Tabula rasa

 
Non mi viene in mente niente
Un’idea che sia attraente
Un pensiero birichino da tirare pel codino;
un coriandolo, una stella
un bon bon, ‘na caramella
una banda di stonati
cornamuse, ottoni o fiati
uno spruzzo di poesia
che m’inebri con la scia
un dittongo od uno iato
tanto per scaldare il fiato;
spingo, arranco, mi trastullo
entro l’ozio e lì mi annullo,
parla il cuore alla mia mente
ma lei muta non lo sente.

Viviana Santandrea

Quasi

QUASE

Ainda pior que a convicção do não, a incerteza do talvez
é a desilusão de um “quase”.
É o quase que me incomoda, que me entristece, que
me mata trazendo tudo que poderia ter sido e não foi.

Quem quase ganhou ainda joga,
quem quase passou ainda estuda,
quem quase morreu está vivo,
quem quase amou não amou.

Basta pensar nas oportunidades que escaparam pelos dedos,
nas chances que se perdem por medo,
nas idéias que nunca sairão do papel
por essa maldita mania de viver no outono.

Pergunto-me, às vezes, o que nos leva a escolher uma vida morna;
ou melhor, não me pergunto, contesto.
A resposta eu sei de cor,
está estampada na distância e frieza dos sorrisos,
na frouxidão dos abraços,
na indiferença dos “bom dia”, quase que sussurrados.
Sobra covardia e falta coragem até pra ser feliz.

A paixão queima, o amor enlouquece, o desejo trai.
Talvez esses fossem bons motivos para decidir
entre a alegria e a dor, sentir o nada, mas não são.
Se a virtude estivesse mesmo no meio termo,
o mar não teria ondas, os dias seriam nublados
e o arco-íris em tons de cinza.
O nada não ilumina, não inspira, não aflige, nem acalma,
apenas amplia o vazio que cada um traz dentro de si.

Não é que fé mova montanhas,
nem que todas as estrelas estejam ao alcance,
para as coisas que não podem ser mudadas
resta-nos somente paciência,
porém, preferir a derrota prévia à dúvida da vitória
é desperdiçar a oportunidade de merecer.

Pros erros há perdão; pros fracassos, chance;
pros amores impossíveis, tempo.
De nada adianta cercar um coração vazio
ou economizar alma.
Um romance cujo fim é instantâneo ou indolor não é romance.
Não deixe que a saudade sufoque, que a rotina acomode,
que o medo impeça de tentar.

Desconfie do destino e acredite em você.
Gaste mais horas realizando que sonhando,
fazendo que planejando, vivendo que esperando
porque, embora quem quase morre esteja vivo,
quem quase vive já morreu!!

§

Ancor peggio della convinzione del no, l’incertezza del forse

è la disillusione di un”quasi”.

E’ il quasi che mi disturba, che mi intristisce,

che mi ammazza portando tutto quello che poteva essere stato e non è stato.

Chi ha quasi vinto gioca ancora,

Chi è quasi passato studia ancora,

Chi è quasi morto è vivo,

Chi ha quasi amato non ha amato.

Basta pensare alle opportunità che sono scappate tra le dita,

alle opportunità che si perdono per paura,

alle idee che non usciranno mai dalla carta

per questa maledetta mania di vivere in autunno.

Mi chiedo, a volte, cosa ci porta a scegliere una vita piatta;

o meglio, non mi chiedo, contesto.

La risposta la so a memoria,

è stampata nella distanza e freddezza dei sorrisi,

nella debolezza degli abbracci,

nell’indifferenza dei “buongiorno” quasi sussurrati.

Avanza vigliaccheria e manca coraggio perfino per essere felice.

La passione brucia, l’amore fa impazzire, il desiderio tradisce.

Forse questi possono essere motivi per decidere tra allegria e dolore, sentire il niente, ma non lo sono.

Se la virtù stesse proprio nei mezzi termini, il mare non avrebbe le onde, i giorni sarebbero nuvolosi

e l’arcobaleno in toni di grigio.

Il niente non illumina, non ispira, non affligge, nè calma,

amplia solamente il vuoto che ognuno porta dentro di sè.

Non è che la fede muova le montagne,

nè che tutte le stelle siano raggiungibili,

per le cose che non possono essere cambiate

ci resta solamente la pazienza,

però, preferire la sconfitta anticipata al dubbio della vittoria

è sprecare l’opportunità di meritare.

Per gli errori esiste perdono; per gli insuccessi, opportunità;

per gli amori impossibili, tempo.

A niente serve assediare un cuore vuoto o risparmiare l’anima.

Un romanzo la cui fine è istantanea o indolore non è un romanzo.

Non lasciare che la nostalgia soffochi, che la routine ti abitui,

che la paura ti impedisca di tentare.

Dubita del destino e credi a te stesso.

Spreca più ore realizzando piuttosto che sognando,

facendo piuttosto che pianificando, vivendo piuttosto che aspettando

perchè, già che chi quasi muore è vivo,

chi quasi vive è già morto!!!

LUÍS FERNANDO VERÍSSIMO

Dedicata a Marcello

Il peccato

Vivere privi dell’estasi è peccato.
Malati di rinunce,
di protocolli e chiese.
Fermarsi alle caviglie è peccato
in punta dita
adoperare bocca sentimentale appena
e la mia età sconvolta a non fare dei bambini.
Peccato è questa soma infelice, è non sapere
avere nelle gambe dei viaggi addormentati;
minestre la cui fame degli altri ne è trionfo.
Peccato è fare finta di niente, è irrigidirsi
passare sopra i fiumi come le foglie morte
senza bagnarsi fino all’osceno
senza grazia
o canti strepitosi alla curva del tuo seno.

Massimo Botturi

Dentro il viaggio (Scusa se ti amo)


Scusa se ti amo.
Potevi dirlo che hai un sentiero altrove.
Non guardo neppure più se l’aria è ancora intorno a me.
E non aprirò mai più vetri e finestre per osservare se le luci sono accese nelle case.
Lascerò tirata le tendina che offuschi la mia vista come la mia mente offusca i miei pensieri.
Scusa se ti scrivo da lontano, è che non ho forze per partire.
So soltanto percepire la stanchezza della vita, so soltanto che mi si ferma il cuore…
Camminerò stando fermo qui ad ordinare un niente sopra a un niente e ad un bacio imprigionato…
chiuso dentro un foglio, dentro un viaggio, dentro un bastimento, dentro ad un fumetto di bambino…
Scusa se ti amo.

Enrico Tartagni

Ad Assisi


(Qui vedo e sento ténebra e luce fulgida essenza)

QUI,
solo,
penso
al futuro,
penso al niente che siamo
e – mentre penso –
ascolto la tristezza
del silenzio.
VEDO,
tra le foglie intorno
del verde del paese
d’ Assisi,
come un sogno
il passato: il tempo
si è fermato.
E SENTO
l’amaro del sentire,
ché un bimbo e un vecchio
stanchi,
al bel portale
di quella chiesa,
tendono – a un-non-so-chi –
la mano.
TENEBRA E LUCE
pérmeano di noi
tutto in un tutto,
e, noi,
subiamo
quelle dita di fuoco
fredde,
Essere
dello spazio
senza tempo.
FULGIDA ESSENZA,
da aliène
conoscenze edòtta,
onirica,
saetta
la natura sul punto,
che vita
brilla
intorno!

Paolo Santangelo

Nulla è in regalo

NULLA E’ IN REGALO

Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.
E’ così che stanno le cose,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.
E’ troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.
Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.
Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.
L’inventario è preciso
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.
Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso di aprirmi
quel conto.
Chiamiamo anima
la protesta contro di esso.
E questa è l’unica cosa
che non c’è nell’inventario.

WISŁAWA SZYMBORSKA

L’eros


E’ dolce e invadente,
discreto, ma ardente.
Si libra nell’aria,
col profumo inebriante…
e mira all’amore.

L’amore vero…
non quello balordo,
che dura un momento,
dal sapore di niente…
e che lascia sgomenti.
Ma, quello concreto,
che dura nel tempo,
che esulta felice…
ed è impresso per sempre

Ciro Germano

Published in: on gennaio 12, 2011 at 07:12  Comments (5)  
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La bottega

Siediti accanto a me
vieni qua
c’è del buon vino
ora ne verso due bicchieri
e tu preparami
un po’ di
pane e amore
è quello
che più a me piace
una mano sulla spalla
ora
sfiora i miei pensieri
dietro a me una voce
risuona perentoria
alla
bottega dei ricordi
la tavola è imbandita
ma…purtroppo
non si può
comprare niente

Pierluigi Ciolini

Published in: on dicembre 6, 2010 at 07:29  Comments (3)  
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Nebula

Pensieri ad anello
percorsi, ricorsi,
eterni fuggenti
istanti immortali.

Cercare sequenze,
assetti valenti
tra questi frammenti
è opera ria.

– Non fossi sì solo
nel freddo del cosmo,
tra un Pico di Pico
e un Tera alla Tera,
potrei valutare
il valore del pianto,
dell’equo d’errori,
d’assoluti insoluti.

– Così il Nulla svanisce
non appena lo penso,
e il Tutto non è
finché non è nominato
e già sillabato
è monco d’inizio.

In un eterno finito
non essere tutto,
in un infinito spezzato
non essere niente.

– Che mestizia, che vuoto.
Che non finimondo.
Forse è meglio colmare
questo non Tutto.
Forse è meglio freddare
tutto questo non Nulla.

Catafatismo incombente.

– Sia fatta la luce!

E il Caos finì?

Flavio Zago

Fumo


Circondato dai volti
che hai imparato
ad accettare,
perché ti era insopportabile
il silenzio
pieno dei tuoi pensieri urlanti;
sepolto dal mondo,
dal traffico, dalle luci
dei negozi e delle case.
Sono ricominciate
le pubblicità delle feste
nell’aria che odora di fumo
e di freddo,
un altro Natale
senza senso
per celare sotto il tappeto
la polvere del dolore
del mondo che gira,
del mare che cresce,
del vento che soffia
nonostante tutto,
incurante di te
che non ti curi di niente.

Gian Luca Sechi