Buon giorno

Il silenzio del mattino
Infranto dal cinguettio di uccelli
Il merlo mio quotidiano visitatore
Canta, mi sollecita
Schiudo la finestra e respiro

La notte senza sonno
Ma con lei vicina
Odo ancora la sua voce
Il suo ridere
Il suo raccontare

Da giorni ormai mi accompagna
Ovunque io sia
Incredibile bellissima emozione
Mi perdo nel pensare
Il tempo non è tempo
Dove sei ti ho forse inventata?

Marcello Plavier

Published in: on maggio 1, 2012 at 07:11  Comments (2)  
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Il merlo

C’è un merlo nel mio giardino, volteggia nell’aria
Vira a destra, poi a sinistra, si abbassa poi all’improvviso
Vola via, scompare e ricompare.
Lo seguo con lo sguardo, va a posarsi sui rami spogli
del tiglio malato.
Non teme il freddo, scava con il suo becco aguzzo
Cerca i vermiciattoli nascosti nella nuda terra,
tra la corteccia sparsa sulle aiuole.
Si appoggia sul davanzale raccoglie
quelle briciole che ho posto per lui,
mi guarda e con un batter d’ali vola via.
Non sono sola, c’è un merlo che mi tiene compagnia.

Gianna Faraon

Di ballerina

 
sono i passi oggi
su palquet rosso di sera
e mosse morbide
di guanti di lino
come il cuore che
batte valzer
all’imbrunire
e le punte
sollevate
a smangiucchiare
bucce di mandarino
o forse croco.
Il capo chino a lato
sparge ricci
di lana vergine
sul prato
d’erba rasata
e profuma di
muschi e chicchi
sgranocchiati
dal merlo
al mattino…

Tinti Baldini

Piccolo Eden

Scendono a frotte guardinghi sul prato,
restano a turno di guardia sul ramo
per pericolo felino spesso in agguato,
pronti a gridar di paura il richiamo.
Nel rigido freddo di cruda stagione,
piccolo Eden per loro ho creato.
fratricida lotta d’esser non ha ragione,
sparso ho di cibo il manto gelato.
Pari è il merlo dal nero piumaggio
al pettirosso che viene da lontano,
alla capinera che trova il coraggio,
al passero che del prato è guardiano.
Qui dove la fame non è che un ricordo,
vivono e non lottano fratelli di piume.
Solo il mio gatto è pericolo vero e reale,
per natura sornione è paziente cacciatore
s’apposta ed aspetta per farsi baleno
e ghermir la preda per gioco mortale.
Nulla io posso se non guardare e sperare
che nel gioco di vita che a morte s’alterna,
sia il più fragile a potersi con ali salvare.
Passata la morte è muto il verde manto,
tace la vita in attesa di nuovo canto,
torna a poltrire il mio gatto ormai stanco.

Claudio Pompi

Storia

Occhi che indugiano negli occhi
Mani che sfiorano mani.
Così iniziò il nostro cammino.
Così iniziò la nostra storia

Ora pensando, siedo alla finestra.
La neve ha coperto gli alberi
Ed il merlo mi cerca cantando,
Un velo mi copre la vista.

E’ giorno, ma la notte è calata in me.
Quanto buio e quanto freddo.
Sono inquieto, assetato di cose lontane,
Quante notti e quanti giorni ho sprecato

Ho la mente vuota immobile,
nessun suono traspare,
i rami pesanti di neve mi osservano,
mi sento nudo, spogliato del mio amore

tu, mi stai aspettando,
ma io immobile, quasi marmoreo,
attendo che il sonno mi afferri,
e con esso raggiungere la mia illusione.

Marcello Plavier

Published in: on novembre 14, 2011 at 07:08  Comments (4)  
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La Vergine a mezzogiorno

LA VIERGE À MIDI

Il est midi. Je vois l’église ouverte. Il faut entrer.
Mère de Jésus-Christ, je ne viens pas prier.
Je n’ai rien à offrir et rien à demander.
Je viens seulement, Mère, pour vous regarder.
Vous regarder, pleurer de bonheur, savoir cela
Que je suis votre fils et que vous êtes là
Rien que pour un moment pendant que tout s’arrête.
Midi !
Être avec vous, Marie, en ce lieu où vous êtes.
Ne rien dire, regarder votre visage,
Laisser le cœur chanter dans son propre langage.
Ne rien dire, mais seulement chanter parce qu’on a le cœur trop plein,
Comme le merle qui suit son idée en ces espèces de couplets soudains.
Parce que vous êtes belle, parce que vous êtes immaculée,
La femme dans la Grâce enfin restituée,
La créature dans son honneur premier et dans son épanouissement final,
Telle qu’elle est sortie de Dieu au matin de sa splendeur originale.
Intacte ineffablement parce que vous êtes la Mère de Jésus-Christ,
Qui est la vérité entre vos bras, et la seule espérance et le seul fruit.
Parce que vous êtes la femme, l’Eden de l’ancienne tendresse oubliée,
Dont le regard trouve le cœur tout à coup et fait jaillir les larmes accumulées.                                                                                                                       Parce que vous m’avez sauvé, parce que vous avez sauvé la France,
Parce qu’elle aussi, comme moi, pour vous fut cette chose à laquelle on pense,
Parce qu’à l’heure où tout craquait, c’est alors que vous êtes intervenue,
Parce que vous avez sauvé la France une fois de plus,
Parce qu’il est midi, parce que nous sommes en ce jour d’aujourd’hui,
Parce que vous êtes là pour toujours,
Simplement parce que vous êtes Marie,
Simplement parce que vous existez,
Mère de Jésus-Christ, soyez remerciée !

§

E’ mezzogiorno. Vedo la chiesa aperta. Bisogna entrare.
Madre di Gesù Cristo, non vengo a pregare.
Non ho niente da offrire e niente da domandare.
Io vengo soltanto, madre, per guardarvi.
Guardarvi, piangere di felicità, dire questo,
che io sono vostro figlio e che voi siete là.
Solo per un momento mentre tutto si ferma.
Mezzogiorno! Essere con voi, Maria, in questo luogo dove voi siete.
Non dire nulla, guardare il vostro viso,
lasciar cantare il cuore nella sua propria lingua.
Non dire nulla, ma soltanto cantare perché si ha il cuore troppo pieno
come il merlo che segue la sua idea in queste specie di distici improvvisi.
Perché voi siete bella, perché voi siete Immacolata,
la donna nella grazia infine restituita,
la creatura nella sua gioia e nella sua fioritura finale
tale come è nata da Dio nel mattino, dal suo splendore originale.
Intatta ineffabilmente perché voi siete la madre di Gesù Cristo,
che è la verità nelle vostre braccia, e la sola speranza e il solo frutto,
perché voi siete la donna, l’Eden dell’antica tenerezza dimenticata,
il cui sguardo scova il cuore all’improvviso e fa sgorgare le lacrime accumulate,
perché voi mi avete salvato, perché voi avete salvato la Francia,
perché anche lei, come me, per voi fu quella cosa a cui si pensa,
perché nell’ora in cui tutto cedeva, è allora che voi siete intervenuta,
perché voi avete salvato la Francia una volta di più,
perché è Mezzogiorno, perché siamo in questo giorno d’oggi,
perché voi siete là per sempre, semplicemente perché voi siete Maria, semplicemente perché voi esistete, madre di Gesù Cristo, siate ringraziata.

PAUL CLAUDEL

Incontrarsi

E’ tornata mattina. La luce inonda la stanza,
approda sul letto, che sfatto. ancora racconta.
Quanti sogni si sono avvicendati in una sola
notte. Quanto amore non consumato ma esaltato
nella notte senza sonno. Senza lei.

Un gallo mi canta e un merlo già chiede il suo
cibo quotidiano, ma io ancora non scendo dal letto.
Distendo le membra e sorrido pensando,
è finita la notte del sognare ed il giorno mi attende
con nuovi impulsi, con gioie da provare,
tutto sarà incredibile e vero.

Dalla finestra aperta l’aria si affaccia, rinfrescandomi
il viso. Dalla mano aperta scendono nel prato
delle briciole e il merlo ringrazia cantando.
La radio trasmette suoni e voci, i rami degli alberi
si muovono e le foglie iniziano a cadere e il tempo
passa, accompagnandomi lentamente nel sentiero
che conduce al trepido incontro.

Poi la notte ritornerà insonne, con i suoi sogni misteriosi,
consumando, con gioia, pensieri reconditi per poi
avvolgere in un turbinio di emozioni, sempre nuove,
la mia anima, ubriacandomi di speranze e di tenerezze

Marcello Plavier

Prestami la mano, non respirare

Immobile, chino lo sguardo
Non penso, ma tremo al contatto,
ancora, l’anima turbata consuma
il piacere provato

Oh mio fragile amore,
mia miseria d’amarti,
bocca vermiglia che ridi
sulle mie labbra,
quanto è vano volerti?

Il cielo così azzurro,
gli alberi che ingialliscono,
un merlo mi canta nel risveglio
e tu non sei qua,

piango, senza difesa mi accartoccio
e il mio amaro spirito,
come airone vola verso il mare,
dove tu mi desti speranze
liberando il tuo essere tormentato.

Immobile, silenzioso
guardo il sole che nasce,
e cercando la pace, grido ti amo

Marcello Plavier

Il sole

chiude gli occhi un momento
e il cielo piove,
la galaverna rompe i messiticci,
lo stelo nudo piange,
una farfalla
vestita da regina
trova il merlo vorace
e perde il sogno
del suo primo fiore,
sulla strada fiorita
chiude il verso
il gemito di un topo agonizzante
infitto sulla soglia della tana
dallo spiedo innocente di bambini
con gli occhi grandi
e il cuore già assassino.

Giuseppe Stracuzzi

Cercare mandorli

Scivolo
al suon d’un organetto
sulle linee
incurvate dei colli
accarezzo cipressi
incappucciati di ricordi.
Fili d’erba
ad intrecciare
un tappeto nuovo e
il merlo di seta
saltellante.
Corre
uno spirito libero
sul pronunciarsi di gemme
dolcemente
sciogliersi
in acquerello.

Graziella Cappelli

Published in: on marzo 3, 2011 at 07:13  Comments (10)  
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