La nuova stagione

Nell’aria un dolce tepore ha allontanato il freddo inverno
Un profumo nuovo si spande all’intorno
La vita sembra germogliare assieme alla natura
Mentre il canto gioioso degli uccelli ci saluta

Le donne cominciano a svestire gli abiti scuri
Nuovi colori vanno a coprire le loro membra
E tutt’intorno sembra essere una festa attesa da tempo
Mentre il grande fiume ha smesso i panni grigi e brumosi

La collina verdeggiante ma non più coltivata
Sembra irridere chi l’ha cementata
Stamattina aprendo la finestra ho capito
Quanto scempio abbiamo operato

La parola crisi echeggia per strada
Persone cercano di gettare nel sole i cupi pensieri
Non c’è allegria ma solo ricerca serena di nuove risorse
Mi sento invischiato da questo pensare
E non trovo soluzione efficace nel loro contrasto

Mi rifugio all’ombra di un pino
Gibran mi accompagna al di fuori da questo momento
Mi sento straniero in terra straniera povero fra i poveri
Il tempo passa rapidamente celando i pensieri fra i suoi veli
Non trovo risposte a questo linguaggio stonato

Marcello Plavier

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Piange il cielo

Piange il cielo lacrime amare
su terre riarse di pace
dove il sangue scorre a rivoli
tra bambini innocenti
che non conoscono fiabe .
Non c’è primavera
che possa portare ristoro
all’agonia di vedove affrante
sui sudari che avvolgono
membra fatte a brandelli
dall’ignominia dell’uomo
assetato di potere.
Non si ferma il tempo,
rigido nei rigori delle stagioni
di questo universo evanescente,
dove bolle luminose
che paiono stelle cadenti
s’infrangono rilasciando veleni
assassini d’una frugale allegria
che come neve si dissolve
sotto un sole impietoso.
Piange il cielo su l’anima nera
di questo mondo dal cuore di pietra.

Patrizia Mezzogori

Contatto

Accarezzo con mano leggera, quasi a sfiorare,
il tuo corpo disteso al mio fianco,
con occhi chiusi lasci scorrere il tempo, vorrei fermarlo,
troppi sono gli anni che le mie mani ti sfiorano.
Il tempo a me segnato si accorcia inesorabilmente.
Mi restano i ricordi di notti meravigliose trascorse
a sognare un futuro migliore, viaggi lontani,
tramonti in riva al mare, scalate e rifugi tra i nostri monti.
Ora ricordo il passato,
quel passato diviso in due nel bene e nel male,
sempre solo noi.
Non voglio staccare questa mia mano dal tuo corpo assonnato,
non voglio spegnere questo incanto,
creato da un contatto innocente come una carezza.
Inconsapevole tu dormi, un respiro profondo scuote le tue membra
Quasi fosse una risposta ai miei pensieri.
Un grazie dato attraverso il contatto di due corpi inseparabili da sempre.

Gianna Faraon

Estate

La pelle è ambrata
dal sole d’estate,
aspersa di sale
dell’azzurro del mare

Distesa nei flutti
del basso arenile,
con le onde sinuose
che infrangon…
le membra

La spuma l’inebria,
le dona piacere,

e…

gli occhi socchiusi
dai raggi del sole…

accentuano i sensi
nel dolce torpore

Ciro Germano

Published in: on maggio 9, 2012 at 06:51  Comments (4)  
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Quando ti porto balocchi variopinti

Quando ti porto balocchi variopinti
bambino mio, comprendo perchè
ci son tanti colori
nelle nubi e nell’acqua,
e perchè i fiori
sono colorati tanto vagamente-
quando ti porto balocchi variopinti.

Quando canto per farti danzare,
bambino mio, comprendo perchè
nelle foglie c’è musica, e le onde
mandano il coro delle loro voci
fino al cuore della terra che ascolta-
quando canto per farti danzare.

Quando verso dolci nelle tue mani,
bambino mio, comprendo perchè
c’è il miele nei calici dei fiori,
perchè i frutti si riempiono in segreto
di tanti gradevoli succhi-
quando verso dolci nelle tue mani.

Quando ti bacio per farti sorridere,
amore mio, comprendo il perchè
della gioia che si spande dal cielo
nella luce del primo mattino,
della carezza del vento dell’estate
che mi scorta per tutte le membra-
quando ti bacio per farti sorridere.

CAMILLO SBARBARO

La tigre

EL TIGRE

Soy el tigre.
Te acecho entre las hojas
anchas como lingotes
de mineral mojado.

El río blanco crece
bajo la niebla. Llegas.

Desnuda te sumerges.
Espero.

Entonces en un salto
de fuego, sangre, dientes,
de un zarpazo derribo
tu pecho, tus caderas.

Bebo tu sangre, rompo
tus miembros uno a uno.

Y me quedo velando
por años en la selva
tus huesos, tu ceniza,
inmóvil, lejos
del odio y de la cólera,
desarmado en tu muerte,
cruzado por las lianas,
inmóvil, lejos
del odio y de la cólera,
desarmado en tu muerte,
cruzado por las lianas,
inmóvil en la lluvia,
centinela implacable
de mi amor asesino.

§

Sono la tigre.
Ti spio tra le foglie
ampie come lingotti
di minerale bagnato.

Il fiume bianco cresce
sotto la nebbia. Giungi.

T’immergi nuda.
Attendo.

Allora in un salto
di fuoco, sangue, denti,
con un colpo d’artiglio abbatto
il tuo petto, i tuoi fianchi.

Bevo il tuo sangue, spezzo
le tue membra una a una.

E resto vegliando
per anni nella selva
le tue ossa, la cenere,
immobile, lontano
dall’odio e dalla collera,
disarmato nella tua morte,
attraversato dalle liane,
immobile nella pioggia,
sentinella implacabile
del mio amore assassino.

PABLO NERUDA

Ho perso

Ho perso metà dell’amore
l’ho persa per strada o chissà dove
L’amore che non fa sconti
quello che ti dà i brividi
e ti incatena alla luna
o come un rompighiaccio
si pianta in mezzo al petto
Ho perso quella metà che ride
e che ha voglia di piangere
La metà gelosa che uccide
quella che ti consuma il fiato
le notti e le scarpe
e che pulsa veemente e turgida
nelle tue membra vive
Ho perso metà dell’amore
quella metà che da sola basta
e a nulla vale cercarla
o chiamarla giovinezza
o darle un nome di donna
che abiti i tuoi sogni
e possa dolcemente ingannarti
per il tempo che resta

Fabio Sangiorgio

Published in: on novembre 13, 2011 at 07:45  Comments (6)  
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Incontrarsi

E’ tornata mattina. La luce inonda la stanza,
approda sul letto, che sfatto. ancora racconta.
Quanti sogni si sono avvicendati in una sola
notte. Quanto amore non consumato ma esaltato
nella notte senza sonno. Senza lei.

Un gallo mi canta e un merlo già chiede il suo
cibo quotidiano, ma io ancora non scendo dal letto.
Distendo le membra e sorrido pensando,
è finita la notte del sognare ed il giorno mi attende
con nuovi impulsi, con gioie da provare,
tutto sarà incredibile e vero.

Dalla finestra aperta l’aria si affaccia, rinfrescandomi
il viso. Dalla mano aperta scendono nel prato
delle briciole e il merlo ringrazia cantando.
La radio trasmette suoni e voci, i rami degli alberi
si muovono e le foglie iniziano a cadere e il tempo
passa, accompagnandomi lentamente nel sentiero
che conduce al trepido incontro.

Poi la notte ritornerà insonne, con i suoi sogni misteriosi,
consumando, con gioia, pensieri reconditi per poi
avvolgere in un turbinio di emozioni, sempre nuove,
la mia anima, ubriacandomi di speranze e di tenerezze

Marcello Plavier

Mano callosa

Dammi
la tua mano
callosa
e rude
ch’io la possa
sentire
ancora una volta
prima
che il freddo
abbraccio della morte
la decomponga
e la distrugga.

Hai lavorato la terra
fin da bambino
ed essa
regala, oggi,
un dolce riposo
alle tue membra stanche
cullandoti
tra le sue braccia.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on maggio 15, 2011 at 07:24  Comments (2)  
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Solo se

Solo se quel dolore
d’onda anomala
che t’ afferra e stritola
annienta e strazia
toglie respiro e sensi
scarta segreti
ribalta visceri e
squassa membra
solo se lo vivi tutto
e centellini
fitte e sbraghi
succhi lacrime
e mangi tormento tutto
e poi mentre affoghi
ti tiri su
dai cappelli
all’ultimo e a fatica
solo così comprendi
l’urlo di madre
per il figlio straziato
i gemiti di bimba svelata
i tremiti di vecchio
senza tempo
i segni sulle tempie
le frustate d’amore
la rabbia turgida
di chi è senza tetto
di chi ha perso le mani e il cuore
di chi frantuma il tempo
con i buchi
o lo riempie di sogni fasulli
di un popolo senza terra o
senza onore
di uomini che vagano
sull’acqua e nell’acqua
si perdono
di chi chiede giustizia
e riceve morte
solo così
senti il dolore
di tutti
quello vero
a cui non fai sconti
da cui non scappi
seppur vorresti.

Solo così

Tinti Baldini