Ho raccolto chiavi…

Ho raccolto chiavi lungo le strade della vita,
percorrendo vicoli e perlustrando angoli
con nel cuore la disperata e dolorosa ansia
che nasce nel cercare di cogliere
il senso segreto, nell’immobile bellezza,
dell’atmosfera creata da un bacio appassionato.

Ho raccolto chiavi lungo il cammino
dall’aspetto malinconico nell’apparenza,
mentre la luna diafana e trasparente
impotente udiva parole intrise di menzogne
che come pulviscolo ricoprivano
le orme lasciate dal mio passaggio.

Ho raccolto chiavi nel mio peregrinare
nell’illusione, di trovare ancora
in un futuro intatto e armonioso,
gocce sanguigne sul virginale candore
di una pagina in attesa di parole
nate dal cuore di chi non ha paura della verità.

Patrizia Mezzogori

Gelosia

Mansueta, libidinosa
si destreggia tra le follìe
di propria umiliazione.
Possente nel suo gracile
boato esplosivo
asessuato di “Verità”.
Si sradica da ogni dubbio
fiutandone odore di lacerazione
in fiducia non permessa.
Serpeggia come una lama non affilata,
assorda sensualità d’eterna millenaria
esistenza insieme.
Un fiore, una farfalla, una foglia
essicate per la poca cura
tiranneggiante
al solo scopo d’ammazzare
al solo scopo di perdersi
nelle menzogne filmate
di propria immaginazione ferita.

Glò

Tutti gli eserciti sono uguali

ALL ARMIES ARE THE SAME

All armies are the same
Publicity is fame
Artillery makes the same old noise
Valor is an attribute of boys
Old soldiers all have tired eyes
All soldiers hear the same old lies
Dead bodies always have drawn flies

§

Tutti gli eserciti sono uguali
È quel che sembra e non quel che vali
L’artiglieria fa il solito rumore
Attributo dei giovani è il valore
Stanchi sono gli occhi dei vecchi soldati
Gli rifilano le solite menzogne
Le mosche han sempre amato le carogne.

ERNEST HEMINGWAY

Dai sospiri

OUT OF THE SIGHS

Out of the sighs a little comes,
But not of grief, for I have knocked down that
Before the agony; the spirit grows,
Forgets, and cries;
A little comes, is tasted and found good;
All could not disappoint;
There must, be praised, some certainty,
If not of loving well, then not,
And that is true after perpetual defeat.

After such fighting as the weakest know,
There’s more than dying;
Lose the great pains or stuff the wound,
He’ll ache too long
Through no regret of leaving woman waiting
For her soldier stained with spilt words
That spill such acrid blood.

Were that enough, enough to ease the pain,
Feeling regret when this is wasted
That made me happy in the sun,
How much was happy while it lasted,
Were vagueness enough and the sweet lies plenty,
The hollow words could bear all suffering
And cure me of ills.

Were that enough, bone, blood, and sinew,
The twisted brain, the fair-formed loin,
Groping for matter under the dog’s plate,
Man should be cured of distemper.
For all there is to give I offer:
Crumbs, barn, and halter.

§

Dai sospiri nasce qualcosa,
Ma non dolore, questo l’ho annientato
Prima dell’agonia; lo spirito cresce,
Scorda, e piange;
Nasce un nonnulla che, gustato, è buono;
Non tutto poteva deludere;
C’è, grazie a Dio, qualche certezza:
Che non è amore se non si ama bene,
E questo è vero dopo perpetua sconfitta.

Dopo siffatta lotta, come il più debole sa,
C’è di più che il morire;
Lascia i grandi dolori o tampona la piaga,
Ancora a lungo egli dovrà soffrire,
E non per il rimpianto di lasciare una donna in attesa
Del suo soldato sporco di parole
Che spargono un sangue così acre.

Se ciò bastasse, se ciò bastasse a dar sollievo al male,
Il provare rimpianto quando quello è perduto
Che mi rendeva felice nel sole,
Quanto felice il tempo che durava,
Se ambiguità bastassero e abbondanza di dolci menzogne,
Potrebbero le vacue parole sostenere tutta la sofferenza
E guarirmi dai mali.

Se ciò bastasse, osso, tendine, sangue,
Il cervello attorcigliato, i lombi ben fatti,
Cercando a tastoni la materia sotto la ciotola del cane,
L’uomo potrebbe guarire dal cimurro.
Ché tutto quello che va dato, io l’offro:
Briciole, stalla, e cavezza.

DYLAN MARLAIS THOMAS

Io non voglio tacere

Io non voglio tacere, quando non sono d’accordo.
Sorridere se non sono contenta.
Se ascolto menzogne io non voglio tacere,
finchè avrò voce voglio dire quello che penso.
Voglio indignarmi e congratularmi a proposito.

Io non voglio tacere, quando sono nel coro
mimando parole costruite da altri.
Voglio alzare la voce se mi calpestano
e non voglio tacere se si tratta di me.

Non voglio coprire col silenzio l’orrore
Non voglio lasciare indifferente la gioia,
non spendere il fiato per una morte ingiusta

Non voglio zittire nemmeno a sera,
quando al mio vicino manca la parola.

Anche se mi può costare, io non voglio tacere.

Anna Maria Guerrieri

Published in: on febbraio 27, 2011 at 07:41  Comments (5)  
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Temperamento

Nel nome che porto è scritto
o nel mio codice a barre
ma chiaro oramai mi è
che la spada son lesta ad estrarre.

Giuste o inutili tenzoni
intraprendo nonostante gli anni
se ancora sul cammino ritrovo
soprusi, menzogne o inganni.

Ogni volta lancia in resta
e piglio ferino
carico abbassando la testa
del vento le pale al mulino.

A nulla è servita la storia
di donchisciottesca memoria,
a nulla è valso del rogo il ricordo
che della pulzella fece la gloria.

Anna Maria Guerrieri

Angoscia

ANGOISSE

Je ne viens pas ce soir vaincre ton corps, ô bête
En qui vont les péchés d’un peuple, ni creuser
Dans tes cheveux impurs une triste tempête
Sous l’incurable ennui que verse mon baiser :

Je demande à ton lit le lourd sommeil sans songes
Planant sous les rideaux inconnus du remords,
Et que tu peux goûter après tes noirs mensonges,
Toi qui sur le néant en sais plus que les morts.

Car le Vice, rongeant ma native noblesse
M’a comme toi marqué de sa stérilité,
Mais tandis que ton sein de pierre est habité

Par un coeur que la dent d’aucun crime ne blesse,
Je fuis, pâle, défait, hanté par mon linceul,
Ayant peur de mourir lorsque je couche seul.

§

Non vengo questa sera per il tuo corpo, o bestia
Che i peccati d’un popolo accogli, né smuoverò
Nei tuoi capelli impuri una triste tempesta
Sotto il tedio incurabile che versa il mio bacio:

Chiedo al tuo letto il sonno pesante, senza sogni,
Librato sotto il velo segreto dei rimorsi,
E che tu puoi gustare dopo le tue menzogne
Nere, tu che del nulla conosci più che i morti.

Poiché il Vizio, rodendomi l’antica nobiltà,
M’ha come te segnato di sua sterilità;
Ma mentre nel tuo seno di pietra abita un cuore

Che crimine o rimorso mai potrà divorare,
Io pallido, disfatto, fuggo col mio sudario,
Sgomento di morire se dormo solitario.

STÉPHANE MALLARMÉ