I Poeti indossano giacche usate

che stanno in molti armadi. e sono di diverse taglie.
li modificano a piacere con l’abilità dei migliori sarti
tanto che ognuna che pare confezionata a misura.

ma i Poeti spesso sono sarti anonimi
che nessuno conosce, tranne la penna
anonima a sua volta che sta
nel taschino all’interno con le sue iniziali cucite.

accade talvolta
leggendo una poesia e sollevato ti accorgi
che il cappio al collo non è che il nodo della cravatta
che pian piano s’ allenta.

Anileda Xeka

Published in: on marzo 26, 2012 at 07:24  Comments (6)  
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In eguale misura

Di giorno
spensierato
dimentico

e allieto l’anima

di notte
amareggiato
ricordo

e tormento l’anima

Pierluigi Ciolini

Published in: on marzo 6, 2012 at 07:44  Comments (5)  
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Il mio cielo

MI CIELO

Días de ayer que en procesión de olvido
llevais á las estrellas mi tesoro,
no formareis en el celeste coro
que ha de cantar sobre mi eterno nido?

Oh Señor de la vida, no te pido
si no que ese pasado por que lloro
al cabo en rolde á mi vuelto sonoro
me dé el consuelo de mi bien perdido.

Es revivir lo que viví mi anhelo,
y no vivir de nuevo nueva vida,
hacia un eterno ayer haz que mi vuelo

emprenda sin llegar á la partida,
porque, Señor, no tienes otro cielo
que de mi dicha llene la medida.

§

Oh, giorni di ieri che in processione d’oblio
il mio tesoro portate verso le stelle
non prenderete posto nel celeste coro
che dovrà cantare sul mio eterno nido?
Oh, Signore della vita, solo ti chiedo
che quel passato che piango
mi ritorni infine, fatto cerchio sonoro,
a darmi il conforto del mio bene perduto.
Rivivere quel che ho vissuto è il mio anelito
non vivere di nuovo la nuova vita:
fa’ che verso un eterno ieri intraprenda
il mio volo e mai giunga alla partenza,
giacché, o Signore, non hai altro cielo
che colmi la misura della mia gioia.

MIGUEL DE UNAMUNO Y JUGO

Le mie mani odorano

 
Le mie mani odorano
ancora di verde
di pomodori e giuggiole.
Sono stati qui
con la loro rotondità
nel convesso del palmo
che trova la misura
giusta per ciascuno:
il grande, il piccolo
la manciata.
Sono stata china
il volto verso terra
a cercarne fra il verde odoroso
gli ultimi rossi e sodi.
Ho teso le braccia verso l’alto
nelle fronde colme di verde
e ruggine allungandomi.
Prendimi terra
Prendimi cielo
Sono vostra
questa è oggi la mia
religione da ginnasta.

azzurrabianca

Flash

E dopo aver gioito
dell’attimo concesso
in linea d’ombra,
satolla
mi dimetto in tempo record,
mi smonto cima e fondo
e poi m’inglobo a sfera

° °   evanescenze ° °
      °                   °
fluttuo in performance
in boccia di cristallo
misura d’uomo.

Beatrice Zanini

Published in: on novembre 10, 2011 at 07:28  Comments (4)  
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Visita d’amore

Ma a
lei chi
l’ha detto che
il cuore batte
ed è il mio
e non la pendola
finto barocco
dell’entrata
come fa a sapere
dove ho dolore
se a mala
pena
vede chi passa
e poi lo nega
perchè sorride
e finge di capire
se
le piacciono
in fondo le battute
sulla patonza
e di soppiatto
sguscia
sulle cosce
e che ne sa lei
dell’amore
se sono i soldi
a girare la vita
e del profumo
del melograno
se mangia mele
di gomma fatte
a misura
e
del dolce prurito
dopo le carezze
se le mani guantate
sanno di polvere

e che ne sa degli orti
pieni di
sangue
e della fede
che un po’ ci distrae
e dell’estate che muore già
nell’inverno
che per morire
ci vuole un attimo
dopo una vita di
battaglie
che se l’amore non ha prezzo
lo puoi trovare nelle mani
ruvide di tante madri
doloranti in notte d’attesa
come se il travaglio
si prolungasse
nell’infinito e nella colpa
di voler esserci sempre
e
che ne sa delle sere di fuoco
e dei piatti sbrecciati
così difficili da
buttare
e dei caffè delle sigarette
delle notti insonni e senza stelle
che ne sa chi è il migliore
tra l’uomo che torna e quello che decide di
andare
perchè per stare in due
ci vuol coraggio ed amarezza
a vendere
più che a regalare
e non c’è più tempo
in tutto questo tempo che è
passato
in cui non abbia il cuore sussultato
tra un battito e
l’altro….

e che ne sai  di quelle notti
di selve e cieli
in cui si corre come
gazzelle a cercar baci
regalarli senza prezzo
e far passeggiate che ritornano
con quei passi golosi
d’eterni amanti
e che….

Tinti e Maria

Due cardini d’ibisco

Due cardini d’ibisco vorrei mi costruissi.
Per fare che, voltandomi
ti carezzassi ancora.
Due cardini d’ibisco e una casa senza porte
dove soltanto farmi annunciare dall’odore
del giorno di lavoro; di voglia di sedermi
di togliermi le scarpe e di aprire un’aranciata.
Due cardini d’ibisco da far vibrare insieme
memoria dei capezzoli
dei buchi sulla luna. Memoria della schiena
segnata da una lampo
di una misura in meno, ma ci sei affezionata.

Massimo Botturi

Published in: on settembre 15, 2011 at 07:21  Comments (7)  
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Coma

Immobile è lo sguardo
Occhi fissi nel vuoto
ravvisano ciò che il mondo
non coglie, percepiscono
l’infinito dello spazio.

Tra le spire della mente
In una lontana dimensione
si è nascosta la ragione
sospesa fra terra e cielo
In un vortice di emozioni.
Solo la macchina oscilla
ininterrottamente in ugual misura
segna sullo schermo linee
che denotano la vita
quale vita?
Quella del dolore
della completa empatia
in quel essere inerme

Un piccolo palloncino
gonfia la sua membrana
si riempie di parole non dette
di pensieri non espressi
di sospiri fatti di emozioni
di vita piena, troncata all’improvviso
da un alito di vento.

Gianna Faraon

Ti ho perso

Ti ho perso per ben due volte e questo è tutto quel che so.
non sono come tanti, non voglio, né cerco un’alternativa diversa,
affinché sembri meno assurda o ingiusta la tua scomparsa.
il vuoto che in me è senza misura.
potrei pensare che la tua essenza continui ad esistere
sotto forma di una stella, magari.
per intere notti, starei a guardare il cielo, se così fosse,
cercando di immaginare quale, tra la più splendenti, tu sia.
potrei pensare che tu sia diventato un angelo e che da lassù
mi guardi e proteggi. che la tua casa sia un giardino di rose
dai profumi che da sempre in te abitano, che non si senta altro
rumore che il fruscio di un un arcobaleno di petali
che lo sgorgare dell’acqua dalla fonte…
potrei, ma questo non accadrà.
in questo non/dolore, non/vita ho disimparato in fretta a mentirmi.
benché tenti ad ingannarmi lo squillo del tuo telefono ogni qualvolta
che ti chiamo, di certo non sarà la tua voce a rispondermi.
se metterò piede, in quel che era la mia casa, mia non perché
li nacqui e crebbi, ma perché spesso fui per te un figlio con fierezza.
a dispetto, poi dei trent’anni che pesano sulla bilancia
fui la tua eterna bambina, con ammirazione profonda, con una tale gratitudine
che baciarti le mani di continuo non mi bastò mai.
se tornavo,
tornare è un verbo che non so svolgere che in passato,
come tanti altri d’altronde, li in mezzo alle tue rose e i ligustri,
non saranno le tue braccia ad accogliermi,
pur essendo anche loro tuoi figli, poesie dalle tue mani scritte,
fratelli miei e sorelle.
” il mio cuore era troppo piccolo ” mi convince l’unico occhio che è
senza palpebra e in me sentenzia come il peggior giudice.
” ti amavo tanto ” in mia difesa sussurrano un tremolio di foglie cadenti.
vano tentativo, come quello di disseppellire il mio cuore, sperando
che avrei potuto amare quel che tu amavi
ma non si sente che il ronzio fastidioso di una sveglia
che non sa mai zittirsi. intrappolata sta nel mio torace e avvia
per quanto assurdo sembri
l’ingranaggio arrugginito che ormai è diventato il mio corpo

Anileda Xeka

Certe notti

Avrei voluto l’ ardire
o almeno io credevo
Ma perse per un suo sguardo
…incedono le notti mie

Ho sussurrato al cielo e a i quattro venti
Ho seminato e non raccolto
Ho interrogato la Sibilla
ma si dilegua mesta ancora

M’ attardo …..
vegliando le stelle
aspetto la ragione di chi
per lei misura
la strada del mio cuore

Quando tutto sarà finito
vi sveglierò
e intonerò un dolce canto
perché lei non se andrà
come certe notti
mai più via

Pierluigi Ciolini

Published in: on luglio 26, 2011 at 07:33  Comments (7)  
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