Religioni

 
In principio era il verbo
e nel principio il fine
poi trasformato in mezzo
occasione bandiera
pretesto all’odio
Dal primitivo fuoco
saettano verso il cielo
d’orgoglio accese
scintille diverse, illuse
ognuna più dell’altra
di dissolvere le tenebre
dimentiche di Amore
unica verità che le accomuna.
Verità relegata tra le mura
di una moschea o di un tempio;
ecco i confini effimeri ove l’uomo
impotente a comprendere,
l’antica fiamma soffoca in un rito
un omaggio al ricordo, una finzione
per poi sfogare gli istinti più biechi
su questa terra che gli fu donata
e che s’intride del sangue del fratello
lui, cui sei giorni non sarebbero bastati
a fare tutto ciò;  lui creato a sua immagine
da Kabul a New York ovunque lui
che in ogni altro potrebbe specchiarsi
per quell’Amore eguale eppur diverso
lui,  perso sotto questo cielo
ove i bengala oscurano le stelle
risucchiato nel buio potrà un giorno
riconciliare le fedi nel ritorno?

Viviana Santandrea

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Notte prima degli esami

Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come pini di Roma, la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra.
Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.
Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.
Maturità ti avessi preso prima,
le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero.
Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,
non fermare ti prego le mie mani
sulle tue cosce tese chiuse come le chiese,
quando ti vuoi confessare.
Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonno alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni, di coppe e di campioni.
Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca,
ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare
non ti posso far male, se l’amore è amore.
Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare.
Forse cambiati, certo un po’ diversi
ma con la voglia ancora di cambiare,
se l’amore è amore, se l’amore è amore,
se l’amore è amore, se l’amore è amore,
se l’amore è amore.

ANTONELLO VENDITTI

Rimini

Teresa ha gli occhi secchi
guarda verso il mare
per lei figlia di pirati
penso che sia normale

Teresa parla poco
ha labbra screpolate
mi indica un amore perso
a Rimini d’estate.

Lei dice bruciato in piazza
dalla Santa Inquisizione
forse perduto a Cuba
nella rivoluzione
o nel porto di New York

nella caccia alle streghe
oppure in nessun posto
ma nessuno le crede.

E Colombo la chiama
dalla sua portantina
lei gli toglie le manette ai polsi
gli rimbocca le lenzuola

“Per un triste Re Cattolico – le dice –
ho inventato un regno
e lui lo ha macellato
su di una croce di legno.

E due errori ho commesso
due errori di saggezza
abortire l’America
e poi guardarla con dolcezza

ma voi che siete uomini
sotto il vento e le vele
non regalate terre promesse
a chi non le mantiene “.

Ora Teresa è all’Harrys’ Bar
guarda verso il mare
per lei figlia di droghieri
penso che sia normale

porta una lametta al collo
è vecchia di cent’anni
di lei ho saputo poco
ma sembra non inganni.

“E un errore ho commesso – dice –
un errore di saggezza
abortire il figlio del bagnino
e poi guardarlo con dolcezza

ma voi che siete a Rimini
tra i gelati e le bandiere
non fate più scommesse
sulla figlia del droghiere”.

FABRIZIO DE ANDRÉ


SOLO CHI PAGA LE TASSE MERITA I DIRITTI

Questo non è un articolo di commento, è un articolo di protesta. Sarà, perciò, breve, diretto, persino un po’ rozzo e brutale. Altri esporranno, spero, pacatamente le loro ragioni, io qui mi limiterò a urlare le furibonde ragioni dei miei oppressi e i miei oppressi sono i lavoratori salariati vittime della vessazione fiscale. Protesto perché nel nostro Paese, al principio del nuovo secolo e millennio, la principale causa d’ingiustizia sociale è la sperequazione fiscale. Protesto da dipendente pubblico perché la principale forma di sperequazione fiscale non è tra Nord e Sud (come vorrebbe una parte politica i cui elettori hanno finanziato le loro imprese con l’evasione fiscale e con il lavoro nero) ma tra salariati (per lo più dipendenti statali) e lavoratori autonomi. Protesto perché, sul piano fiscale, la popolazione italiana è divisa in due parti. Da un lato c’è un ceto produttivo (quelli a cui le tasse le prelevano alla fonte), dall’altro un ceto di parassiti evasori (per lo più commercianti, liberi professionisti, imprenditori). Protesto perché, per colmo della beffa, la prima metà è quella più povera, la seconda quella più ricca, la quale diventa ancora e sempre più ricca grazie al sangue fiscale succhiato ai più poveri. Protesto perché sono stufo di pagare con il mio modesto stipendio di ricercatore universitario la scuola d’élite al figlio del ristoratore dove una volta al mese posso forse permettermi di andare a mangiare il pesce, perché sono stufo di pagare con quel modesto stipendio la polizia che sorveglia la sontuosa villa del dentista da cui mi sono fatto otturare un dente cariato, perché sono arcistufo di pagare le strade su cui sfreccia con il suo SUV corazzato il commercialista arricchito o il pronto soccorso a cui ricorre in una notte sbagliata l’imprenditorello impippato, protesto perché non ne posso più di pagare con i miei 1500 euro mensili la escort da duemila euro a botta al riccastro viziato. Lo Stato Moderno, ombrello della convivenza civile, nasce sulla base di un patto preciso: sottomissione contro protezione, soggezione (anche fiscale) contro sicurezza. In questi giorni assistiamo a una versione caricaturale, degenerata, di quell’antica alleanza. Una violenta cricca internazionale di grassatori dell’alta finanza decide, dai suoi grattacieli dorati di New York, Lussemburgo o Shanghai, una razzia ai danni della povera gente di alcune antiche e dissestate nazioni mediterranee. E i governanti di quelle nazioni che fanno? Per ergere una barriera finanziaria a difesa della loro gente non trovano di meglio che salassare ulteriormente i già vessati salariati e pensionati. Io contro questa barzelletta di democrazia protesto e denuncio la rottura fraudolenta del contratto sociale. La più grande democrazia moderna, quella statunitense, comincia da una protesta fiscale. No taxation without representation. Niente tasse senza rappresentanza politica, urlarono i ribelli delle colonie della Nuova Inghilterra. Non essendo questi – purtroppo o per fortuna, per fortuna o purtroppo – tempi di rivoluzioni, io propongo di invertire la formula: no representation without taxation. Si tolgano i diritti civili, a cominciare dal diritto di voto, a tutti gli evasori fiscali (prima, però, bisognerebbe, ovviamente, pescarli). Chi di fatto non fa parte del consesso civile statale che si costruisce e conserva grazie al contributo fiscale di tutti, non ne faccia parte nemmeno di diritto. Altrimenti, il paradosso è che un ceto di evasori fiscali, parziali o totali, continuerà a eleggere un ceto politico che poi ne preserverà il privilegio d’immunità, perpetuando questa tremenda ingiustizia sociale. Contro la quale io, personalmente, protesto e spero protestino in tanti.

ANTONIO SCURATI (da La Stampa)