge
bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä
che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na  crêuza de mä

§

MULATTIERA DI MARE

Ombre di facce facce di marinai
da dove venite dov’è che andate
da un posto dove la luna si mostra nuda
e la notte ci ha puntato il coltello alla gola
e a montare l’asino c’è rimasto Dio
il Diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido
usciamo dal mare per asciugare le ossa dall’Andrea
alla fontana dei colombi nella casa di pietra.
E nella casa di pietra chi ci sarà
nella casa dell’Andrea che non è marinaio
gente di Lugano facce da tagliaborse
quelli che della spigola preferiscono l’ala
ragazze di famiglia, odore di buono
che puoi guardarle senza preservativo.
E a queste pance vuote cosa gli darà
cosa da bere, cosa da mangiare
frittura di pesciolini, bianco di Portofino
cervelle di agnello nello stesso vino
lasagne da tagliare ai quattro sughi
pasticcio in agrodolce di lepre di tegole.
E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli
emigranti della risata con i chiodi negli occhi
finché il mattino crescerà da poterlo raccogliere
fratello dei garofani e delle ragazze
padrone della corda marcia d’acqua e di sale
che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare.

FABRIZIO DE ANDRÉ

Filastroccando in fil_affondo

Invaso parole e date
con terra di poco conto,
e invece delle rose
pianto un’altra croce,
che a farci l’abitudine
straccetti d’ossa un secchio,
e lego al palo il costo
per un altro mucchio.
E c’è chi canta maggio
seduto in una stanza,
chi invece disfa l’orto
dopo averlo sistemato.
Io fisso sempre un punto
ma il cielo non lo trovo,
slacciata nel mattino
mi offro al fiato e al vetro,
poi gioco con la luce
di una lampada a risparmio,
pensieri srotolati
mi montano la testa:

– e scatta la prudenza –

ma annegano sul fondo
ubriachi di malconcio,
si sedimenta il pianto
in un bicchiere vuoto.

Beatrice Zanini

Meraviglia

Mi sono scritto 
con l’inchiostro sulla mano 
amore in tutte le lingue del mondo
per non scordarmi come si dice 
allo straniero

E poi mi sono appoggiato 
la mano sul petto

Sai …….. vicino al cuore 

e scoprire parole rovesciate
per quell’amore 
cosi distante

Per poi dimenticare
che non è sempre notte
e al mattino 
quando mi sveglio
con meraviglia scoprire

che …..
guardandomi allo specchio
posso vedere amore 
nel verso giusto

ed abbreviare la distanza
che mi tiene lontano

Pierluigi Ciolini

Il sogno

Non posso dimenticare
le favole:
esse regalavano sempre
la felicità finale.
Com’è triste la realtà
che la vita invece ci presenta!
I sogni del mattino
la sera si oscurano di ombre
e la scarna luce
delle strade del mondo
ci fa inciampare
su ciottoli sconnessi
che balbettano strani messaggi
a cui nessun cartomante
darà mai risposta credibile.
Anche la mia cenerentola
s’è invischiata in una ragnatela
appiccicosa.
Inutilmente il principe azzurro
si affannerà per liberarla
dal bozzolo in cui il ragno
l’ha imprigionata e confusa.
La nuova vita
le regalerà un destino diverso?

Salvatore Armando Santoro

Bellezza

 
Dolce astrazione che
inaspettata giungi
a carpirci i sensi;
talvolta nuda
ti mostri e ingenua
oppure scaltra
con artifici, gesti
o con parole
vario è il fattore
in cui ti manifesti.
Prendi i cuori e li accendi,
doni ad alcuni
tutto il tuo splendore
ad altri solo
una dolcezza amara.
Prodiga oppure avara
vieni e accarezzi
la nostra esistenza
lo spazio di un mattino
mentre già te ne vai.
Ma la tua vera essenza
la sveli al sorgere
di ogni creatura:
sta racchiusa
in quell’attimo
nel bocciolo che schiude
nel primo raggio,
nel tenero stupore
di ogni piccolo nato;
solo lì intatta e pura
lì,  sei principio e fine
tu, la chiave di volta del Creato
è per te che noi siamo.

Viviana Santandrea