Impotenza

Vorrei tuonare dal microfono in piazza
parole scandite da rabbia profonda.
Scagliare formelle strappate alla storia
sotto i portici della memoria.
Poi, come un osso spolpato,
mi stenderò fachiro sul letto di pena
cercando una fuga nel filo spinato.

Lorenzo Poggi

Published in: on giugno 30, 2012 at 07:16  Comments (4)  
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Proprio io

 
Possiamo scambiarci
per tutta la vita
anime
con le nostre anime.
.
Ma che importa se stiamo camminando
.
Che importa
se andiamo da poco tempo
o da molto, insieme
.
Se stiamo così
come lamenti dimenticati
.
Se stiamo
uniti a qualcosa
.
Se qualcuno
non può più comprenderci
.
E così anch’io
ho un’ora del giorno
.
Un’ ora minore
che vorrei accendere
e che vorrei accendermi
.
Un’ora
che volerei
per l’inutile voliera del letto
.
Proprio io
che adesso
conosco la nascita a memoria
.
Io stesso che in fondo
non ho fatto altro
della mia vita
.
Perchè sono qui?
Eppure
sono qui
.
Io sono un passaggio
.
La clessidra
da una mano all’altra
.
Io sono un diario
delle mie piccole
umili cose

Antonio Blunda

Published in: on giugno 25, 2012 at 07:34  Comments (3)  
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Vascello nella tempesta

Ho fatto di tutto per non affondare
imbarcando acqua di mare in tempesta,
spinto verso le aperte tombe di scogliere
grigie come sinistri manieri.
Pezzi di me ora galleggiano tra scogli
eretti come lapidi senza nomi e date.
Raccontano frammenti di storia e vita,
nel costante borbottio ripetono a cantilena
le stesse parole fino a quando improvvisa
un onda nuova quel frammento porterà
a largo e svanirà corroso.
Vascello sicuro e fiero di vele spiegate,
in ogni mare sospinto dai mutevoli venti
del destino ho navigato seguendo le stelle.
Ho solcato il mare dell’indifferenza umana
raccogliendo anime naufraghe lasciate
alla mercè dei vortici che la vita crea
In oceani del male ho fatto scalo in isole
di pace per prendere poi nuove rotte.
Nel mare del dolore che ogni nave solca
Ho chiuso i boccaporti del cuore perché
le immense onde sopra di me passassero
ricucite le vele strappate la rotta ho ripreso.
Solo al mare dell’amore mi sono arreso,
ho lasciato che questo vascello alla deriva
andasse, che i suoi venti le consumate vele
dell’anima tormentata stracciassero.
In quel mare dove gli altri mari si mischiano
e tutt’uno diventano, ho subito i flagellanti
flutti del male, del bene, dell’indifferenza
e della passione che più del sole acceca,
rendendo schiavi senza memoria e orgoglio
chi del dio amore agli acuminati scogli
nel naufragio mortale del cuore si consegna.

Claudio Pompi

Addio al mare

 
Cespugli di ginestre contro il sole,
scesi tornanti ad arrivare al mare.
.
M’inebriò profumo di salmastro,
penetrò dentro quel color turchese
ed un respiro placido mi prese,
mentre lassù cantavano gabbiani.
.
Nella memoria restan come un sogno
questi ricordi che mi porto dentro.
Suoni e color ritornan come un’eco.
.
In  tempo ormai passato della strada
così bagnai di lacrime quel mare,
mentre una vela lenta scompariva.

Piero Colonna Romano

Da Nuccio al Bar delle Vigne

 
Non riesco a guardarvi negli occhi
???????????????????????????????
Sono stato da Nuccio al bar delle vigne
nell’ora in cui le puttane scappano via come tanti topolini affamati
ed arrivano prima a grammi e poi a quintali gli studenti ubriachi.
Non riesco a guardarvi negli occhi
???????????????????????????????
e poi è sabato sera
e ci vestiamo (noi) come delle puttane,
i discorsi scivolano lenti come pappagalli domestici
(ne ho visto un paio- di pappagalli – dalle parti di Marassi sono fuggiti e sanno cantare)
certo, è interessante citare a memoria gonfiarsi la pancia annuire alle ragazze
ma questa città non ha bisogno di questo terremoto di teste che voi chiamate arte.
Avevamo il mare. Ti ricordi? Ti ricordi il sale?
Lo raccoglievo dalle tue ciglia
ogni volta che dicevo – ti amo –
lo raccoglievo con un bacio
e non te lo restituivo,
facevo un nido nella mia bocca e deglutivo
                                                               deglutivo
                                                                         deglutivo…
E comunque Nuccio ha la sciatica ed un principio di razzismo inespresso
ogni volta che mi chiede – come va? –
gli rispondo che non devo bere così tanto
altrimenti potrei non sentire la tua voce
quando fischia come gli uccelli
ed annegare
al cambio clienti.

Massimo Pastore

Piove

 
Piove su vecchi pensieri,
cielo reso plumbeo dalla falsità
di momenti rubati alla gioia,
nell’intimità dell’anima
defraudata con laido inganno.
.
L’acqua salvifica scende
sulle guance infiammate
dal freddo vento dell’indifferenza,
su sentimenti usati e stracciati
come carta da macero.
.
Piove, piove ancora
sul corpo ormai inerte,
su desideri d’amore annullati,
sogni spezzati e derisi
dalla stanchezza del tempo,
 
mentre la memoria vaga
nel mormorio delle ombrose fronde
alla ricerca d’una linea di confine
che allontani per sempre
ricordi ricolmi di melma.

Patrizia Mezzogori

Come ho potuto essere così cieco?

HOW COULD I BE SO BLIND?

Cold sands of time
(Winds that blow as cold as ice,
Sounds that come in the night)
Shall hide what is left of me?
(Come from Paradise.)
I’ve been through times when no one cared.
(Words that were mine,)
I’ve seen clouds in empty skies
When one kind word meant more to me.
(Shall last as a memory.)
Than all the love in Paradise.
I believed in my dreams.
Nothing could change my mind.
Till I found what they mean
Nothing can save me now.
“And all my days are trances,
And all my nightly dreams
Are where thy dark eye glances,
And where thy footstep gleams
In what ethereal dances
By what eternal streams”.

§

Fredde sabbie del tempo
(Venti che soffiano tanto freddi quanto il ghiaccio,
suoni che provengono dalla notte)
devono nascondere ciò che è rimasto di me?
(vengono dal Paradiso).
Ho varcato le porte del tempo quando nessuno osava.
(Parole che erano mie)
Ho visto nuvole a ciel sereno,
quando una sola parola significava molto di più per me
(devono durare come la memoria.)
di tutto l’amore nel Paradiso.
Ho creduto ai miei sogni.
Nulla poteva mutare la mia opinione,
finchè ho scoperto che cosa significano.
Nulla può salvarmi adesso.
“E tutti i miei giorni sono estasi,
e tutti i miei sogni notturni
sono dove i tuoi occhi scuri brillano
e dove il rumore dei tuoi passi luccica
in quali eteree danze,
con quali eterne correnti”.

EDGAR ALLAN POE

La morte ti sorprende

La morte ti sorprende sempre,
quando ti sfiora posandosi su chi
fino a un momento prima parlavi
e senza ragione via con se porta.
È voce il suo silenzio che muti lascia
con domande nel dolore sospese.
Ti chiedi se i domani che per chi muore
non verranno saranno attimi di eternità
o il nulla, quello che ognuno teme.
Ti chiedi se è ancora lì, vicino a te,
se di te mancanza senta e soffra,
se di te non ha più memoria e viaggia
verso altre mete a te sconosciute.
Tante domande in dolorosi istanti
che al tempo cedono il passo perché
questa è la vita che a te si concede
e lasciarti non vuole e non può.
Ti accorgi che è più triste di un nemico
la morte che di un amico a te caro.
Al primo la morte negò il tuo perdono,
all’amico hai già dato te stesso.
Alla morte in quei momenti chiedi…
Chi sei? Lei ti risponde soltanto…
Aspetta il mio tempo e saprai!
Aspettando quel tempo alla vita ritorni
e di più ami il suo eterno miracolo
al quale ancora appartieni.

Claudio Pompi

Ottobrata

Mai roco mio caro amico, or io marco

Su questa foglia

Palmatolobata

Che anche quest’anno è ricominciata!

E in aria d’aula

Parliamo di poesia

E vien la sera.

E prima di prendere carta lo giuro

Che prenderò Penna e Baffo e Gatto

Oppur Leopardi a mantelli Morelli.

Insegna ad Urbino Umberto Piersanti

Fa endecasillabi a Grazia fra i canti

CIELO/UOMO/TERRA___e Guerra! Guerra? To’-prendi-nino e spara

Marroni di autunno ottobrino… ricciuti marroni, il pane di allora…chepace, nevvero?

IO SON CON MORELLI___la poesia pura…? Ma è il quotidiano!

È udire zirlare frammezzo alle fronde!/ Qualcuno diceva dubbioso chiedeva:

Ma di Barbarossa/ era proprio rossa la barba sommossa? / cheddè chemmi frega!

Non far lo stratega! / teniamoci al quia/ versiam dell’ottobre/ i frati colori/ E andiàmcene fuori!!!

Non è il peripato/ però passeggiamo / faremo anche noi/ la nostra STORIA/

DI CARTA E D’INCHIOSTRO/ PER BUONA MEMORIA/ del nostro Stefano/

Alato MAESTRO/ di estetica!

Sandro Sermenghi

(L’ultima poesia che mi ha mandato, ma ne cercherò altre dappertutto)

Il piccolo maestro

Fruscio di un pennino
su un quaderno con il bordo rosso
ed una copertina nera,
inchiostro preparato in casa,
memoria passata di autarchia,
scritte sui muri:
“Quaderno e moschetto”
e altre amene allegorie
che non ricordo bene.
Un gran faccione con elmetto in testa
nero dipinto in fondo alla parete
del nostro duce assoluto: Mussolini.
Miasmi intensi d’un refettorio
al piano terra,
odore di latte e di farina di piselli,
che m’hanno disgustato
e che non ho mai più mangiato.
Quaranta e più bambini
a disegnare le aste su un quaderno.
L’austerità di un giovane maestro
con la bacchetta in mano
e gli occhialini tondi sopra il naso.
Ciccio mi fece ridere una volta
e quattro bacchettate a mani tese
raccogliemmo ambedue per punizione.
Poi mi ricordo che tornato al banco
scuotendo le mani pel dolore
Ciccio mi riguardò: si rise ancora.
E nuove frustate ancor più intense
ci levarono il sorriso dalle labbra
facendoci capire che una nuova sfida
non sarebbe più stata conveniente.
Ogni tanto, oggi, ci penso
quando assisto a certe proteste studentesche
che sfilan contestando i professori
e amaramente mi ritorna in mente
quella bacchetta e le mie mani tese.

Salvatore Armando Santoro