Malgrado tutto

Ho un cuore forte
se perfino resiste ai rovesci d’inchiostro
allo stormire altrove
ai graffi sulla luna d’inverno.

Ti girano le spalle quando temi
la neve
e l’ansia è una coperta ancora viva.

Finiranno le cose le parole i giorni
tutto ciò che si amava
il senso e il dissenso
i capannelli al centro delle piazze
i dialoghi aperti, anche le porte
e i merletti sui vetri

rimarranno però scritte nel santo
luogo del divenire
le faville degli occhi sciolte in pianto
a far da lume a canti* e discendenti*.

Cristina Bove

* Nda: angoli bui ed eredi

Cuore blu

In te, una semplice maglietta
ma col profumo del desiderio
una sintonia di sguardi d’oltremare
d’indaco rivestiti.
In te parole mai esistite
inventate solo per me
come corde di violino
tasti di un pianoforte
parole da far vibrare i sensi
fino a tingere di blu il cuore
come cielo trapuntato di stelle.
In te quell’attimo di follia
di lecita trasgressione
che trasforma case in castelli
coperte in tessuti di broccato.
In te filigrane di coralli e perle
guglie di merletti
elevate al cielo
come braccia alzate dopo una rosa rossa.
In te nuvole di spuma
prati viola profumati di lavanda.
In te fughe repentine
dove la realtà cede il posto al sogno.
Il mio.

Sandra Greggio

San Pietro in Volta

Striscia di terra sul mare protesa
qual lunga rete intrecciata
da mani callose di pescatori.

Pennellati di giallo quei muri
d’ azzurro e di verde.
Ed occhi ridenti, da porte aperte
sul mare affacciate.

E odore di salso e di cibo.

Esperte mani, attraverso finestre,
affrancan dal guscio e vongole e cozze.

E vola il pensiero a quei bianchi scogli
là dove gabbiani si stanno saziando.

Così io mi cibo di tale bel sogno
dell’aria che allarga
e cuore e polmoni.

Tra scogli incastona
conchiglie mia isola,
lambita da onde
di bianchi merletti.

Al tombolo ricamati
da rughe di donne
davanti al focolare
durante lunghi inverni di vita.

Sandra Greggio

Facciata natalizia napoletana

Ai poveri balconi delle case felici

zeppe di strilli, inferme, in alto alle cornici,

ove il cielo dei fili si perde nell’albore

murario delle cupole e nel freddo del cuore,

– e Napoli nell’agro falsetto trova il piglio

grinzoso, la sua matria ridicola di figlio-

di scena è la facciata ove il Natale mostra

i melloni, le sorbe, l’uva dei merletti

di carta, i fichi d’India. (E’ la nomenclatura

del far tutto con cura.) Qui sbiadiva la nostra

fanciullezza pensosa: la stanza, i vecchi letti,

il Vesuvio dipinto sul mare di Bengala.

Era l’aria festiva, era l’aria di tutti,

la porta sulla scala aperta ai pastori

che piangevano i lutti, il bambino che viene

in braccio alle novene.

Era un vederci fuori

di noi, “al vento, al gelo”, per restar dentro, al fiato

di quel primo passato ove albeggiava il cielo.

Ho dipinto un ricordo, il ricordo ha la mano

paffuta di geloni per quel mangiare poco

in mostra sui balconi, ma dipingo per gioco.

ALFONSO GATTO

Toccare

Lungata
alle colonne del buio, mani avanti
per sospettare il pozzo dell’acqua
e unire il viso, al tiepido conforto
di chi ti vuole bene.
Di chi ora mette il segno sui sogni,
altro da fare,
altri merletti e pizzi
cotoni delicati.

Toccare.
Come si fa col grano
e il diritto dell’amore.

Con quell’inchiostro dolce
che viene dal mio ieri,
le pagine tue aperte
lasciate controvento.
Come un messaggio uscito dalla bottiglia,
il fiore,
venuto alla fessura
di due piastrelle mute.

Massimo Botturi

Escamotage

D’ogni storia
strappare,
se ancora duole,
solo l’ultimo foglio
amniotico figlio.

Dei rimanenti,
amori vissuti,
incanti di padre,
successi appaganti
formanti sconfitte
forgianti poesie,
restano gemme
da spolverare,
cantare la notte
riposare alla luce.

Al primo raggio
falle ruotare,
in frammenti
di specchi, vedrai
la tua immagine, vedrai
la tua vita.

Corolle fresche
di nuove storie,
dipingono già
antichi cristalli,
merletti miniati
e tutte,
tutte hanno
senso e attingono
linfa
dal tuo avvenuto.

Stupefatto ed incerto,
sarai già entrato
in memoria futura,
nella pelle dell’uomo
che da adesso sarai,
quello di sempre,
solo poco più solo
di storie appassite,
solo poco più saggio
d’amori a venire..

Kinita

Published in: on febbraio 17, 2010 at 07:38  Comments (9)  
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