La bianca signora

La neve è arrivata silenziosa
stanotte e, artista senza tempo,
ha dipinto tetti alberi siepi strade
di bianchi cristalli che brilleranno
ai raggi del primo sole. Ora scende
bianca dal cielo grigio chiaro
che incupisce verso l’orizzonte.
Danza con i suoi fiocchi,
bianche farfalle della mia infanzia,
col vento che volentieri l’accompagna
a passo di valzer su davanzali e terrazze
a spruzzare di bianco il verde dei fiori,
che l’attendono timorosi, a capo chino.
Il suo vestito ampio e arioso
dalle infinite tonalità di bianco
copre la spiaggia e si scioglie
tra le onde fredde e biancastre del mare
che la chiama rauco con voce d’amore.
Volano rapidi e taciti tra i fiocchi vaganti
bianchi gabbiani e merli neri.
Il silenzio è attraversato da qualche
grido felice di bimbo. Un cane abbaia festoso.
E la neve, bianca ed elegante signora,
continua a spargere con la sua bianca mano
bianche farfalle volanti sulla città
raccolta in se stessa e quasi in pace.

Nino Silenzi

Aprile


Giungi
nell’irreale aura
addolcente
e pavone
mostri la ruota
piume verdi-azzurre.
Cavalcano
nubi nere
in cieli pervinca
tra squarci taglienti
di sole.
Lieve
rumore di pioggia
carezzevole
sul tremulo ciliegio
d’organza
sui merli di raso
danzanti
sull’umile pratolina
dalle labbra rosate.

Graziella Cappelli

Published in: on aprile 18, 2011 at 07:31  Comments (9)  
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Se non fosse


Se non fosse
per la danza canterina
di due merli in amore
che m’invitano ad uscire
dalla mia timida corazza
tarderei stamattina
ad unirmi al passo giocoso
ed invitante della tardiva primavera.
La vita stamani mi respira addosso
e si posa lieve in dolce pioggia
d’ignare lacrime che solcano gote
come se fossero canali asciutti.
Mi lascio andare
io posso volare
posso alzarmi e camminare
fra arbusti d’incertezze
e dipingere con pastelli d’amore
il mio oggi e spero anche il domani.
Non porrò limiti al mio volo
non farò più domande
oggi vivo anche per chi non può farlo
per chi è stato rapito prematuro
dallo scenario meraviglioso della vita
perché la vita ha in sé il fascino
dell’impossibile e della bellezza pura
se solo ne gustassimo il calice pienamente
se solo riuscissimo a capirne l’importanza
se solo l’amassimo come fosse l’ultimo giorno
se solo la rispettassimo con giustizia
non la negheremmo al nostro fratello
nato figliastro con la pelle scura
e con il marchio fame impresso
negli occhi sporgenti e scheletriti.

Roberta Bagnoli

La città dei merli caduti

Là, sul quadrante
la fionda tira l’ora,
martello a ferro caldo
la frenesia padrona
che mi fa ruote adese gli scambi
luci poche.
La testa dell’ ariete vaneggia al buio nord:
di là la Francia verde bottiglia
qui l’annuso
di fabbriche moderne, tirate a lustro, file
di alberi con scritte liquore;
antenne tonde
antenne come baffi di gatto
aghi sottili, a ricamare strade di tram
letti frugali, fatti d’imballi vecchi
di un lanificio chiuso.

È la città dei merli caduti.
Poche mani, non più capaci a chiedere la carità
o carezze
un segno dell’umana pazienza
un pasto caldo, va bene anche un bicchiere di vino
a qualche d’uno.
È la città che tace il rumore della terra
la copula di biella e d’ogiva,
è scafo molle
nel mare della storia dei ghiacci
e qui viviamo.

Massimo Botturi

Published in: on dicembre 13, 2009 at 07:33  Comments (2)  
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