Saint Tropez

.
Come mi prende il colore del mare
sempre inquieto
Intenso 
cangiante
Lo sguardo commuove 
la vigna 
spazzolata dal vento
che ardita s’accoscia al litorale
All’ombra dei pini inchinati
si raccolgono i miei pensieri
mentre ti respiro e contemplo
le tue grazie che al mondo prostituisci 
Indomita  resta la tua natura 
selvaggia
e superbamente vince
le bramosie dell’uomo
I tuoi morti mi sorridono
assolati su rocce a pelo d’acqua
dove l’eternità è scritta
nel ripetersi dei giorni accanto
A sera  il colore si fa materia e
ti rapisce alla malinconia
Ogni volta che parto
ti lascio con gli occhi di un amante
 
Anna Maria Guerrieri

Clown

Il nano
guarda e ride,
salta e si balocca
davanti a tutta
quella folla sciocca,
che ancor più ride.

La folla
cieca uccide
l’anima del nano
con l’ egoismo
della gente sciocca
che solo ride.

Il nano
scherza, ride,
corre veloce, si balocca
facendo tanti
versacci con la bocca
piccola, e ride.

Quando
egli è solo,
a casa sua, ripensa
alla natura
crudele, verso lui solo
e, amaro, ride . . .

Ma all’ improvviso,
un bimbo biondo
anch’ egli ride
con gli occhi e con la mano;
lagrima dolce, ora scende
al nano . . .
NON TUTTO E’ INVANO!

Paolo Santangelo

(A Diego il Fantastico, del Circo di Moira Orfei)

Published in: on luglio 12, 2012 at 07:45  Comments (14)  
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Natura

NATURE

“Nature” is what We see –
The Hill – the Afternoon –
Squirrel – Eclipse – the Bumble bee –
Nay – Nature is Heaven –
“Nature” is what We hear –
The Bobolink – the Sea –
Thunder – the Cricket –
Nay – Nature is Harmony –
“Nature” is what We know –
But have no Art to say –
So impotent our Wisdom is
To Her Sincerity –

§

“Natura” è tutto quanto noi vediamo –
Collina – pomeriggio –
Scoiattolo – eclisse – il calabrone –
No – natura è il cielo –
“Natura” è tutto quanto noi udiamo –
Il bobolink – il mare –
Il tuono – il grillo –
No – natura è armonia –
“Natura” è tutto quanto noi sappiamo –
Ma non riusciamo a dire –
Tanto è impotente la nostra sapienza
In confronto alla sua semplicità –

EMILY DICKINSON                 (traduzione di Letterio Cassata)

La vita ritorna

 
Le spighe parlano
mentre si lasciano
carezzare dal vento
straordinario evento
vederle ondeggiare
parlano una lingua
di verde natura
quando matura
celere imbiondisce
al tocco di Cerere
rimane cenere
quando le lambisce
la lingua divoratrice
d’ogni forma di vita
eppure purificatrice
di una terra ardita
nel riproporre
vita rinnovata
nelle nuove
verdi spighe
miracolo cosmico
ricrea il biologico
ciclo vitale
dalla spirale
della morte
ritorna la vita…

 Antonietta Ursitti

Published in: on luglio 3, 2012 at 07:27  Comments (2)  
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Corrispondenze

CORRESPONDANCES

La nature est un temple où de vivants piliers
Laissent parfois sortir de confuses paroles;
L’homme y passe à travers des forêts de symboles
Qui l’observent avec des regards familiers.

Comme de longs échos qui de loin se confondent
Dans une ténébreuse et profonde unité,
Vaste comme la nuit et comme la clarté,
Les parfums, les couleurs et les sons se répondent.

Il est des parfums frais comme des chairs d’enfants,
Doux comme les hautbois, verts comme les prairies,
– Et d’autres, corrompus, riches et triomphants,

Ayant l’expansion des choses infinies,
Comme l’ambre, le musc, le benjoin et l’encens,
Qui chantent les transports de l’esprit et des sens.

§

Natura è un tempio in cui colonne vive
Talvolta lasciano uscire parole
Confuse; l’uomo vi passa attraverso
Foreste di simboli, che l’osservano
Con sguardi familiari. Come lunghi
Echi che in lontananza si confondono
In tenebrosa e profonda unità
Spaziosa come la notte e la luce,
Colori odori suoni si rispondono.
Ci sono odori freschi come carni
Di bimbi, dolci come gli oboi, verdi
Come i prati, – altri corrotti, ricchi
E trionfanti, hanno l’effusione
Delle cose infinite: l’ambra, il muschio,
Il benzoino e l’incenso, che cantano
Gli ardori dello spirito e dei sensi.

CHARLES BAUDELAIRE

La nuova stagione

Nell’aria un dolce tepore ha allontanato il freddo inverno
Un profumo nuovo si spande all’intorno
La vita sembra germogliare assieme alla natura
Mentre il canto gioioso degli uccelli ci saluta

Le donne cominciano a svestire gli abiti scuri
Nuovi colori vanno a coprire le loro membra
E tutt’intorno sembra essere una festa attesa da tempo
Mentre il grande fiume ha smesso i panni grigi e brumosi

La collina verdeggiante ma non più coltivata
Sembra irridere chi l’ha cementata
Stamattina aprendo la finestra ho capito
Quanto scempio abbiamo operato

La parola crisi echeggia per strada
Persone cercano di gettare nel sole i cupi pensieri
Non c’è allegria ma solo ricerca serena di nuove risorse
Mi sento invischiato da questo pensare
E non trovo soluzione efficace nel loro contrasto

Mi rifugio all’ombra di un pino
Gibran mi accompagna al di fuori da questo momento
Mi sento straniero in terra straniera povero fra i poveri
Il tempo passa rapidamente celando i pensieri fra i suoi veli
Non trovo risposte a questo linguaggio stonato

Marcello Plavier

Sono fatta

Non sono fatta per l’inverno
e nemmeno per l’inferno
non sono fatta per discordia
sono fatta di concordia.

Mi son fatta sotto un cavolo
e nel mezzo alla natura
sto lontana da ogni diavolo

Sono fatta per l’estate
sono fatta per i fiori
mi son fatta di colori.

Non son fatta di malizia
ma son fatta di giustizia.

Aurelia Tieghi

Published in: on giugno 25, 2012 at 07:28  Comments (7)  
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Natura autunnale

 
“Bella che ier ridevi, il capo adorno
di gemme, cieca all’umana sventura
rabbrividisci or discinta e impura
sparse le vesti d’ocra tutt’intorno.
 .
Dell’instabile amante tuo il ritorno
di certo tu vedrai;  a me più dura
è la stagione estrema, ed ho paura
non basti il tempo a cancellar lo scorno.”
 .
Natura dunque ha ben altra sorte:
si spoglia e si riveste, piange o ride,
le è concesso rifarsi;   non vi è Morte
 .
che la possa fermar, nulla l’uccide.
Sbarrate invece sono all’uom le porte,
se dell’errore tosto non si avvide.
.

Viviana Santandrea

Published in: on giugno 23, 2012 at 07:48  Comments (7)  
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PICCOLO SCRITTO SUL TERREMOTO

 
Vorrei dire qualcosa a quelle persone dire di loro
dei cumuli di macerie dell’esser senza niente ora
delle certezze smarrite le più materiali essenziali
del bene di casa e lavoro conquiste di sudore
dell’arte dei palazzi castelli e chiese e affreschi
e piccole piazze che avevan la memoria d’incontri
passaggi calmi sulle biciclette nelle vie di paese
i negozietti di pane i portici d’ombra e riparo
alla pioggia accoglienza di parole scambiate
e i grandi capannoni d’industrie e forme di lavoro
 
vorrei dire di una terra che non se l’aspettava
questo che è come una guerra dove i colpi
esplodono senza nessuno che li mandi e che non puoi
sperare di fermare magari anche solo idealmente
facendo girotondi e inneggiando alla pace
con bandiere multicolori e cori da fare in corteo
d’altra parte dici non è responsabilità umana
 
e le vite perse lasciate là
sotto il crollo
se c’è una responsabilità
o no in questa faccenda
le costruzioni edilizie antisismiche o precarie
che importa a chi non c’è più
ma se ne penserà per il futuro
 
da qua mi dispiace per i paesi che abbiamo conosciuto
poco
visto un po’ di sfuggita
si diceva magari un’altra volta guardo meglio
eran lì da secoli e lì li immaginavi in futuro
sempre pronti e ben disposti ad accoglierti
ora non ci sono più
ma cosa posso dire? se fossi brava lo farei
mi dispiace per il caldo sotto le tende
mi viene da piangere quando vedo qualcuno di loro parlare alla televisione
non riesce a finire la frase la tristezza lo fa fermare in un nodo di
pianto
e in loro, nei loro volti e toni di voce di gente di campagna, di gente come
era mio zio o qualche altro parente, vedo l’umanità dolente impotente
“quello che prendi alla natura la natura se lo riprende”
Questa è la nostra radice, nei detti contadini, nel rispetto
per i confini della natura di quel che si può e quel che no
in una conoscenza di secoli o millenaria della terra

Alessandra Generali

L’angoscia

L’ANGOISSE

Nature, rien de toi ne m’émeut, ni les champs
Nourriciers, ni l’écho vermeil des pastorales
Siciliennes, ni les pompes aurorales,
Ni la solennité dolente des couchants.

Je ris de l’Art, je ris de l’Homme aussi, des chants,
Des vers, des temples grecs et des tours en spirales
Qu’étirent dans le ciel vide les cathédrales,
Et je vois du même oeil les bons et les méchants.

Je ne crois pas en Dieu, j’abjure et je renie
Toute pensée, et quant à la vieille ironie,
L’Amour, je voudrais bien qu’on ne m’en parlât plus.

Lasse de vivre, ayant peur de mourir, pareille
Au brick perdu jouet du flux et du reflux,
Mon âme pour d’affreux naufrages appareille.

§

Natura, nulla di te mi commuove, nè gli almi
campi, nè l’eco vermiglia delle pastorali
siciliane, non le pompe aurorali
nè la solennità dolente dei tramonti.

Rido dell’Arte, rido dell’uomo, dei versi,
dei campi, dei templi greci, delle torri a spirale
che protendono al cielo vuoto le cattedrali
e con gli stessi occhi vedo i buoni e i perversi.

Non credo in Dio, rinnego ed abiuro
ogni pensiero e, quanto quella vecchia ironia
l’Amore, vorrei proprio che non me ne parlassero più.

Stanco di vivere e avendo paura di morire,
la mia anima, scafo dei marosi in balìa,
per orridi naufragi si prepara a partire.

PAUL VERLAINE