Far finta di essere sani

Vivere, non riesco a vivere
ma la mente mi autorizza a credere
che una storia mia, positiva o no
è qualcosa che sta dentro la realtà.

Nel dubbio mi compro una moto
telaio e manubrio cromato
con tanti pistoni, bottoni e accessori più strani
far finta di essere sani.

Far finta di essere insieme a una donna normale
che riesce anche ad esser fedele
comprando sottane, collane, creme per mani
far finta di essere sani.
Far finta di essere…

Liberi, sentirsi liberi
forse per un attimo è possibile
ma che senso ha se è cosciente in me
la misura della mia inutilità.

Per ora rimando il suicidio
e faccio un gruppo di studio
le masse, la lotta di classe, i testi gramsciani
far finta di essere sani.

Far finta di essere un uomo con tanta energia
che va a realizzarsi in India o in Turchia
il suo salvataggio è un viaggio in luoghi lontani
far finta di essere sani.
Far finta di essere…

Vanno, tutte le coppie vanno
vanno la mano nella mano
vanno, anche le cose vanno
vanno, migliorano piano piano
le fabbriche, gli ospedali
le autostrade, gli asili comunali
e vedo bambini cantare
in fila li portano al mare
non sanno se ridere o piangere
batton le mani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.

GIORGIO GABER

Oltre l’apparenza

Di verità acquisite
col bruciore delle mani
ho risparmiato scampoli
esigui di certezze,
sostenuto i pochi giorni
vissuti su misura.
Giustificando i torti
digeriti a forza
ho pagato il prezzo
senza sconto
di mali inflitti ad altri
per amore di me stessa.

In maestose torme
di asfissianti riflessioni
mareggiando fra i sobborghi
quelli aspri
dell’anima in rivolta
ho imparato a leggere
nel chiarore della mente
quel che di me passa
in apparenza
senza avere un senso.

Daniela Procida

Vuota

Mi sento sfiorire
nel pieno degli anni
e non è questo il modo
non è questo il mondo
che preparavo per noi
senza accorgermi
che un noi
per me
non è mai esistito,
perché ti ho creata
a mia immagine
così come mai sei stata,
a misura dei miei vizi
piena di poesia
la mia.
Con le mani
mi son chiuso gli occhi
e con la bocca
ti ho soffiato pensieri
gonfiandoti l’anima;
ciò che è nato
credevo fosse frutto di noi
ma un noi
per te
non c’è mai stato.

Gian Luca Sechi

Published in: on febbraio 1, 2011 at 07:34  Comments (4)  
Tags: , , , , , , , , , , , ,

Candele serene

Vedere il buio che sfoglia
a misura di cielo rintocchi
come la raccolta
alla penombra
non scalfisce il senso
della cima
e nottetempo stelle
nell’infinito mare
di vagiti e germogli.
Ora il tempo è scaduto,
le mandrie sospese
hanno mammelle secche
e la fascia di chiodi
che stringe
i fianchi del tempo
accende candele serene.

Giuseppe Stracuzzi

Il caos

Nella città ferita
è scoppiato il caos,
l’orda sfibrata
ribalta
da lungo stiramento
si staglia a misura di sassi…
ombre giganti feriscono
con l’arma
che sgrida le promesse
demandando
alla parte serrata
l’altra chiave
si versano istinti rappresi
si sveglia la jungla
senza guinzaglio di leggi
e greggi feriti, ma belve
possono vivere senza codici…
quelle scappate dallo zoo
guardano ammutolite
dai cantoni
la torba degli umani
senza legge.

Giuseppe Stracuzzi

IO NON SO COSA SIA IL TEMPO

Vorrei sapere quale è la vera misura del tempo, forse ne ha una oppure ne ha infinite. Faccio alcuni esempi. Quella del sognare è falsa o sbagliata, perché il tempo viene consumato talvolta in modo affrettato e talaltra in modo prolungato, e ciò che viviamo nel sogno è lento o rapido a seconda di un tempo che non conosco e non capisco; quella della divisione in ore mi pare assolutamente bugiarda perché divide il tempo dall’esterno in maniera spaziale nel modo in cui non riesco a conoscerne la natura. Chissà perchè ma a me pare che sia tutto falso e che il tempo sia semplicemente un cerchio dove poter introdurre i sogni che nel tempo sono estranei; nel ricordo della mia vita passata mi capita talvolta di vedermi più giovane a vent’anni  che non quando giocavo con i trenini. Quando ciò accade ho crisi di coscienza, mi si aggroviglia il pensiero, mi pare tutto sbagliato ma non riesco a trovare l’errore. E’ come assistere ad un esercizio di prestidigitazione, dove ti senti ingannato senza capire dove sia il trucco. La misura del tempo poi mi fa fare pensieri strani come se un automobilista che è calmo in auto stia andando in fretta oppure lento, se c’è sincronia fra i movimenti che occupano lo stesso tempo in cui mi bevo un caffè, scrivo e penso in modo oscuro. Ed allora mi perdo, cosa è il tempo? Una illusione creata dall’uomo come misura senza misura oppure un fatto che non esiste e mi uccide? E’ qui che sprofondo nel baratro dell’inesplicabile trasportandomi in un mondo parallelo dove lo sento come fosse persona fisica facendomi sentire stanco, obliato in un sonno che mi assale improvviso.

Marcello Plavier

Regala agli altri

Occupati dei guai, dei problemi
del tuo prossimo.
Prenditi a cuore gli affanni,
le esigenze di chi ti sta vicino.

Regala agli altri la luce che non hai,
la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te,
la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.

Regala un sorriso
quando tu hai voglia di piangere.
Produci serenità
dalla tempesta che hai dentro.
“Ecco, quello che non ho te lo dono”.
Questo è il tuo paradosso.

Ti accorgerai che la gioia
a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere,
diventerà veramente tua nella misura
in cui l’avrai regalata agli altri.

ALESSANDRO MANZONI

La frana

Senza misura è la pioggia:
svista del cielo?
Il monte si scioglie e torrente si fa
e senz’avviso, impetuoso
si lascia cadere, irrefrenabile,
su case, su cose, su inermi
che già ha condannato, e niente s’oppone.
Cresce cadendo, come valanga,
trascina, sradica, abbatte,
feroce boato nella notte di pace
dentro la vita irrompe e l’uccide,
coltre sui corpi strappati, straziati
che neanche l’orrore han gridato,
e il fango, nasconde.
Non s’avvede, la frana,
mentecatta,
e solo placa la corsa al massacro
quando giù si distende, inebetita, e tranquilla.
Ora a cadere sono soltanto
lacrime amare di chi l’ha scampata,
e accuse alle colpe…colpe di chi?

Armando Bettozzi

Published in: on novembre 16, 2010 at 07:21  Comments (2)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

La finestra

Nacque da un desiderio
di cielo e sulla collina nera
si posò come angelo
E’ mia amica
è portiera dell’aria
Conversa con il fango
terrestre e riflette
sugli specchi fanciulli
immagini e sospiri.
Dal suo stare
con arringa diafana
orienta le genti
a guardare a vedere
La finestra nella notte
diffonde le sue luci
estraendo dal suo esistere
una somma di costellazioni
dividendo tra gli uomini
una misura di luce
divenendo la piccola
proprietaria del cielo
mentre gli occhi si lavano
in tormente azzurre.

Marcello Plavier

Disegnatore di case


Ricordi ancora quelle belle volte
quand’aspettando il fine primavera
o la fanfara della festa estate,
staccavi scaglie di meriggi al giorno?
.
Salivi, con la palla ed un fratello,
per quei gradini che contavi sempre,
le rampe di riverberi e fragranze
e su quei muri si segnava un nome.
.
La vita era di mille vite insieme,
pistacchio e cioccolato a far la torta
che panna e frutta sormontavan tutta.
Poteva capitarti un pezzo grande
o il poco che giustificasse il gusto
e succedeva che in quella fetta
neanche l’ombra della bianca crema
od il color di fragola o ciliegia!
.
Ma poi, appena quella era ingoiata,
tu t’accorgevi ch’era pure buona
e, al diavolo, se per una  volta
il caso favorito non ti aveva.
.
Lasciamelo dir,  la tua terrazza
era a dir poco un po’ particolare
qual campo noi da gioco pensavamo
su un mattonato di seconda scelta
pieno di gobbe ed indecenti crepe.
.
Ma come facevate, tu e Antonello
a tirar sempre quasi rasoterra?
D’accordo, tu eri già un po’ calciatore
ma lui …. che undici anni aveva appena?
.
Quando alla fine stanco si sedeva
o per falso dolore si lagnava,
per te era segno ch’era giunta l’ora
della merenda che giù l’aspettava.
.
Te lo prendevi in braccio a spupazzarlo
e insieme guardavate il vostro mare
e quindi, giù, correndo di gran lena
a riportarlo al covo interno 6
dove qualcuna l’aspettava fiera
con nella mano pane e mortadella.
.
Tu invece lesto sopra ritornavi,
stavolta a due a due i tuoi gradini
che sempre tutti bene ricontavi
per il timor d’averne perso uno.
.
Lasciavi l’uscio d’abbaino aperto
e t’affacciavi al vento e al parapetto
dal lato di quell’ultimo tramezzo
e da gendarme perlustravi il porto.
.
Confessa, maledici quel palazzo
che alto, troppo alto, t’impediva
di buttar l’occhio pure sul naviglio
verso quel molo nell’aperto mare?
.
Chissà le quante volte t’hanno chiesto
qual è il mestier che tu vuoi far da grande?
Il pescatore o il marinaio oppur
del faro più lontan sarai guardiano?
.
Disegnator di case voglio fare
tu rispondevi e non avei dieci anni,
e, via, cucine letti sale e bagni
tracciati e ritracciati sui quaderni
per poi strapparli in mille e mille pezzi
se una misura giusta non tornava.
.
Poi nella vita tu hai fatto d’altro
così come la vita t’ha permesso
ma, per favore, se lo vuoi, mi tiri
planimetrie perfette dal cassetto,
con tutte le finestre della casa
rivolte al mare che da quel terrazzo…?

Aurelio Zucchi

Poesia vincitrice del XIV Concorso Internazionale di Poesia “Il Saggio-Città di Eboli” (Eboli 31/07/2010)
Motivazione della giuria: il poeta ripercorre il ricordo dell’estate della sua infanzia in un’atmosfera onirica ma sempre lucida, ma con frequenti richiami alla realtà dal gusto del gelato al numero civico della casa del protagonista. Percorso che porta a una riflessione sulla vita, sulla realtà di oggi e i sogni di ieri e la certezza che l’amicizia è una delle proprie costanti di tutta la vita. L’originalità del tema, un bambino che da grande vuol fare il geometra, è di per se un elemento qualificante nel contrasto fra utopia e concretezza. Il componimento è lungo ma scorrevole. Si divide in stanze di differente grandezza in cui si alternano riflessioni e sensazioni dell’autore. E’ impossibile distrarsi dal primo all’ultimo verso.