La prigione

La terra è una prigione all’uomo per tutta la sua vita.
Così io dico questa verità al matto:
Sebbene corri attorno, il cielo
Ti circonda da ogni lato. Prova ad andare
Oltre, se puoi.

SH’MUEL HA-LEVI BEN YOSEF HAN-NAGID

Published in: on dicembre 30, 2011 at 07:07  Comments (2)  
Tags: , , , , ,

Ninna nanna

Ninna nanna pija sonno,
che se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che sucedeno ner monno.
Fra le spade e li fucili
de li popoli civili.

Ninna nanna, tu non senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che comanna,
che comanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza.

O a vantaggio de una fede,
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar sovrano macellaro;
che quer covo d’asassini
che c’insanguina la tera
sa benone che la guera
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
per li ladri de le borse.

Fa la ninna, cocco bello,
finché dura sto macello,
fa la ninna che domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima,
boni amici come prima;
sò cuggini e fra parenti
nun se fanno complimenti!

Torneranno più cordiali
li rapporti personali
e, riuniti infra de loro,
senza l’ombra de un rimorso,
ce farano un ber discorso
su la pace e sur lavoro
pè quer popolo cojone
risparmiato dal cannone.

TRILUSSA

Un santo

“Chi non ama le donne, il vino e il canto, è solo un matto non un santo!”

ARTHUR SCHOPENHAUER

Published in: on marzo 31, 2011 at 07:10  Comments (3)  
Tags: , , , , ,

Un matto indimenticabile

UN MÂT INDIMENTICÂBIL

L’andèva in gîr pr i prè
a tèsta bâsa
e cûl al’èlta,
cåntracuränt,
e quî ch’i pasèven,
in frazza cme del sajatt mo,
incunsapevolmänt,
sänza traguèrd,
i al deridèven sughignand:
– L’é mât! l’é mât! l’é un miserâbil!
cun tótta cla verdûra ch’l’an cåssta gnínta
al’iper
scuizères i vintrón
par cojjer trî streccapoggn! –
Mo
la zant, låur,
i sâg’, i récc,
in savèven brisa che ló,
såtta la camîsa,
l’aveva ancåura un côr,
un tesôr ch’al sbattèva furiosamànt
quand,
dåpp avair zarchè/guardè col dîda
int al prè,
ed pónt in bianc stra la móccia
al truvèva, l’ammmmirèva,
una viulatta un quederfòi,
o una furmighénna cun na brisla
in spâla,
o un grapadén d ûc’ dla madòna zilèst,
o rusè!
Par ló,
al sugnadåur,
quasssta l’éra LA VÉTTA!
Par låur,
i prâtic, i concrét,
ló l éra… UN MÂT!
E la vétta l’andèva avanti:
fén a quand?

§

Andava in giro per i prati
a testa bassa
e culo all’alto,
controcorrente,
e quelli che passavano,
in fretta come delle saette ma,
inconsapevolmente,
senza traguardo,
lo deridevano sogghignando:
– È matto! è matto! è un miserabile!
con tutta quella verdura che non costa niente
all’iper
schiacciarsi il ventre
per cogliere tre radicchi matti! –
Ma
la gente, loro,
i saggi, i ricchi,
non sapevano che lui,
sotto la camicia,
aveva ancora un cuore,
un tesoro che sbatteva furiosamente
quando,
dopo aver cercato/guardato con le dita
nel prato,
di punto in bianco fra il mucchio
trovava, ammmmirava,
una violetta un quadrifoglio,
o una formichina con una briciola
in spalla,
o un grappoletto d’occhi della madonna celesti,
o rosati!
Per lui,
il sognatore,
quesssta era LA VITA!
Per loro,
i pratici, i concreti,
lui era… UN MATTO!
E la vita andava avanti:
fino a quando?

Sandro Sermenghi

The Fool on the Hill

Day after day alone on the hill,
The man with the foolish grin
is keeping perfectly still,

But nobody wants to know him,
They can see that he’s just a fool,
And he never gives an answer,

But the fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning round.

Well on his way, head in a cloud,
The man of a thousand voices
talking percetly loud

But nobody ever hears him,
Or the sound he appears to make,
And he never seems to notice,

But the fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning round.

And nobody seems to like him
They can tell what he wants to do.
And he never shows his feelings,

But the fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning round.

Oh, oh, oh
Round ‘n round ‘n round
‘n round ‘n round

And he never listens to them
He knows that they’re the fools
They don’t like him

The fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning round.

Oh, round ‘n round ‘n round
‘n round ‘n round
Oh!

§

IL FOLLE SULLA COLLINA

Un giorno dopo l’altro, da solo su una collina,
un uomo con un sorriso folle rimane perfettamente tranquillo,
ma nessuno vuole conoscerlo.
Vedono che è soltanto un matto e che non risponde mai.
Ma il folle sulla collina vede il sole tramontare
e gli occhi nella sua mente vedono il mondo girare.
Ormai partito con la testa tra le nuvole,
l’uomo dalle mille voci parla forte,
ma nessuno sente nè lui, nè il suono che sembra emettere;
e lui sembra non accorgersene mai.
Ma il folle sulla collina vede il sole tramontare
e gli occhi nella sua mente vedono il mondo girare.
Sembra non piacere a nessuno.
Possono anche indovinare ciò che vuole,
però lui non mostra mai i suoi sentimenti.
Ma il folle sulla collina vede il sole tramontare
e gli occhi nella sua mente vedono il mondo girare.
Non li ascolta mai, sa che i matti sono loro.
Non piace alla gente.
Ma il folle sulla collina vede il sole tramontare
e gli occhi nella sua mente vedono il mondo girare.

PAUL MC CARTNEY  E  JOHN LENNON

Ti regalerò una rosa

Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore

Mi chiamo Antonio e sono matto
Sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino
Credevo di parlare col demonio
Cos’è mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio
Ti scrivo questa lettera perchè non so parlare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E mi stupisco se provo ancora un’emozione
Ma la colpa è della mano che non smette di tremare

Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi
E giorno e notte si assomigliano
Nella poca luce che trafigge i vetri opachi
Me la faccio ancora sotto perchè ho paura
Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura
Puzza di piscio e segatura
Questa è malattia mentale e non esiste cura

Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore

I matti sono punti di domanda senza frase
Migliaia di astronavi che non tornano alla base
Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole
I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole
Mi fabbrico la neve col polistirolo
La mia patologia è che son rimasto solo
Ora prendete un telescopio misurate le distanze
E guardate tra me e voi chi è più pericoloso?

Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto
Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro
Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi
Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi
Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare
Eri come un angelo legato ad un termosifone
Nonostante tutto io ti aspetto ancora
E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora

Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore

Mi chiamo Antonio e sto sul tetto
Cara Margherita sono vent’anni che ti aspetto
I matti siamo noi quando nessuno ci capisce
Quando pure il tuo migliore amico ti tradisce
Ti lascio questa lettera, adesso devo andare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E ti stupisci che io provi ancora un’emozione?
Sorprenditi di nuovo perchè Antonio sa volare.

SIMONE CRISTICCHI