Carl Hamblin

The press of the Spoon River Clarion was wrecked,

And I was tarred and feathered,

For publishing this on the day the Anarchists were hanged in Chicago:

“I saw a beautiful woman with bandaged eyes

Standing on the steps of a marble temple.

Great multitudes passed in front of her,

Lifting their faces to her imploringly.

In her left hand she held a sword.

She was brandishing the sword,

Sometimes striking a child, again a laborer,

Again a slinking woman, again a lunatic.

In her right hand she held a scale;

Into the scale pieces of gold were tossed

By those who dodged the strokes of the sword.

A man in a black gown read from a manuscript:

‘She is no respecter of persons.’

Then a youth wearing a red cap

Leaped to her side and snatched away the bandage.

And lo, the lashes had been eaten away

From the oozy eye-lids;

The eye-balls were seared with a milky mucus;

The madness of a dying soul

Was written on her face —

But the multitude saw why she wore the bandage.”

§

La rotativa del “Clarion” di Spoon River fu distrutta,

e io impeciato e impiumato,

perché il giorno che gli Anarchici furono impiccati a Chicago pubblicai questo:

“Ho visto una donna bellissima con gli occhi bendati

sui gradini di un tempio di marmo.

Una grande folla le passava dinanzi,

i volti imploranti alzati verso di lei.

Nella sinistra impugnava una spada.

Brandendo quella spada,

colpiva ora un bimbo, ora un operaio,

ora una donna in fuga, ora un pazzo.

Nella destra teneva una bilancia:

nella bilancia venivano gettate monete d’oro

da chi scampava ai colpi della spada.

Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:

“Non guarda in faccia nessuno”.

Poi un giovane con berretto rosso

le fu accanto con un balzo e le strappò la benda.

Ed ecco, le ciglia erano state corrose

dal marcio delle palpebre;

le pupille bruciate da un muco lattiginoso;

la follia di un’anima morente

era scritta su quel volto-

allora la folla capì perché portasse la benda”.

EDGAR LEE MASTERS

Esistere psichicamente

 

Da questa artificiosa terra-carne  

 esili acuminati sensi  

 e sussulti e silenzi,  

 da questa bava di vicende  

 – soli che urtarono fili di ciglia  

 ariste appena sfrangiate pei colli –  

 da questo lungo attimo  

 inghiottito da nevi,  inghiottito dal vento,  

 da tutto questo che non fu  

 primavera non luglio non autunno  

 ma solo egro spiraglio  

 ma solo psiche,  

 da tutto questo che non è nulla  

 ed è tutto ciò ch’io sono:  

 tale la verità geme a se stessa,  

 si vuole pomo che gonfia ed infradicia.  

 Chiarore acido che tessi  

 i bruciori d’inferno  

 degli atomi e il conato  

 torbido d’alghe e vermi,  

 chiarore-uovo  

 che nel morente muco fai parole 

e amori   

ANDREA ZANZOTTO

 

Published in: on dicembre 28, 2009 at 07:09  Comments (3)  
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