IL GABBIANO E LA LUCCIOLA

Un gabbiano ed una lucciola si misero insieme per fondare una scuola di poesia. Ebbero allievi, divenuti poi famosi, come il sole e la luna, l’alba e il tramonto, l’amore e la notte, il mare e le stelle e tanti, tanti altri. Il gabbiano insegnava a disegnare le onde, raccontava di porti lontani e del volo senza battere ali. Raccontava di sentimenti da scalciare con le conchiglie sulla sabbia, di onde che si rincorrono, della schiuma sugli scogli, dello sguardo all’infinito, dell’ombra delle ali sul filo del tramonto, della malinconia dei ricordi, delle gioie rivissute di una stagione finita. La lucciola insegnava come scaldare la notte e illuminare pensieri segreti. Raccontava del tepore d’una notte d’estate, delle grida argentine di bimbi curiosi, dei passi estasiati di chi sa godere, del senso da dare al manto stellato. Così, poco a poco, tutti cominciarono a pensare poesia. Il sole invitava la luna a rendere il mare d’argento, all’alba il cielo violetto annunciava il sole in arrivo, il tramonto era un recital di fuoco, l’amore iniziava le sue battaglie notturne, il mare invitava le stelle a farsi lampare. La scuola, ormai inutile, si sciolse e ognuno riprese la sua strada portando nel cuore la fiamma del poeta, missionario d’amore.

Lorenzo Poggi

Bocca di rosa

La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore metteva l’amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’e’ chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne’ l’uno ne’ l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d’iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente da’ buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da’ buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
“Il furto d’amore sarà punito -disse-
dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e’ una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l’accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c’erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
“Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera”.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.

FABRIZIO DE ANDRÉ