Malibù dancing

Occhi ridenti nel lor luccicare,
luci vibranti a volerli esaltare,
come diamanti scintillano i denti,
da quella bocca, sorrisi suadenti.

Ritma la musica toni e canzoni,
nell’aria si sciolgon dolci emozioni,
flessuosa forma di nero vestita,
donava il senso per viver la vita.

Biondi i capelli ondeggiavano lievi,
di primavera olezzanti il profumo,
con gran malizia lambivano il viso.

Restan di questo soltanto le nevi,
e di quel tempo svanito nel fumo,
rimane un sogno ed un vago sorriso.

Piero Colonna Romano

Tête d’homme

Io ho una testa, la fonte della vita,
e solo quella . . . vetta che fora
nell’azzurro.
.
E la mia vita, tra i picchi
superbi di basalto della mia mente,
è appesa a un filo.
.
Piccoli movimenti con il capo. Immobile
corpo sotto, senza sensazioni, rupe
e prato fiorito di smeraldo, nella sua parèsi,
giova come custode della mente:
.
solo il cervello, come ghiaccio, nevi immacolate,
nient’altro, in scleròsi combatto, coi computers,
per accostarmi vagamente agli altri.
.
E, in parte, ci riesco: agile salto del camoscio,
volo dell’aquila regina maestoso, vigile fischio
di marmotta, rauco grido del corvo, smagliante
volo del fagiano d’oro.
.
Effimera illusione della vita che passa,
per tutti.

Paolo Santangelo

Egoismo e carità

Odio l’allor, che quando alla foresta
le nuovissime fronde invola il verno,
ravviluppato nell’intatta vesta
verdeggia eterno,
pompa de’ colli; ma la sua verzura
gioia non reca all’augellin digiuno;
chè la splendida bacca invan matura
non coglie alcuno.
Te, poverella vite, amo, che quando
fiedon le nevi i prossimi arboscelli,
tenera l’altrui duol commiserando
sciogli i capelli.
Tu piangi, derelitta, a capo chino
sulla ventosa balza. In chiuso loco
gaio frattanto il vecchierel vicino
si asside al foco.
Tien colmo un nappo: il tuo licor gli cade
nel’ondeggiar del cubito sul mento;
poscia floridi paschi ed auree biade
sogna contento.

GIACOMO ZANELLA

 

 

Torino

Quante volte tra i fiori, in terre gaie,
sul mare, tra il cordame dei velieri,
sognavo le tue nevi, i tigli neri,
le dritte vie corrusche di rotaie,
l’arguta grazia delle tue crestaie,
o città favorevole ai piaceri!

E quante volte già, nelle mie notti
d’esilio, resupino a cielo aperto,
sognavo sere torinesi, certo
ambiente caro a me, certi salotti
beoti assai, pettegoli, bigotti
come ai tempi del buon Re Carlo Alberto…

“…se ‘l Cônt ai ciapa ai rangia për le rime…”
“Ch’a staga ciutô…” – “‘L caso a l’è stupendô!…”
“E la Duse ci piace?” – “Oh! mi m’antendô
pà vaire… I negô pà, sarà sublime,
ma mi a teatrô i vad për divertime…”
“Ch’a staga ciutô!… A jntra ‘l Reverendô!…”

S’avanza un barnabita, lentamente…
stringe la mano alla Contessa amica
siede con gesto di chi benedica…
Ed il poeta, tacito ed assente,
si gode quell’accolita di gente
ch’à la tristezza d’una stampa antica…

Non soffre. Ama quel mondo senza raggio
di bellezza, ove cosa di trastullo
è l’Arte. Ama quei modi e quel linguaggio
e quell’ambiente sconsolato e brullo.
Non soffre. Pensa Giacomo fanciullo
e la “siepe” e il “natìo borgo selvaggio”.

Come una stampa antica bavarese
vedo al tramonto il cielo subalpino…
Da Palazzo Madama al Valentino
ardono l’Alpi tra le nubi accese…
È questa l’ora antica torinese,
è questa l’ora vera di Torino…

L’ora ch’io dissi del Risorgimento,
l’ora in cui penso a Massimo d’Azeglio
adolescente, a I miei ricordi, e sento
d’essere nato troppo tardi… Meglio
vivere al tempo sacro del risveglio,
che al tempo nostro mite e sonnolento!

Un po’ vecchiotta, provinciale, fresca
tuttavia d’un tal garbo parigino,
in te ritrovo me stesso bambino,
ritrovo la mia grazia fanciullesca
e mi sei cara come la fantesca
che m’ha veduto nascere, o Torino!

Tu m’hai veduto nascere, indulgesti
ai sogni del fanciullo trasognato:
tutto me stesso, tutto il mio passato,
i miei ricordi più teneri e mesti
dormono in te, sepolti come vesti
sepolte in un armadio canforato.

L’infanzia remotissima… la scuola…
la pubertà… la giovinezza accesa…
i pochi amori pallidi… l’attesa
delusa… il tedio che non ha parola…
la Morte e la mia Musa con sé sola,

Ch’io perseguendo mie chimere vane
pur t’abbandoni e cerchi altro soggiorno,
ch’io pellegrini verso il Mezzogiorno
a belle terre tiepide e lontane,
la metà di me stesso in te rimane
e mi ritrovo ad ogni mio ritorno.

A te ritorno quando si rabbuia
il cuor deluso da mondani fasti.
Tu mi consoli, tu che mi foggiasti
quest’anima borghese e chiara e buia
dove ride e singhiozza il tuo Gianduia
che teme gli orizzonti troppo vasti…

Evviva i bôgianen… Sì, dici bene,
o mio savio Gianduia ridarello!
Buona è la vita senza foga, bello
godere di cose piccole e serene…
A l’è questiôn d’ nen piessla… Dici bene
o mio savio Gianduia ridarello!..

GUIDO GOZZANO

 

Din…Don…Dan…

 
Tutte allietando
le dorate pièvi, 
dopo,  il cielo terso.
L’anima, ebbra di sole, è come a un nido.
.
Forse nella mia vita non è accaduto mai,
così profondamente:   mi debba risvegliare,
andare  ritornare  avere te,   
triste anima sola.
.
“.…..Io sogno, io sogno!….” Eppure! 
Vorrei dimenticar quello che fu:
chiudere gli occhi, e non vederti
più su questa terra.
.
Primavera, biondeggia il grano nell’ardente
estate, guarda l’Autunno le sue foglie morte
Inverno le sue nevi immacolate e
invece… guerra.
.
Quale tristezza assal l’anima mia?
Quale tristezza indefinita?  Nella vita
vorrei vedere una barca che ha bisogno
del mare per poter andare, la primavera
del sole per fiorire.
.
Sarà, arcano, ma vorrei vedere,
la farfalla su un fiore, un bimbo con una mano
che l’accompagni, un cane col tutore,
l’aquilone nel vento per poter
volare…
……….Palpita umile oggi più dell’usato
il dolore che non lascia riposo
in occulto fondo.
.
Il cuore, poi in angoscia, l’uomo baciato
muore: egoismo di mente d’ignoranza,
collera  passione, alla radice
dei problemi del mondo.

Paolo Santangelo

Che fatica essere uomini


Talvolta mi domando
com’è possibile
ci si possa addormentare
con la fitta schiera silenziosa
d’umani  che ad ogni
aspra guerra alimentata
col suo sangue
poi giace esausta,
dopo l’inverno gelido di nevi.
.
Quali ombre fosche
nella notte
nera, quali fantasmi
danzino laggiù
quale voce venga attraverso
la bufera a ricordare
tutto quello che fu. Ora,
come fiore inaridito,
langue, passa un uccello e canta.

Paolo Santangelo

Published in: on aprile 30, 2011 at 06:55  Comments (8)  
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Primavera

Il sole giunge al punto
incrocia l’equatore
si ferma e osserva
il suo pianeta terra
da vicino,
scioglie le nevi,
forte di luce ride
ai monti, appretta
immortale candore
delle cime.
Un rivolo gorgheggia
tra le balze
sogna diventare
un grande fiume…
nella dacia solare
appesa all’urlo
del gheppio in equilibrio
che scandaglia
la valle in cerca…
un raggio
infiamma
il vetro
prende posto,
nella bacheca,
gioca
a gocce di stelle
con l’armilla.

Giuseppe Stracuzzi

Taciuta

Il mio cuore abitava sulle Ande
al planare dei condor
nido di rocca e nevi
inerme
Era il settimo giorno dei deliri
ai picchi audaci
andamenti di taglio e rifrazioni
nugoli di piccole croci
Scuotesti la tua cesta di raggi
e fu l’abbaglio
nel tramonto di fuoco
Ma stasera
tante di quelle cose mi dirai

meno che quella

Cristina Bove

Published in: on marzo 27, 2010 at 07:19  Comments (8)  
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L’angelo buono

EL ÀNGEL BUENO

Vino el que yo quería, 
el que yo llamaba.
No aquel que barre cielos sin defensas,
luceros sin cabañas,
lunas sin patria,
nieves.
Nieves de esas caídas de una mano,
un nombre,
un sueño,
una frente.
No aquel que a sus cabellos
ató la muerte.
El que yo quería.
Sin arañar los aires,
sin herir hojas ni mover cristales.
Aquel que a sus cabellos
ató el silencio.
Para, sin lastimarme,
cavar una ribera de luz, dulce en mi pecho, 
y hacerme el alma navegable.

§

Venne quello che amavo,
quello che invocavo.
Non quello che spazza cieli senza difese,
astri senza capanne,
lune senza patria,
nevi.
Nevi di quelle cadute da una mano,
un nome,
un sogno,
una fronte.
Non quello che alla sua chioma
legò la morte.
Quello che io amavo.
Senza graffiare i venti,
senza foglia ferire né smuovere cristalli.
Quello che alla sua chioma
legò il silenzio.
Senza farmi del male,
per scavarmi un argine di dolce luce nel petto
e rendermi l’anima navigabile.

RAFAEL ALBERTI