Macchie gialle i fiori

 
Macchie gialle i fiori, gli occhi, del tuberoso
elianto oggi,  fissi lo stelo poco mosso, il dio sol
ignorando che le noma e nutre di splendido
splendore fissano altrove: occhi lacrimosi
la meta dello sguardo intenso  questo doppio
scambievole amoroso sguardo, gialli fiori
che un tempo già lontano non dimenticato,
questo il motivo di questo  pianto il mio,
mio padre alla mamma da  rive di quei fossi
tolti, generosa  serra non avara e a man povera
gentile, in fasci  umile don d’amore le portava,
senza profumo più delle rose diceva profumati
senza valore per lei ricordo  più care d’una gemma,
amor semplice rural onesto contadino, alle rose
penso da me nel tempo ai vari amor donate alle
spine in dono nel tempo spesso invece ricevute.

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Il capestro

–  Corda che pendi dall’albero muto,
vorrei conoscere dove ho sbagliato;
in questa notte che ho appena vissuto
dimmi se il canto d’amore è peccato.
Dammi un motivo per questa condanna,
che male ho fatto al cospetto del cielo?
Amai soltanto, ma il cuore mi inganna,
nulla ebbi in cambio se non il suo gelo.
–  Non disperare finchè si fa giorno,
sei ancora in tempo per l’ultima scena:
anni e illusioni non fanno ritorno,
ma ci son io a lenirti ogni pena.
Io sono tua, sono vera, non fingo,
nel mio legame puoi ben confidare;
vieni da me, con amore ti stringo,
neanche da morto ti lascerò andare.

Fabio Sangiorgio

Altra esistenza

Esiste il tempo d’uno strapazzo
non voluto per il semplice motivo
d’un ascolto non desiderato.

Esiste il tempo delle libellule
nel ricordo d’un temporale fulminante
che accresce il desiderio
di tornare indietro nel tempo
dove tutto si può costruire
senza l’arroganza
della umana speculazione.

Esiste il tempo del vento irrequieto
che accorcia distanze labiali
irrilevanti nelle loro interpretazioni.

Eppure in tutte queste bugie
si aggregano ori spezzati
da suoni d’abbaglio;
è nel loro ermetismo che si nascondono
fiabe di noi
che stiamo vivendo
nelle incarnazioni
delle nostre ricche proiezioni.

Glò

Schiuderò silenzi

 
Speranze in spalla, schiuderò silenzi,
famelici mostri in ossessivo girotondo,
e aprirò un varco nel non abbandono
per addentrarmi nella stanza del vuoto.
.
Sentirò l’inaudito mio flebile respiro
e dopo averne verificata l’esistenza
se sono fortunato qualcosa mi dirò
e scoprirò di nuovo la mia voce.
.
Potrò raccontarmi un pezzo di vita
o imitare i suoni che non ritornano.
Potrò ascoltare il motivo preferito
e canticchiarlo col brio che mi rimane.
.
Così facendo, naturalmente so
che non avrò eliminato la solitudine,
che non sarò di colpo diventato rondine
tra rondini che insieme fanno stormo.
.
Ma, almeno, potrò dire di avere rifiatato,
di essermi regalato qualche minuto in più,
di essere ben allenato e quindi pronto
nella lunga attesa che altri parlino.

Aurelio Zucchi

(Poesia finalista con menzione d’onore della VI Edizione del Premio Letterario “La Clessidra” – Terni)

Come ogni sera…

Come ogni sera la tristezza è giunta inesorabile.
Senza motivo apparente le paure bruciano,
esplodono, ingigantiscono le ombre
e diventano invincibili nell’interminabile notte
dove i rumori d’amore che non si dimenticano
non trovano ristoro nel sonno.
Sonno che porterebbe a sognarti
come guscio caldo dove trovare rifugio,
con la musica del mare a scandire l’immenso
e profondo respiro del tempo
dove l’ombra si fonde con la luce
e danza sulla seta del cuore con dolce nostalgia.
Patrizia Mezzogori

Io e l’infinito

Di dove in dove
accade che io mi lanci
e di quando in quando rilanci
per le arterie frastagliate
tempestose del discernimento
a segmentare l’intera psiche
che non si coglie,
a trovare una ragione
plausibile giustificazione
del perché quanto come s’amplia
dell’Io lo spazio mai totale,
l’inaudito motivo del come
la massa che mi argina
non limiti lo spirito
ma ne concede metamorfosi
accrescimento
corsa anelante la libertà d’essere.

Daniela Procida

Direzioni

Non c’è de(x)tra,
neanche sini(x)tra
tra imbevute parti sociali
a mendicar dignità

solitamente
senza mè(n)te
s’azzittiscono passi
esterni
corrosi
da sogni virtuosi
in discesa

E SPLENDE

napoleonica mano
a sentenziar nozioni
a rammendar calzoni rattoppati
sul sedere di chi non riesce
più a chiedersi nemmeno
“per quale motivo DOVREI?”.

C’è aria di libertà espatriata
su sponde solidali
di (quasi secolare) lontananza.

Glò

Published in: on aprile 5, 2011 at 07:03  Comments (4)  
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Scomparsi

All’improvviso, senza motivo,
se non quello di una ottenebrata
e sconvolta mente… scompare.
Resti da solo davanti a quella porta
a chiederti dove sia.
S’apre il mare delle incertezze,
navighi tra un dubbio e una speranza,
rischi il naufragio nell’angoscia,
nell’attesa infinita davanti a un telefono
che non squilla, a una porta chiusa.
Ripercorri quella vita per capire,
alla fine ti fermi davanti a quella porta
oltre la quale c’è il buio di una notte,
dove tutto si inabissa o un alba di nebbia
che tutto ammanta e confonde come
i tuoi perché senza risposta.
La vita continua ma dentro qualcosa
è fermo, sospeso sul mare dell’incertezza.
T’accorgi, senza volerlo, della normalità
che manca.
Non hai una stella, triste o gioiosa da seguire.
Navighi alla deriva tra la morte e la vita.
Aspetti che quella porta si apra, che il telefono
Squilli.
Ti manca quel buongiorno disattento
così come un addio che non c’è stato.
Tutto è sospeso, silenzioso.
Il tuo mondo si è fermato davanti
a quella porta chiusa come la mente
di chi andandosene
più di una morte lascia il vuoto.

Claudio Pompi

L’opera

Sull’aria
di “dammi un motivo”
luce di tue parole
solo per averti
avrebbe potuto la mia bocca
calcare palcoscenici a te oscuri
per farti ancora spettatrice
ma avrebbe stonato l’avvenire

forse sarei stato padrone
di chiavi di violino
ma avrei aperto il tuo cuore
con le note dell’inganno

e di drammi o sinfonie oggi
preferisco l’ombra delle tue spalle
sulle mie braccia alzate
con una viola in mano
per intonare l’opera del tuo volere
cambiando ogni tanto lirica

Pierluigi Ciolini

Compleanno

Un altro anno,
ho smesso di festeggiarli
quando non ne ho visto
più la differenza,
ho sepolto la meraviglia
sotto manciate di argilla
e so di non essere cresciuto
ma di aver cambiato solo
forma
e vorrei scavare
ritrovando quel bambino,
dirgli
di non imparare la parola cinismo
perché gli potrebbe
piacere,
vorrei dirgli
di lasciare almeno una spiraglio
quello da cui vengono
i nodi in gola
e le risate senza motivo
perché è l’unica fonte
d’aria
per cui l’anima
possa avere la voce
per parlarmi,
per parlarti,
per parlarvi
ancora.

Gian Luca Sechi

Published in: on febbraio 12, 2011 at 07:08  Comments (4)  
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