Venti di me

 
 
Venti di me!!
Venti pargoli e di spade,
alzatevi sul miraggio,
portatemi fino alla pelle
del respiro.
.
Ho solo un cestino
di questi petali assenti,
solo un miglio
che sa cantarne il volo
e ne conosce le virgole.
.
Mi spettino volentieri
se il sole è forte,
chissà se la carezza
mi verrà a mondare
e mi chiamerà grano !!
.
Venti di me, venti di vespro
e giunchi chini
e felci maestrali
sulla terra nera.
Portatemi alla mano
i brividi scartati
dalla noia.
Ne farò profili
che solo i ciechi
guardano.

Stefano Lovecchio

Lasciatemi

 
O forse il glicine
di novembre scruta ?
.
Ci si porta, assenti,
sul ciglio della zolla
e gridiamo alle stoppie
che saranno.
E il grano…
Il grano ?!
.
Non mi farò urtare
dal cielo cupo
che pure morde il pane
nero e nero !
Non mi farò vestire
per andare oltre
questo miglio appena
che mi bacia il passo.
.
O forse, il glicine,
corteggia la calce spenta ?!
.
Lasciatemi la pelle, nuda !
Lasciatemi al pane duro
al tepore dell’urlo d’amore,
alle fiamme del poco
per inventare azzurri.

Stefano Lovecchio

Published in: on gennaio 28, 2012 at 06:59  Comments (5)  
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Quello che so

Quello che so
è il ciarlare delle asce
sui fianchi degli olmi miti.

Quello che so
è una preghiera
che abbia almeno un grazie
tra i rami nudi.

E’ un miglio lasciato alla sera
quando il fiato manca;
è un canestro di sole
versato a stille sulla notte.

Quello che so
sei tu poesia di stracci,
tu che profumi i petali,
esondi i rami morti
di primavera.

Stefano Lovecchio

Published in: on novembre 12, 2011 at 06:55  Comments (6)  
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Antico inverno

Desiderio delle tue mani chiare
nella penombra della fiamma:
sapevano di rovere e di rose;
di morte. Antico inverno.

Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano subito di neve;
cosí le parole:
un po’ di sole, una raggera d’angelo,
e poi la nebbia; e gli alberi,
e noi fatti d’aria al mattino.

SALVATORE QUASIMODO

Polaroid

Il sole se ne frega di porti e di dogane;
ti stava sulla faccia come un amante ingordo.
E ti faceva gli occhi di miglio
quasi chiusi
nascosti nella voglia di vivere che avevi.

Così fu il caso, confesso
gocce in aria
per sempre innamorate del tempo;
tu le tocchi
ed è come baciassi qualcuno che non c’è.

Massimo Botturi

Published in: on luglio 17, 2010 at 07:37  Comments (4)  
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