Fantasmi

Ti ho vista velata e sola
alla trattoria dell’amore
dove non c’era nessuno.

Nella trattoria dell’amore
dove anch’io ero assente,
dove tutti erano assenti,
gli amori, i sentimenti,
le albe albine
e i tramonti di melograno,
i fiori della beltà e le rose,
quelle che ancora nessuno conosceva.

Nella trattoria dell’amore
provenienti dalla via Lattea
orde affamate di Angeli
si incontravano
e incrociavano i loro scudi
trasparenti
in un fracasso divino
dove io non riuscivo neppure a pregare.

Nella trattoria dell’amore
nessuno mangiava
perchè il cibo era assente
ma avevano tutti la pancia piena
tronfia di ire e di sfide
che diavoli vermigli provocavano
cantando di miserie e di orrori.

Una madonna sconosciuta
intonava nenie e litanie
ai suoi bambini
che la deridevano
perchè latte ella  non avea
ma sangue nero e amaro
arrivato dal grembo sverginato
della terra
e piangevano.

Nella trattoria dell’amore
tutti presenti e tutti assenti
ora
facevano festa
perchè nella strada fangosa
erano apparsi i giullari
che mangiavano a crepapelle
gli avanzi e gli avanzi
di tutti gli avanzi del mondo
e promettevano anche agli Angeli
una vita migliore.

Nella  trattoria dell’amore
ormai c’era tutto
mancava solo l’aria e il fuoco
Alla fine anch’io ero stanco
e affamato.
Non vedevo più niente
mentre l’oste, pingue e allegro,
ci invitava per la cena.

Gavino Puggioni

Madre – Terra

 
sento ogni goccia
ogni passo
trafitta
di zolla in zolla
.
nel ventre atavico
pulsa l’antica poesia
intreccia radici e germogli
nel canto di vita ed amore
.
canta nenie il vento
aspettando il disgelo
strappando sospiri
ai rami spogliati
.
e tu mio fiore
nel grembo di Terra
tendi l’orecchio
ascolta il mio cuore

astrofelia franca donà

Il divenire

dell’immobilità
scarnifica
i momenti inesausti
della mia disorientata
vigile coscienza.
Intanto mi lascio
cullare
dai vecchi giorni
mormoranti nenie
malinconiche
come lenti flutti
nell’ampio mare.
Dondolo, dondolo
nel tempo che arretra
nel tempo che avanza
mentre danzo
come pietra
rotolante
immobile
nella fissità
dell’eterno divenire.

Nino Silenzi

Published in: on dicembre 6, 2011 at 06:58  Comments (5)  
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Litania

 
I negri hanno la storia pendente nei tropici
 
I negri mansueti sotto la capanna dell’afa
I negri mosche negli occhi invocano la pioggia
I negri quelli nudi sul fronte cocente
I negri indefiniti nei voli delle locuste
I negri si mescolano ai chicchi di caffè
 
I negri nenie delle savane lamenti dei pigmenti
 
I negri stanno nei tronchi senza foglie
I negri con labbra carpite allargate alla fame
I negri dal poderoso collo lungo e variopinte collane
I negri figli di falli dalle mille dolenze
I negri luccicanti nei fiori di mussola
 
I negri sudore dell’Africa pura.

Aurelia Tieghi

Maternale

Certo che il giorno delle ninnenanne
appartiene alle madri ed anche al mare
si cullano le anime dei tanti
resinose le zattere

racconta nella sera che fu ieri
la favola dei porti mai raggiunti
né le braccia accoglienti e il seno e il latte
potevano tradirsi e farsi vele

c’è un viavai di pietrisco
non ancora del tutto massicciata
andare di fuggitive assenze
calzando i propri piedi

le nenie dei notturni incantamenti
quando non hanno sottofondi
quando
la stonatura in gola arresta il pianto
madremia madremia
chi si sofferma a pronunciarmi ancora?
avere un nome
che non sia in disuso
un nomignolo forse
me lo diedi da sola.
Ma cos’è questa voglia di sentirmi
piccola?
mi strania, mi sovverte
è un affronto alla vita che ho vissuto
e che mi ha fatto
questa.

Cristina Bove

Avevi il canto negli occhi

Quando il canto avevi
espanso nei limpidi occhi
t’inventavi giorni d’ascesa
lavoravi d’intarsio la voce
di lirica amavi i fiori nati
nell’humus dei tuoi pochi anni.
Quando canti avevi da intonare
ai colori vivi del mondo
ingannavi fonde afflizioni
e scacciavi di nenie il grigio lamento
se alla finestra tua levavi serenate
e sorrisi irrigati di te.
Tu, cara me!
Quando il canto avevi dolce
espanso nei limpidi occhi.

Daniela Procida

Published in: on novembre 20, 2010 at 07:28  Comments (5)  
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