Labirinti usurati

Ci rapimmo ai margini del bosco
tra pezzi di cielo, felci avvolgenti
e tronchi caduti.
Una fuga improvvisa
tra sentieri immaginati,
fragole rosse e cespugli di more.
Lontano, ruggiva il mondo
di suoni stonati, gesti sfiancati,
labirinti usurati
da rettilinei senza perché.

Lorenzo Poggi

Published in: on maggio 27, 2012 at 06:54  Comments (4)  
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Elogio alla follia

Dicono che sono pazza solo perché amo la vita
rubo le more d’estate graffiando le mani nei rovi
bevo i colori dell’alba nel nuovo giorno che nasce
rincorro farfalle nei prati e sorrido ai tram in città.
Assaggio ogni cosa che sia dolce o salata
parlo col vento e gli racconto i miei sogni
so che con lui voleranno dove io non so arrivare
e ballo la notte ubriaca di note godendo
la gioia di essere al mondo con gambe e cervello
senza pudore bacio gli sguardi sventolo gonne ed allegria
e sfido il mondo nella sua corsa correndo più lenta perché non ho fretta…
ma davvero pensate sia follia la mia?

astrofelia franca donà

United colors


I colori di quest’oggi…
sogno qui alle Due Madonne
mentre mangio crescentine
gialle rucola e formaggio
di colori verdi e bianco
sopra un tavolo zincato
vedo in alto delle querce
dentro al rosso sventolare
e più innante stelle d’oro
in un drappo tutto blu
sotto un cielo annuvolato
d’areoplano una striscia
e il grigio del cemento
di palazzi terrazzati 1
e l’ulivo per la pace
svolazzante appeso all’asta
e una disco incolore
che fa solo assai rumore
ah! che belli quei colori
esaltati mescolati
sublimati in unità
dentro al prato ben rasato
fra le more di otto gelsi
gialle rosse foglie verdi
e le luci color fluoro
e i disposti cassonetti
verdi dei rifiuti di Hera 2
questa è proprio una gran sera:
ne avremo altre colorate
fra le brezze profumate
e storditi dal colore
anserà il nostro cuore
non per mal ma d’emozione!
Questo, se ho ben colorito,
di poesia è il mio boato!

1 terrazzati: neologismo, per palazzi con terrazze; 2 Hera: smaltimento, trattamento e recupero rifiuti = in bolognese: rusco!

Sandro Sermenghi

Re_iter_azione

Bisogna avere mani quasipetali
respiro di ciniglia
per carezzare i sensi dell’esilio
come foglie di salice
e bande periferiferiche
per digitare l’anima

un tempo avevo graffi sulle gambe
si coglievano more
bastava che si stesse bene di salute
i bambini giocavano in giardino
erano già affacciati al mio domani

tra conti da pagare
e giorni registrati nella scatola nera
da leggersi nel caso di caduta
nacqui dal mio passato
levatrice
del mio destino insolito
vissi di tante vite e tanti amori.

Mi pronuncia lontano
ascolto da vicino
e sono qui
che amo

Cristina Bove

OTTO MARZO

Per tutte le donne e le bambine, e le vittime di violenza.  Le mimose non bastano.

DOPO

Ti lavi e
scarnifichi
pelle e sangue
ti rilavi
in ogni angolo
in ogni ansa
in ogni orifizio
via membrana sozza!
Ma non basta.
Sei stata
“cosa ” d’altri.
Flebo d’acqua
pura e fresca nel
fegato e nel cuore
nell’utero e nel diaframma
e poi bevi cristallo
e versi sui capelli e
non t’asciughi
lasci scorrere
scorrere…..
Ma non basta.
Sei stata
“cosa”d’altri.

Rivolgi sguardo
di paura
tocchi ma non senti
sei anestetizzata
ma dura poco.
Intorno sorrisi
o grilli di parole
sfuggono come
stelle cadenti
non odi
mano ch’è
manciata di more
ancora amare.

No, stammi lontano
amore mio.
Mi fa male .
Troppo male.
Non ora.
Sono stata
“cosa “d’altri
non più mia.

Tinti Baldini