Adusta fonte

Gorgoglia un rubinetto,
par l’ultimo versare,
neppure più un mottetto
l’anima a riscaldare.

La musa cui mi volsi,
pietosa mi rispose
se taglierai i tuoi polsi,
farai fiorir le rose.

M’abbeverar di sangue
la terra screpolata
affossa ciò che langue,
poesia darà malata.

Meglio sarà sperare
nel tempo e le stagioni,
piuttosto che azzardare
risibil soluzioni.

Così dentro il mio cuore
rimane un desiderio
che gemmi dall’amore
almeno un verso serio !

Piero Colonna Romano

La mia musa

Meine Muse steht an der Ecke
billig gibt sie jedermann
was ich nicht will
wenn sie fröhlich ist
schenkt sie mir was ich möchte
selten hab ich sie fröhlich gesehen
Meine Muse ist eine Nonne
im dunklen Haus
hinter doppeltem Gitter
legt sie bei ihrem Geliebten
ein Wort für mich ein
Meine Muse arbeitet in der Fabrik
wenn sie Feierabend hat
will sie mit mir tanzen gehen
Feierabend
ist für mich keine Zeit
Meine Muse ist alt
sie klopft mir auf die Finger
kreischt mit ledernem Mund
umsonst Narr
Narr umsonst
Meine Muse ist eine Hausfrau
nicht Leinen
Worte hat sie im Schrank
Selten öffnet sie die Türen
und gibt mir eins aus
Meine Muse hat Aussatz
wie ich
wir küssen einander den Schnee
von den Lippen
erklären einander für rein
Meine Muse ist eine Deutsche
sie gibt keinen Schutz
nur wenn ich in Drachenblut bade
legt sie die Hand mir aufs Herz
so bleib ich verwundbar

§

La mia musa sta sull’angolo della via

Dà a ciascuno quasi per niente

Ciò che io non voglio

Quando è allegra

Mi regala ciò che vorrei

Rare volte l’ho vista allegra

La mia musa è una suora

Dietro una doppia grata

Sussurra al suo Amato

Una parola per me

La mia musa lavora in fabbrica

Quando stacca la sera

Vuol portarmi a ballare

Di staccare per me

Non è mai tempo

La mia musa è una vecchia

Mi colpisce con le nocche

Strilla con labbra di cuoio

Invano o folle

O folle invano

La mia musa è una casalinga

Niente biancheria

Ha le parole nel suo armadio

Raramente ne apre gli sportelli

E me ne offre una

La mia musa ha la lebbra

Proprio come me

Ci baciamo l’un l’altra

Via la neve dalle labbra

Per dirci puliti a vicenda

La mia musa è tedesca

Non dà protezione

Ma se mi bagno nel sangue del drago

Mi mette la mano sul cuore

E così mi fa invulnerabile

 

HEINRICH BÖLL

Se non riesco a dormire

conto le stelle radunate
nel palmo della mia mano

Tra una tela e l’altra
mi fermo quanto basta
per fondermi con i pennelli
i colori che invento
raccontando storie di vetro…non mie.

L’anima attingo
dalle ceneri dei sogni ,
[c’è troppo grigio …sottolinei]
e di tanto in tanto mi concedo
ai giardini del silenzio
come musa

mi contagi
mi piovi dentro

“Sono qui” mi dici
…..sapessi quanto vale
in quest’uggiosa domenica….

Anileda Xeka

Published in: on dicembre 22, 2011 at 06:50  Comments (3)  
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Torino

Quante volte tra i fiori, in terre gaie,
sul mare, tra il cordame dei velieri,
sognavo le tue nevi, i tigli neri,
le dritte vie corrusche di rotaie,
l’arguta grazia delle tue crestaie,
o città favorevole ai piaceri!

E quante volte già, nelle mie notti
d’esilio, resupino a cielo aperto,
sognavo sere torinesi, certo
ambiente caro a me, certi salotti
beoti assai, pettegoli, bigotti
come ai tempi del buon Re Carlo Alberto…

“…se ‘l Cônt ai ciapa ai rangia për le rime…”
“Ch’a staga ciutô…” – “‘L caso a l’è stupendô!…”
“E la Duse ci piace?” – “Oh! mi m’antendô
pà vaire… I negô pà, sarà sublime,
ma mi a teatrô i vad për divertime…”
“Ch’a staga ciutô!… A jntra ‘l Reverendô!…”

S’avanza un barnabita, lentamente…
stringe la mano alla Contessa amica
siede con gesto di chi benedica…
Ed il poeta, tacito ed assente,
si gode quell’accolita di gente
ch’à la tristezza d’una stampa antica…

Non soffre. Ama quel mondo senza raggio
di bellezza, ove cosa di trastullo
è l’Arte. Ama quei modi e quel linguaggio
e quell’ambiente sconsolato e brullo.
Non soffre. Pensa Giacomo fanciullo
e la “siepe” e il “natìo borgo selvaggio”.

Come una stampa antica bavarese
vedo al tramonto il cielo subalpino…
Da Palazzo Madama al Valentino
ardono l’Alpi tra le nubi accese…
È questa l’ora antica torinese,
è questa l’ora vera di Torino…

L’ora ch’io dissi del Risorgimento,
l’ora in cui penso a Massimo d’Azeglio
adolescente, a I miei ricordi, e sento
d’essere nato troppo tardi… Meglio
vivere al tempo sacro del risveglio,
che al tempo nostro mite e sonnolento!

Un po’ vecchiotta, provinciale, fresca
tuttavia d’un tal garbo parigino,
in te ritrovo me stesso bambino,
ritrovo la mia grazia fanciullesca
e mi sei cara come la fantesca
che m’ha veduto nascere, o Torino!

Tu m’hai veduto nascere, indulgesti
ai sogni del fanciullo trasognato:
tutto me stesso, tutto il mio passato,
i miei ricordi più teneri e mesti
dormono in te, sepolti come vesti
sepolte in un armadio canforato.

L’infanzia remotissima… la scuola…
la pubertà… la giovinezza accesa…
i pochi amori pallidi… l’attesa
delusa… il tedio che non ha parola…
la Morte e la mia Musa con sé sola,

Ch’io perseguendo mie chimere vane
pur t’abbandoni e cerchi altro soggiorno,
ch’io pellegrini verso il Mezzogiorno
a belle terre tiepide e lontane,
la metà di me stesso in te rimane
e mi ritrovo ad ogni mio ritorno.

A te ritorno quando si rabbuia
il cuor deluso da mondani fasti.
Tu mi consoli, tu che mi foggiasti
quest’anima borghese e chiara e buia
dove ride e singhiozza il tuo Gianduia
che teme gli orizzonti troppo vasti…

Evviva i bôgianen… Sì, dici bene,
o mio savio Gianduia ridarello!
Buona è la vita senza foga, bello
godere di cose piccole e serene…
A l’è questiôn d’ nen piessla… Dici bene
o mio savio Gianduia ridarello!..

GUIDO GOZZANO

 

Ogni sera

 
Salirò sopra un pensiero di un anonimo Poeta
per tuffarmi nell’iride della sua musa
sbattendo ali d’infinito amore
intonerò insieme a lui
il canto d’usignolo
Con il cuore al galoppo verso prominenti vette
mi lascerà solo tra le accuse della vita
Chi? ……..      vorrei sapere chi?
Ora muterà il mio canto
in acque chete che rompono gli argini
per la mia amata?
Avrò  giusto il tempo che
il mondo intorno a me
si fermi per un po’
Forse un tempo colpevole
Che non basterà a dire:
( Ogni sera )
Che non sia nostalgia

Pierluigi Ciolini

Published in: on aprile 26, 2011 at 07:28  Comments (2)  
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La fenice

Forse, sebbene affranta,
rinasce, novella fenice,
dalle ceneri la mia Musa.
Seppur nel dolore,
la sua voce addolcisce,
mitiga, lenisce ricordi
che la mente non riesce
a dimenticare, ma che il cuore
trasforma in gocce
di acqua limpida, essenza
di un fiume impetuoso.
La mia Musa, regina
incontrastata,
che oltrepassa la mera realtà
per vivere là…
dove mai tramonta
il sole ed è sempre
primavera.

Sandra Greggio

Published in: on aprile 23, 2011 at 07:06  Comments (2)  
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Tiresia

Quando i problemi
diventano buchi
di setaccio da percorrere
cospargendosi di vibrazioni
elettriche
staticamente ondulate

m’accetto in plagio silenzioso.
Capire solo
la fine d’una sicurezza
(da poco non è più mia)
altamente tentennante
qui
nella morte futura
|| apparente ||
d’essermi stata musa.
Cancello le ore finte
cospargendomi
di nuovo
di terremoto senza scossa.

Di mutismo senza rispetto.

Glò

Published in: on aprile 15, 2011 at 07:03  Comments (3)  
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Messaggio

Emozioni passate tra il vento
e parole e battiti del cuore

Vago io dea e maga
tua musa
nell’infinito spazio dell’anima.
Tra spettri e baratri
nei deserti senza oasi
in corsi d’acqua cristallina tra il verde fitto
della foresta di mangrovie.
Passo tra il sole, catturo la luce
Nel buio con il bagliore delle stelle
inebrio il tuo cuore di emozioni nuove
Di sussulti desiderati e nascosti
tra i segreti pensieri dell’anima

Gianna Faraon

Mare piatto


Sotto granelli d’ozio
naufraga la mia mente
fluttuando su e giù
tra speranza e noia
in un mare d’abitudine.

Mi scivolano addosso
giorni pieni di niente
routine di letti sfatti
di piatti da lavare
di cene da inventare;

poi assetata bevo
alla tv, sui libri
storie altrui;
parentesi di sogno
in cui annullo
il piatto scorrere
delle mie stagioni;
la fede mia si sgretola
e un pensiero mi martella:
viva?  sono io viva?
Pure la Musa è assente.

Viviana Santandrea

Ascolta


Ascolta il mio respiro
percepisci il mio sonno
al tuo fianco
non il corpo e presente
solo il pensiero
che si avvolge a te
come crisalide
abbracciami
nell’intimo della mente
creando in te certezze
tu possiedi il mio pensiero
le mie emozioni il mio tempo
lascia andare la tristezza
non quell’amore carnale io dono
euforia di un attimo
e poi nulla più
piacere della carne
che più non si addice
a corpi vissuti
in esperienze lontane
ma l’amore dell’anima
i pensieri che volano a te
non hanno età
ne dimensione di spazi infiniti
sono vicini al tuo essere
ascolta il cuore sentirai
le mie labbra
stringendomi a te in un abbraccio
i nostri corpi si uniscono
in un amplesso virtuale
senza età o bellezza
effimera musa dei vent’anni

Gianna Faraon