As/satira/ti

le colpe dei matrimoni al tramonto
sono nuore e suocere

e a conti fatti non saprai mai
se il fallimento di moglie avrà gravato di più
o meno sulla bilancia che quello di madre

o se con la fortuna che ti ritrovi
finirai per pagarle entrambe.

Anileda Xeka

Published in: on maggio 7, 2012 at 07:20  Comments (6)  
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Il mediocre

Vive all’ombra della gente,
non esprime i suoi pensieri,
e non si schiera apertamente

I discorsi ? Sempre e soli…
imperniati vagamente

Una figura inesistente!

Un vero scendiletto nel lavoro
e tutto ciò…
per la pacca sulla spalla
del diretto superiore

La strategia è vincente
e continua…
la sua ascesa coi parenti

Ecco, allora, che
porta il cane della moglie
a far la piscia nel giardino
le faccende di casa,
e tutto il resto un suo dominio

Esso ambisce che nel letto,
a chiusura di giornata,
per la grossa faticata
ci sia la giusta…
ricompensa meritata

Ma , lei è stanca,
le sue chances
le ha già spese stamani…
con l’amante,
e…
allora gli consente
in via del tutto eccezionale,
e solo per un attimo…
di fargliela guardare

Ciro Germano

Tutti matematici

C’è il problema
della casa…
per i costi della spesa;
poi,
c’è quello della moglie
in disaccordo con i figli.

C’è il problema
del marito…
che fa i conti sulle dita,
e,
anche quello sanitario
per gli esborsi in onorari

C’è il problema
del lavoro…
e chissà quanti altri ancora

L’inversione degli addendi
non comporta cambiamenti,
con i dati da sommare…
e poco, o niente, da sottrarre

Non c’è equa proporzione
né probabile equazione,
per uscire dal dissesto
di cotante operazioni

Anche Lui non fu sottratto
dalla regola del conto
per risolvere il problema,
e sfamar la popolazione
fu costretto ad applicare…
la moltiplicazione

Ciro Germano

Sei donna

Sei bionda o bruna o rossa
Canuta o pelata
Sei donna magra o grassa
Anoressica o bulimica
Tu donna sorridi o piangi
Sei timida o spavalda
Forte o debole
Sai essere madre e moglie
Amante e amica
Sei chioccia sei tigre
Sei pantera o farfalla
Sei formica sei cicala
Sei rosa o sei ortica
Sei quercia sei salice
Sei roccia sei sabbia
Sei calore sei ghiaccio
Sei lacrime sei sorrisi
Sei amore gioia dolore
Sei indispensabile per l’universo

Gianna Faraon

L’uomo nasce figlio di molte madri

che sia nel grembo protetto o al seno della madre attaccato
un imbranato che corre dietro la sottana della prima ragazza  
o dalle labbra di un bacio appeso.
che sia confuso davanti ad un altare scambiando le fedi e promesse
d’amore e tuttavia felice
o diventato padre si commuove mentre tra le braccia tiene un figlio suo

o al matrimonio di una figlia, affidandola ad un uomo che non sia lui
o settantenne magari che alla moglie borbotta le stessi frasi di una vita;
sposarti è stato la mia condanna; il caffè è pronto? la camicia stirata?
per poi prenderla dolcemente per mano mentre con lei passeggia e
dirle in silenzio guardandola che perderla sarebbe peggio di morire

egli rimane sempre un bambino.
è il bambino di tutte le donne della sua vita.

che si atteggi da strafigo facendo lo stupido con le altre
di aspetto colto e sicuro di uno in carriera o raffinato e gentile
d’altri tempi cavaliere
o uno di quelli che credono di poter tutto che giocano con altrui destini
a testa o croce.
che sia un poveraccio con il cuore nella mano e un sogno nel petto
che offre poesia e petali sbiaditi di rose finte
o il bastardo di turno uno come tanti che lascia il segno,  di chi  non ci si
può scordare

è uomo se tale soprattutto e spesso soltanto
dinnanzi a se stesso.

la fama, il potere, la forza, la ricchezza, nulla contano se poi
non raggiungono la fine prefissa, il vero intento;
conquistare lei che tutto possiede – la donna interamente, almeno
una sola volta –

non il suo corpo caldo, seducente, desiderato, abusato,
stuprato più volte da se stessa anche, né il suo cuore ferito,
spezzato, amato, donato, venduto persino da alcune

ma la mente sua
che genesi è di tutte le cose, caos e ordine, oblio e vita,
fonte di guerre e meraviglie

la mente di colei ch’è sempre in fuga di mistero in mistero
e tuttavia ferma
– perché figlia anche lei di quella imperfezione
che rende umani –
prigioniera a sua volta dell’inganno sottile della vita.

Anileda Xeka

Bisogna fare bene le cose a questo mondo

L’ultima volta che ho visto una cravatta
faceva il sangue amaro a mio padre.
Ultima fila
dove le sedie prendono a fare che gli pare
dove ormai l’eco delle preghiere ai morti
si mangia qualche sillaba e lacrima
e la luce, s’immagina di spingersi ben oltre la vetrata.

La sera prima amò le sue ascelle, a torso nudo
con lunghe saponate decise; poi i capelli
usciti indenni da molte guerre.
Tutto pronto
per salutare un’anima che aveva lavorato
almeno per tre quarti di vita.
I figli.
Il cane. La moglie ancora in buona salute.

Poi fu casa
la cena senza dire una cosa, la cravatta
soltanto di un millimetro lenta, in suo rispetto.
Bisogna fare bene le cose a questo mondo.

Massimo Botturi

Una visita

“ Si accomodi, Signora…
cosa posso fare per lei?”
“ Si rilassi, noi ci conosciamo già!”
“Davvero?? E’ sicura? Io non direi…”

“Ma sì, non ti ricordi?
…l’anno scorso, a Macerata?”
“A Macerata? Ma son finito all’ospedale…”
“Appunto! Io ero con te nella camerata.”

“Impossibile! Io ero tutto rotto,
ma non c’erano donne in corsia,
di questo ne son sicuro
proprio come della vita mia!”

“Ecco, appunto! Era di questo
di cui volevo parlarti adesso….”
“ Mi scusi ma se è per l’assicurazione
l’ho già fatta, mica son fesso!”

“ No, veramente sarei venuta…
per saldare il tuo conto…”
“Come? Non ho debiti in giro,
ci sto attento, mica son tonto!”

“Ma insomma, lasciami dire:
son venuta per il tuo viaggio,
quello di sola andata….
Ma sì, il decollo senza l’atterraggio!”

“Ma cosa dice? Io volare?
Ma nemmeno l’ascensore in vita mia
ho mai preso, si figuri…
soffro di claustrofobia!”

“Insomma tu non vuoi capire!
Io son la Morte, caro mio,
e sono qui per annunciarti
che a questa vita devi dire addio.

“Come?? Aspetti un momento,
chiamo mia moglie, sa io stavo andando….
Maria vieni per favore…” “ Caro che c’è?”
“Senti la Signora, dice che ti sta cercando!”

Anna Maria Guerrieri

La notte santa

Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca
lentamente le sei.

– Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po’ di posto per me e per Giuseppe?
– Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

Il campanile scocca
lentamente le sette.

– Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
– Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto.

Il campanile scocca
lentamente le otto.

– O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
– S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno
d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove.

Il campanile scocca
lentamente le nove.

Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
– Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…

Il campanile scocca
lentamente le dieci.

Oste di Cesarea… – Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell’alta e bassa gente.

Il campanile scocca
le undici lentamente.

La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?
– Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…
Maria già trascolora, divinamente affranta…

Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d’un astro divino.

Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!

Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill’anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.

Per quattro mill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!

Risplende d’un astro divino
La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

GUIDO GOZZANO

As/satira/ti

le colpe dei matrimoni al tramonto
sono nuore e suocere

e a conti fatti non saprai mai
se il fallimento di moglie avrà gravato di più
o meno sulla bilancia che quello di madre

o se con la fortuna che ti ritrovi
finirai per pagarle entrambe.

Anileda Xeka

Published in: on ottobre 29, 2011 at 06:51  Comments (2)  
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