Tu c’eri

Al tramonto del cuore
sotto il salice
quando la notte
si faceva nera
alle albe di gesso
senza pace
tra le risate di poesia
e di vino
dentro le stelle
di San Lorenzo
nel meriggio di primavera
stretto tra
profumi e parole
tra  folle di nebbia
e grida di gioia
dentro la roccia e
la calura
tra i ghiacci del ruscello
e l’assolata mota
di lago
sempre
tu
c’eri.

Tinti Baldini

al caro amico Marcello

Annuire


Le parole ci sono
e tante
troppe
di dimensione
assurda
strette o a fiume
allargate ad elastico
minute come formichine
o granelli di polvere
sciolte in mota
rigide di gesso
slabbrate
ricucite di spine
sdrucciolevoli
o chiuse in involucri
di pasta sfornata.
Ma le parole non
hanno faccia
io non la vedo
non annuiscono
nè ammiccano
sorridono
o piangono.
Se le annuso
affannata
albergano suoni altri
ruotano
vibrano
rissano e
si nascondono
ma manca
il volto
quello che
sulla scena
dà l’idea
che ciò che vedi
è ancora
cosa tua.

Tinti Baldini

Ci vuol coraggio

Ci vuol coraggio
a immergersi
senza schermo
dentro conflitti
e paure
mota assetata
e chiamarle col nome
o il cognome
a guardare in faccia
i tuoi macelli
senza darne colpa
a qualcuno
a sturare pozzi
messi in un angolo
e a brucarne la terra.

Ci vuol coraggio
a tener fermo
sulla fronte
pensiero
d’amore
mai perderlo per strada
anche se la vista
s’appanna per il caos
e le gambe vorrebbero
star ferme
accovacciate
a far da freno al
male.

Ci vuol coraggio
a dire a chi non sente
che la bruma sta
offuscando i sensi
e non smettere mai
di guardare
sulla fronte.

Ci vuole coraggio
a stare in processione
insieme ad altri che
come te aspettano
di vedere insieme
l’Orsa Maggiore.

Tinti Baldini

Il Re Travicello

Al Re Travicello
piovuto ai ranocchi,
mi levo il cappello
e piego i ginocchi;

lo predico anch’io
cascato da Dio:
oh comodo, oh bello
un Re Travicello!

Calò nel suo regno
con molto fracasso;
le teste di legno
fan sempre del chiasso:

ma subito tacque,
e al sommo dell’acque
rimase un corbello
il Re Travicello.

Da tutto il pantano
veduto quel coso,
«È questo il Sovrano
così rumoroso? »

(s’udì gracidare).
«Per farsi fischiare
fa tanto bordello
un Re Travicello?

Un tronco piallato
avrà la corona?
O Giove ha sbagliato,
oppur ci minchiona:

sia dato lo sfratto
al Re mentecatto,
si mandi in appello
il Re Travicello».

Tacete, tacete;
lasciate il reame,
o bestie che siete,
a un Re di legname.

Non tira a pelare,
vi lascia cantare,
non apre macello
un Re Travicello.

Là là per la reggia
dal vento portato,
tentenna, galleggia,
e mai dello Stato

non pesca nel fondo:
che scienza di mondo!
che Re di cervello
è un Re Travicello!

Se a caso s’adopra
d’intingere il capo,
vedete? di sopra
lo porta daccapo

la sua leggerezza.
Chiamatelo Altezza,
ché torna a capello
a un Re Travicello.

Volete il serpente
che il sonno vi scuota?
Dormite contente
costì nella mota,

o bestie impotenti:
per chi non ha denti,
è fatto a pennello
un Re Travicello!

Un popolo pieno
di tante fortune,
può farne di meno
del senso comune.

Che popolo ammodo,
che Principe sodo,
che santo modello
un Re Travicello!

GIUSEPPE GIUSTI