Inevitabile incastro

Non sento redenzione in altra forma
che d’arte non sia quella di danza,
amatoria, fino a schiena e reni in arco
a trovare braccia come virile appiglio.
Impulsiva una scossa dietro l’altra
viscerali fino al punto d’impazzire.
Ogni tanto recupero il mio corpo
tra una resa, una seconda ed ancora…
non c’è verso d’affrancarlo, è tuo
e tu non frani che tra i capelli miei.
Oltre la vita scesi,  lunghi sui lombi,
scarmigliati dal ritmo incalzante.
Contatti ed adesioni combacianti, poi,
del mosaico l’inevitabile incastro,
la perfezione fatta donna / uomo, noi.
Avverto le tue mani possessive
andarmi sopra, gelose come di me
e d’impeto riscattare la spossante
aspettativa della rinuncia mia a lottare…
E’ apogeo!
Del piacere riscuoti il vertice,
apice smaniante di quel bene attirato,
quanto sognato, che ora s’incarna
e diviene amplesso… mentre m’arrendo
docile per a te capitolare paga.

Daniela Procida

Il profumo del mattino

 
Spolvero piano il risveglio
da sottili briciole di sogni.
Miti, i sospiri dell’alba
rubano i voli notturni,
liberi ancora dall’ombelico,
originale peccato
delle invariabilità quotidiane
.
Tra aculei di luci e tepori
esploro cauto quel mondo
che da fuori già cola,
tra le mattinali fenditure
della palizzata del sonno.
.
Un baleno.
Un presagio fugace,
poesia repentina
è bocciolo d’essere,
neonato dal latrare lontano
che tutto muta in calde tinte.
.
Indugio, inalo lento il momento.
Sorseggio gli attimi, mi celo nel tempo.
Non rincorro la vita, né cerco oltre.
Sto.
Gonfio la mente d’ossigeno nuovo,
vitale, puro, impalpabile,
così immensamente distante
dalle piroette zoppicanti
di futili smanie diurne,
che paiono quasi addolcirsi,
tra il guanciale e il mio sorriso,
gli aspri tasselli che formano
il duro mosaico del mondo
.
Di un risveglio così gravido e vero
ti volevo raccontare,
per donartelo,
tra le fessure giocose
delle tue tapparelle,
come raggiante ricordo da scrutare
nell’anima estatica della tua Aurora.
.
Reliquia di una atavica forza
cui sai di appartenere.

Flavio Zago

Abbracciami

Eccomi, sono tornato finalmente, per sempre,
per non tornare più indietro.
Il mio viaggio è stato lungo e faticoso
ma nel cammino non ti ho dimenticato.
Ho portato sulle spalle il peso del tuo coraggio,
quello che io non ho mai capito;
quello che forse non ho mai avuto.
E più deboli si facevano le mie spalle,
più pesante diventava quel fardello.
Ti ho sentito sempre vicino, nella mente
ho sempre portato il ricordo della tua mano,
calda e forte, come te.
Ho dimenticato tante cose nella mia vita,
la tua mano mai.
E più passava il tempo, più debole diventavo
più in me si rafforzava il tuo ricordo,
tanti particolari che come tessere di un mosaico
ricomponevano la tua figura.
Più passava il tempo più ti sentivo vicino
come se mi stessi venendo incontro per
sorreggermi negli ultimi dolorosi passi.
– Forza, ce la fai!- pareva di sentire.
Eccomi papà, ce l’ho fatta, abbracciami
con la forza del tuo perdono.
Loro capiranno un giorno e non dovranno
portare un grande peso ma solo un vuoto
in angolo del cuore .

Claudio Pompi