Onironauta

Un mordersi continuo
come a sfamarsi degli umori
fermare il flusso  d’un tempo caldo
che ancora avverte d’esser vivi
a toccarsi le gambe pare strano
testimoniare tutti i giorni
sedute o deambulanti
e le braccia una loro geografia
di vene e squame

sognare alligatori sotto il letto
i figli sparsi da salvare
urlavo
nessuno mi ascoltava
ridevano di quelle care bestioline                   e
non aver paura, sciocca, vedi che sono innocui?
Non era vero
li mangiarono tutti                     grandi e piccoli
qui ci vorrebbe un gesucristo armato – pensavo –
che se aspetto miracoli…

ho poi guardato                   ho visto tra le fauci
d’una stanza affamata di me
scricchiolarmi di ossa
espropriarmi di sangue e d’ogni fluido
in questo sogno che rimane fisso
e so
d’essere sveglia.

Cristina Bove

A te che stai nascendo…

 
…in questo mondo di favole smarrite
quale ninna nanna ti potrà salvare
dal rumore di un odio che stride
con l’amore che ti sarà tepida culla?
In questo  mondo senza poesia   
dove non necessita la fiaba
per raccontare di famelici lupi
che divorano i deboli indifesi.
La cattiveria ora a te ignota
elude l’amore per il fratello                                 
Crescendo sarai disorientato
da un azzurro tingersi di sangue
e non saranno le fate a sopperire
al tuo giusto sdegno per l’orrore.
Io ti vorrei salvare dall’insorgere
di brama a rivendicar giustizia.
Riempi presto l’anima e la mente
di solo due parole
che sono dei miracoli la genesi:
perdono e amore.
Non ti chiedere perché: ama!
Non chiederti se è giusto: perdona!
Altra via da percorrere non c’è
affinché il tuo respiro sia di pace
che non si conquista con la spada
ma solo rivestendosi dei panni
di chi odiar vorresti e capirai che
è l’amore che nel mondo manca
e perdonando te ne arricchirai.

Elide Colombo

Ndr: questa poesia ha ottenuto il 3° posto assoluto in classifica, per le poesie inedite, nel concorso letterario “L’integrazione culturale per un mondo migliore” indetto dalla CEAC- Centro Ecuadoriano di Cultura in Milano-

L’enemì

<<Carmenella Benvenuto,
‘a sapite ‘a pezzecata,
‘a nepote d’à malata
ca se cura “l’enemì”…

ca pe’ bbia de svenimente
fa na cura rinfurzata
ca se chiamma… ce l’ha data
nu duttore…”Vitamì”!

Fa miracule sta cura:
so sserenghe introvinose
ca nun songo dolorose…
mo’ m’ ‘e faccio fa pur’j’ !

Tengo sempe nu delore,
cumme fosse pesantezza…
na patàna e na stanchezza
c’accumencia “dall’occì”…

Dunque… E mò chi se ricorda
che dicevo… Uh, santa Rita,
me so proprio rimbambita!
‘A vedite, “l’enemì”>>?

EDUARDO DE FILIPPO

Il mio paradiso

Non è il destino
a scegliere per noi,
ognuno prende le sue decisioni
è il fatto che non coincidano
a separarci,
perciò non aspettiamo
miracoli
e ricompense
siamo qui per trovare
e perdere
trovare e perdere
fino alla fine;
così, come chi
lungo la strada
ci troverà
sappia di doverci lasciar andare,
anche noi siamo
consci del fatto
che niente ci è affidato
per sempre
ma lo dovremo rendere
un giorno,
è la nostra prova.
E’ tua la scelta di andare
è mia la condanna a restare
in attesa di trovarti
nel sogno dei miei vent’anni
che immagino sia
il paradiso.

Gian Luca Sechi

Published in: on marzo 24, 2011 at 06:50  Comments (3)  
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Povera vittima

Alla corte dei miracoli
genuflessi in permanenza
già son pronti a mascherare
le sue nuove marachelle
ben sapendo che alla denuncia
d’un complotto ben servito
qualche cristo abboccherà.

Ci sono i cani da guardoni
come Augusto Minzolino
che nasconde tutto quanto;
c’è chi fabbrica veleni
c’è chi dice sono uguali
c’è chi dice non è vero
chi si assolve anche da solo.

Lui si assolve nel suo teatro
di fronte a tanti spettatori
sempre pronti sempre attenti
alle soap televisive.
Poi ci sono le sue reti
tante feste, tante veline
tutte brave signorine.

Gli italiani creduloni
sempre pronti per un capo
burattini inconsapevoli
che si formano opinioni
col giornale dello sport
e tg confezionati,
e non sanno d’esser usati.

Siamo tutti furbacchioni
non capiamo un accidente
siamo fichi, siamo dritti
ci fidiamo ciecamente
di chi blatera idiozie
fa i suoi comodi bavosi
e ci tiene anche agli applausi.

Lorenzo Poggi

Nei giardini che nessuno sa

Senti quella pelle ruvida.
Un gran freddo dentro l’anima,
fa fatica anche una lacrima a scendere giù.
Troppe attese dietro l’angolo,
gioie che non ti appartengono.
Questo tempo inconciliabile gioca contro te.
Ecco come si finisce poi,
inchiodati a una finestra noi,
spettatori malinconici,
di felicità impossibili…
Tanti viaggi rimandati e già,
valigie vuote da un’eternità…
Quel dolore che non sai cos’è,
solo lui non ti abbandonerà mai, oh mai!
E’ un rifugio quel malessere,
troppa fretta in quel tuo crescere.
Non si fanno più miracoli,
adesso non più.
Non dar retta a quelle bambole.
Non toccare quelle pillole.
Quella suora ha un bel carattere,
ci sa fare con le anime.
Ti darei gli occhi miei,
per vedere ciò che non vedi.
L’energia, l’allegria,
per strapparti ancora sorrisi.
Dirti si, sempre si,
e riuscire a farti volare,
dove vuoi, dove sai,
senza più quei pesi sul cuore.
Nasconderti le nuvole,
quell’inverno che ti fa male.
Curarti le ferite e poi,
qualche dente in più per mangiare.
E poi vederti ridere,
e poi vederti correre ancora.
Dimentica, c’è chi dimentica
Distrattamente un fiore una domenica
E poi… silenzi. E poi silenzi.
Nei giardini che nessuno sa
Si respira l’inutilità.
C’è rispetto grande pulizia,
è quasi follia.
Non sai come è bello stringerti,
ritrovarsi qui a difenderti,
e vestirti e pettinarti si.
E sussurrarti non arrenderti
nei giardini che nessuno sa,
quanta vita si trascina qua,
solo acciacchi, piccole anemie.
Siamo niente senza fantasie.
Sorreggili, aiutali,
ti prego non lasciarli cadere.
Esili, fragili,
non negargli un po’ del tuo amore.
Stelle che ora tacciono,
ma daranno un segno a quel cielo.
Gli uomini non brillano
Se non sono stelle anche loro.
Mani che ora tremano,
perché il vento soffia più forte…
non lasciarli adesso no.
Che non li sorprenda la morte.
Siamo noi gli inabili,
che pure avendo a volte non diamo.
Dimentica, c’è chi dimentica,
distrattamente un fiore una domenica
e poi silenzi. E poi silenzi…

RENATO ZERO (musica di Danilo Riccardi)


Il dio nudo


È nudo il mio dio canta nei fiumi
e si gode il mattino,
non medita vendette contro nessuno
non si aspetta il tuo baciamano.
Non ama le liturgie
non merita finti applausi
e colossali bugie, non s’arma
d’eserciti in velluto e di rappresentanza,
non ha preteso ferro e fuoco
nel suo nome vilipeso dalle spade.
È nudo il mio dio
non  si nasconde dietro precetti
dogmi  sacramenti  miracoli in prima serata.
Il mio dio è nudo
non ha particolari talenti, molti sentimenti
e si muove nel vento
così ogni uomo può sentirlo.
Il mio dio è  nudo
non ha alibi per i mali del mondo
ci crede uguali agli uccelli e ai sassi
è nudo il mio dio
non ha eternità che non sia
questo eterno presente
è caldo è freddo è luce è buio,
è quello che voglio nel  momento in cui scelgo
tra il bene ed il male quello che mi rende migliore.
È nudo il mio dio
non conosce oro che non sia grano
è dal legno storto dell’ulivo
che si è fatto uomo e dolore
gioia e penitenza
energia e pazienza
paura e sgomento
non promette niente di buono
nemmeno il perdono
che è ricerca continua
e perdita amara.

Maria Attanasio

Mille e una notte

C’era una volta …

No no lo ammetto
avevo rotto gli occhiali
e giocavo a moscacieca

Si io che sbriciolavo il cuore
per disegnare sull’asfalto
il sorriso alla malinconia

Io che non vedevo la fine
e allungavo le mani
in cerca dello specchio magico
di quei pochi e inutili nascondigli
– non ero più solo –

Camminavo in compagnia
di un Pierrot e una Zingara

Lui muta faccina provata
da una lacrima di vento
sembrava in una fiaba beffarda
in cui ti muovi a fatica
alla ricerca perenne de
“alla fine vissero
tutti felici e contenti

Lei in cerca della corte dei miracoli
con un lampo vermiglio fra i capelli
e una luce negli occhi
scuotendo la testa
sussurrava due volte
a l’eco delle mie emozioni

è solo un incantesimo
è solo un incantesimo

a lume di candela
su di una strada che non scegli
ma vuoi arrivare in fondo
mi volle fare le carte

forse tarocchi

ma con due sole carte
tra il Giudizio e l’Appeso
avevo la scusa per fermarmi
al mercato delle pulci

inseguito da una farfalla
che non a caso sbatteva le ali
in cerca di primavera

tra saltimbanchi e Mangiafuoco
barattai il mio pastrano
per uno zecchino d’oro
– e così pagai pegno per le mie bugie –

certo era un pastrano vecchio
aveva le tasche un po’ bucate

ma dalle luci della notte

era di lana
spinosa e grezza
comprata qua e là
in anni difficili da filare
ma pur sempre buoni
per scaldare la solitudine

mentre lo toglievo
le comparse si fermarono
ed io recitando con gli occhi
al culmine di una scena
già vista nel mio teatrino

inciampavo ancora
nelle stringhe
sciolte del cuore

e ridevano di me

io che burattino senza più fili
avrei solo voluto stare in equilibrio
nell’immenso di un’altra notte
cercando la Fata Turchina

o piuttosto che niente

a seminare margherite
sull’ultima stella a destra
insieme alla Donna cannone

Pierluigi Ciolini

Stagionali

Non parlerò d’amore
né di manti stellati
né di luccichio del mare
né di tramonti infuocati
né di aurore rosate.

Parlerò di fame, sudore e fatica.

Parlerò delle schiene spezzate
dall’alba al tramonto
per un pezzo di pane.

Parlerò della schiavitù ritrovata.

Adesso non c’è più bisogno
di pagare uomini
per razziare i villaggi.
Non c’è più bisogno
di spendere soldi
per le navi negriere.

I nuovi schiavi
ora vengono da soli
e si pagano il viaggio.

Miracoli del libero mercato!

L’antico contratto è superato.
Non più vitto e alloggio
in cambio di permanente schiavitù,
ma salario di fame
solo nei giorni più fortunati
e in ruderi di case e fabbriche
ospitati.

Lorenzo Poggi

Soldier blue

I’ll tell you a story and it’s a true one and I’ll tell it like you understand
and I ain’t gonna talk like some history maid.

I look out and I see a land.
Young and lovely. Hard and strong
for fifty thousand years we’ve danced her praises.
Prayed our thanks and we’ve just begun. Yes, yes.

Yes this is my country.
Young and growing.
Free and flowing. See to see.
Yes, this is my country.
Ripe and bearing miracles
in ever pond and tree.
Her spirit walks the high country.
She’s giving free wild samples.
And setting an example how to give.

Yes this is my country
retching and turning.
She is like a baby learning how to live
I can stand upon a hill at dawn
look all around me.
Feel her surround me.
Soldier blue
can’t you see her life has just begun
beating inside us. Telling us she’s here to guide us.

Soldier blue, soldier blue, soldier blue.
Can’t you see that there’s another way to love her.

This is my country
and I sprang from her
and I’m learning how to count upon her.
Tall trees and the corn is high country.
I guess I love her.
And I’m learning how to take care of her.

When the news stories get me down
I take a drink of freedom to think of
North America from toe to crown.

It’s never long before
I know just why I belong here

Soldier blue, soldier blue.
Can’t you see that there’s another way to love her

§

SOLDATO BLU

Ti racconterò una storia vera, te la racconterò per farti capire

e non parlerò di storia come certe comari.

Guardo fuori e vedo una terra. Giovane e bella. Dura e forte

per cinquantamila anni ballando e pregando l’abbiamo lodata e ringraziata

e abbiamo appena iniziato.

Sì,  sì questo è il mio paese. Giovane e in crescita.

Libero e prospero. Vedere per credere.

Sì, questo è il mio paese, che ad ogni stagno o albero

porta  miracoli e frutti maturi.

Il suo spirito cammina sulle alture.

Lui ci fa assaggiare la natura e la libertà

e ce ne dona l’esempio.

Sì, questo è il mio paese. Nauseato e stravolto.

E’ come un bambino che impara a vivere.

Io posso stare all’alba sulla collina

e guardarmi intorno, e sentirlo intorno a me.

Soldato blu

non riesci a vedere che la sua vita è appena  cominciata?

Che batte dentro di noi, e ci dice che è qui a guidarci?

Soldato blu, soldato blu, soldato blu.

Non riesci a vedere che c’è un altro modo di amarlo?

Questo è il paese che mi ha scaturito

ed io sto imparando a contare su di lui.

Paese dal grano e dagli alberi alti

Io credo di amarlo

e sto imparando a prendermi cura di lui.

Quando le storie d’oggi mi sopraffanno

prendo un sorso di libertà

pensando al Nordamerica da cima a fondo

e so che non è mai come prima

perché io appartengo a lui.

Soldato blu, soldato blu

Non riesci a vedere che c’è un altro modo di amarlo?

BUFFY SAINTE-MARIE