La vita

il fatto smarrito
nel nulla; ed è questo l’ uomo:
bambino piangente, una culla,
l’ òbito inizia….

Chi ha fortuna gode , pena
chi langue ed in mestizia soffre
(a volte) odiando, perché senza scampo
oppresso è dal più forte:

mastro di cattiverie ed egoismi
atàviche ingiustizie, del creato
a séguito progènie tramandato.

E solo un giusto – buononesto
timorato d’Iddio – retto, probo:
benedetto; se quel giusto esiste,
nel morir può godere della vita –
non solo quella eterna – anche mortale:
scoppio d’ azzurro e strepito di mare.

Ma questo prima d’autodistruzione,
ingorda per qualcuno che s’accresce
in rapporto d’egoismo inquinante,
umana creazione delinquente
e, peggiore realtà, che sempre mente.

Paolo Santangelo

Nebula

Pensieri ad anello
percorsi, ricorsi,
eterni fuggenti
istanti immortali.

Cercare sequenze,
assetti valenti
tra questi frammenti
è opera ria.

– Non fossi sì solo
nel freddo del cosmo,
tra un Pico di Pico
e un Tera alla Tera,
potrei valutare
il valore del pianto,
dell’equo d’errori,
d’assoluti insoluti.

– Così il Nulla svanisce
non appena lo penso,
e il Tutto non è
finché non è nominato
e già sillabato
è monco d’inizio.

In un eterno finito
non essere tutto,
in un infinito spezzato
non essere niente.

– Che mestizia, che vuoto.
Che non finimondo.
Forse è meglio colmare
questo non Tutto.
Forse è meglio freddare
tutto questo non Nulla.

Catafatismo incombente.

– Sia fatta la luce!

E il Caos finì?

Flavio Zago

L’ispirazione

Detta così l’ispirazione:
la mia libera fantasia s’appiglia
sempre a quei luoghi dov’è umiliazione,
dov’è sporcizia e tenebra e indigenza.
Laggiù, laggiù, con più umiltà, più in basso, –
di là si scorge meglio un altro mondo…
Hai mai visto i bambini a Parigi
o sul ponte i poveri d’inverno?
Dischiudi gli occhi, schiudili al più presto
sul fittissimo orrore della vita,
prima che un grande nubifragio spazzi
tutto quello che c’è nella tua patria, –
lascia maturare il giusto sdegno,
prepara al lavoro le braccia…
E se non puoi, fa sì che in te si accumuli
e divampi il fastidio e la mestizia…
Ma di questo vivere mendace
cancella l’untuoso rossetto
e, come talpa timida, nasconditi
sotto terra alla luce ed impietrisci,
tutta la vita odiando con ferocia
e tenendo in dispregio questo

ALEKSANDR ALEKSANDROVIČ BLOK

Malinconia senza veli

L’affanno
gradito alla mestizia
sulla mia pelle
inizia un canto

Compagna
per comporre
con sorpresa
tu che dai un senso
alla mia veglia

Se ti presenti
come sposa
non ti lascio

è ancora vacua
di bellezza
ti ritraggo
con dell’alloro
e un bucaneve
in mano

ma sfuggi langui
o poi mi sfiori

come un cesello
sopra il cuore

Pierluigi Ciolini

Published in: on luglio 6, 2010 at 07:16  Comments (2)  
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Pittore


Se tu saprai dipingere
la mestizia d’una giovane morte,
raffigurare la malinconia
d’un atteso abbandono,
colorare l’amarezza
di una storia finita,
sfumare la disperazione
della madre avvilita,
evocare l’inerte stupore
del povero imbecille,
tradurre l’orrore
della vana uccisione,
riattizzare il riverbero
d’una spenta passione,
ritoccare, alleviandola,
l’angoscia emarginata,
resuscitar l’incanto
dell’infanzia rubata:
allora sarai il mio pittore
e poserò per te.

Michela Tarquini