Anestesia d’amore

Dormono sensi assopiti
gli occhi sotto le ciglia
più non vedono luci
insensibili le mani al tatto
le labbra ai baci.

Più non giunge alle narici
dell’amore il profumo
agli orecchi
il suono dolce
delle sue parole.

Anestesia d’amore…

L’ho sognata
E fu un incubo…

Ma l’aurora dalle dita rosate
un fiore sul cuscino
mi fece trovare.

E con lui amante
rinacqui a nuova vita.

.
Sandra Greggio

Lascia cantare la mia speranza

I fiori che ti porgo
con mia premura sciocca,
non sono per omaggio alla bellezza
né per mostrarti un sintomo d’amore.

Lo sguardo che ti porgo
con qualche ansia in più,
trascini ai tuoi piedi antiche pene
e al tuo perché le mie nuove paure.

Se ora ascolti le mie grida,
non aprire il tuo sorriso amaro
in un’amorfa smorfia nera
e lascia cantare la mia speranza.

Accogli le rose che ho sottratto
alle narici d’una donna ignara,
annusa il retrogusto della vita
e, per un istante, scopriti inutile.

Poi, rimani ancora più lontana
e non seguire presto le mie orme.
Assaporo tardi le gioie della vita
ed oggi ti rifiuto, o morte…

Aurelio Zucchi

Senza titolo

Sbruffa rosso sangue
esplode nell’aria
come l’artifizio

pavoneggia nel terrazzo
civettando con il sole
s’atteggia al vento
che gli ruba i petali
e il suo profumo

un velo di fragranza
avvolge le narici
fino a stordire i sensi
il mio geranio

Rosy Giglio

Published in: on giugno 21, 2011 at 07:45  Comments (12)  
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Non lontana dalle rondini


mi dispiace  io sono
figlia della luna
sono figlia del vento io
non attendo qui
che passi la fortuna
questo non era il mio destino
non nei gesti piccoli ripetuti
non segnata la mia strada
nel soffoco di un appartamento
asfissia in gesti secchi e ordinati
.
non ero nata per stare
lontana dalle rondini
.
ma col cielo sopra in pace
andare screziata di nuvole
immersa nel blu ad occhi spalancati
scalzi i piedi fra le zolle
nei campi appena arati
narici aperte ai profumi
nelle pupille vecchi contadini
.
mia madre è una tredicenne
dalla pelle scura
treccine ai lati del viso
patate nelle mani
sono figlia di quell’età
di quella povertà e ne
sento dentro la grazia
e la fatica la semplicità
amore terra dignità
.
non sono nata per stare
lontana dalle rondini

azzurrabianca

Oltre a questi muri d’ossa

 

marcisce il midollo delle verità
omesse
L’umidità stagnante e l’odore di tanfo
sale alle narici
sino ai polmoni di nero fumo.
Sono lenzuola stese
sotto un cielo che sputa fango
con mollette di corvi sospesi
sul filo del telefono.
[oggi piove ancora rabbia
e dolore]
mi sveglia la teiera sul fuoco
che fischietta l’arrivo d’un treno
partito dall’Oriente
con bagagli di haiku e foglie ancora verdi
di ginseng
che mi sparano in un altrove sconosciuto
oltre a questi muri cadenti
risorgerà un nuova città
ma non chiedetemi: quale?

Anileda Xeka

Auguri profetici


Ah le piccol cortesie
che conducon per le vie
non si sa verso qual meta
il caprone od il profeta!
Ecco è là, che ci dirà
il bel sogno di città
affannate alla rincorsa
di un’offella tutta morsa
con l’ardente desiderio
di fuggir dal putiferio
che un gran rio ha inventato!
Ma noi no all’invasato
ribadiamo! E con amore
sussurriam col batticuore:
luce a te ed agli amici!
Poi… nettiamo le narici.

Sandro Sermenghi

Cavalli


sulle brughiere;
zoccoli immersi nel sogno
e sfrangiate criniere
annerite dal grigio.

Cavalli
né suoni né nitriti
stanno ritti e pazienti
le teste elevate
sul freddo pianeta
aspettano l’alba
strigliati dai tremori
sfocano avvallamenti
e nell’abbandono

sfumano le nari.

Aurelia Tieghi

Published in: on febbraio 22, 2010 at 07:09  Comments (9)  
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