Bambino di Auschwitz

Guardasti quel posto nuovo e grigio
assonnato e stanco del lungo viaggio
tra le braccia e nel calore di tua madre.
Che strane quelle voci che non capivi,
parole secche e violente nelle orecchie.
Guardasti tua madre e tuo padre,
occhi sgranati, scuri e lucenti come l’onice
di quel bracciale che lei più al polso
non aveva.
Accennasti un sorriso cercandone uno
nei loro volti sperduti e impauriti.
Una carezza, l’ultima dei tuoi due anni.
Vedesti tuo padre strappato da tua madre,
guardasti ancora lei perché ti spiegasse.
Tacque perché tu il suo dolore non udissi.
Un saluto con la manina aperta,
certo del suo ritorno tra voi, come quando
dalla lontana casa usciva per il lavoro.
Poi per pietà di Dio nel sonno di nuovo
cadesti.
Sognasti il balcone che sul cortile affacciava,
il cavalluccio di legno senza più cavaliere
col quale giocavi e al petto stringevi
imitando di tua madre la ninna nanna.
I tuoi occhi s’aprirono ancora e il cavalluccio
cercasti.
Anche tu fosti privato della semplice gioia
da uomini senza onore e senza gloria.
Strappato venisti dalle braccia di lei,
udisti il suo urlo, i tuoi occhi cercarono i suoi.
Le tue dita appena sfiorarono le sue.
Ti restò solo l’innocenza come soffio di vita,
nel fango girasti tra voci senza dolcezza.
In un angolo un fiore dal fango spuntava,
lo cogliesti come si coglie una speranza.
Domani l’avresti posato tra le mani lei,
lei che sarebbe tornata per portarti a casa.
Il fiore morì mentre tu disperatamente
in impari lotta con la morte la vita cercavi.
Lei tornò, ti strinse a sé e ti portò via.
Sorridesti per quell’abbraccio, l’ultimo,
come ultima fu la carezza, ultimo il bacio.
Ultimo fù il saluto con la manina aperta
alla vita che si avviava verso quelle enormi
e putride camere appena lavate da escrementi.
Ultimo fù il tuo sguardo a lei mentre morivi
e domandavi con gli occhi perché.
Tornasti lì dal cielo un giorno di primavera,
cogliesti un fiore e girasti per il mondo
donandolo a chi di libertà cercava speranza.

Claudio Pompi

A te che stai nascendo…

 
…in questo mondo di favole smarrite
quale ninna nanna ti potrà salvare
dal rumore di un odio che stride
con l’amore che ti sarà tepida culla?
In questo  mondo senza poesia   
dove non necessita la fiaba
per raccontare di famelici lupi
che divorano i deboli indifesi.
La cattiveria ora a te ignota
elude l’amore per il fratello                                 
Crescendo sarai disorientato
da un azzurro tingersi di sangue
e non saranno le fate a sopperire
al tuo giusto sdegno per l’orrore.
Io ti vorrei salvare dall’insorgere
di brama a rivendicar giustizia.
Riempi presto l’anima e la mente
di solo due parole
che sono dei miracoli la genesi:
perdono e amore.
Non ti chiedere perché: ama!
Non chiederti se è giusto: perdona!
Altra via da percorrere non c’è
affinché il tuo respiro sia di pace
che non si conquista con la spada
ma solo rivestendosi dei panni
di chi odiar vorresti e capirai che
è l’amore che nel mondo manca
e perdonando te ne arricchirai.

Elide Colombo

Ndr: questa poesia ha ottenuto il 3° posto assoluto in classifica, per le poesie inedite, nel concorso letterario “L’integrazione culturale per un mondo migliore” indetto dalla CEAC- Centro Ecuadoriano di Cultura in Milano-

La lingua di mia madre

LA LENGA DE MA MÉRE

Quan dz’ëro petsou din lo brë,
Mamma in tsanten dejet parë:
“Në në dessu la pluma,
In bon repou,
Mon dzen petsou,
Fé nëna, druma druma”.

Quan un Non tsëjet de se pot,
Aprë llie dze dijò lo mot:
(in dzeugnen le man). Jeuse…
Jesu, Josè
Vardade-mè
Cetta nët. Amejeuse.

Lettre ma mamma sayet pà;
A prèdzé llie m’at inségnà
Sensa gneuna Grammère.
Mè pi grantet,
Dze prédzo adret
La lenga de ma mère.

L’est de coteuma i dzor de vouë,
Qu’atot d’entso su lo papë,
In pout dëre (pachence!),
Tan in patoè,
Come in francè,
Le bague qu’in se pense.

In adzeublen et lettre et mot.
Dz’aprouvo d’ecrire mè ettot
Lo patoë de mon përe.
Më! tot solet,
Pouro vieillet,
Que pourri-dzò tan fëre?

§

Quand’ero piccolo nella culla

mia madre cantando così diceva:

“Në në sulla piuma,

in buon riposo,

mio bel piccino,

fai la ninna, dormi dormi”

Quando un nome cadeva dalle sue labbra

dopo di lei ripetevo la parola:

(giungendo le mani): jeuse…

Gesù, Giuseppe

proteggetemi

questa notte. Così sia.

Mia madre non conosceva le lettere;

a parlare lei m’ha insegnato

senza nessuna Grammatica.

Io più cresciuto

parlo come si deve

la lingua di mia madre.

E’ costume oggigiorno,

che con l’inchiostro sulla carta,

si possa dire (finalmente!),

tanto in patois,

quanto in francese,

le cose che si pensa.

Combinando lettere e parole,

anch’io provo a scrivere

il patois di mio padre.

Ma! tutto solo,

povero vecchietto,

che cosa mai potrò fare?

JEAN-BAPTISTE CERLOGNE

 

Stella cometa

Mìran lo passo tuo mute le stelle,
e’l firmamento di stupor s’incanta,
la maraviglia esclaman le più belle,
che cotànto splendor niùna vanta.

L’empìreo doni d’un brillar preclàro
come l’auròra spème del mattino,
oh cometa, astro del ciel sì raro,
illumini la via verso il Divino.

Mille suonan campane da gran festa
radióse d’emozion per tua carezza
cantan di gioia e con voce dèsta
in còro ad annunziàr giunta salvezza.

Nitóre spandi pel Bambin che nasce
e di fùlgido amor tutto contàgi
Gesù sorride teco tra le fasce
al dondolar cullato dai re magi.

Plàcida sosti all’umile capanna
ove Santa ripara la Famiglia
Maria sussurra dolce ninna nanna
anco per te che sei diletta figlia.

Tu indichi il Natal nell’universo
rallegrar sai quell’anima più buia
la man tua porgi per colui ch’è perso
co’ l’angioli che intonano alleluia.

Gian Franco D’Andrea

Over the rainbow

Somewhere over the rainbow
Way up high
In the land that I heard of once
Once in a lullaby
Somewhere over the rainbow
Skies are blue
And the dreams
That you dare to dream
Really do come true

Someday I’ll wish upon a star
And wake up where the clouds are far behind me
Where troubles melt like melon drops
Away above the chimney tops
That’s where you’ll find me

Someday I’ll wish upon a star
And wake up where the clouds are far behind me
Where troubles melt like lemon drops
Away above the chimney tops
That’s where you’ll find me

Somewhere over the rainbow
Skies are blue
And the dreams
That you dare to dream
Really do come true

If happy little bluebirds fly
Above the rainbow, why
Oh, why can’t I?

§

Da qualche parte sopra l’arcobaleno
proprio lassù, nel paese che sentii
una volta durante la ninna nanna
da qualche parte sopra l’arcobaleno
volano uccelli blu e i sogni che hai osato fare,
i sogni diventano davvero realtà
Un giorno esprimerò un desiderio
su una stella cadente
mi sveglierò quando le nuvole
saranno lontane dietro di me
dove i problemi si fondono come gocce di limone
lassù in alto, sulle cime dei camini
è proprio lì che mi troverai
Da qualche parte sopra l’arcobaleno
volano uccelli blu e i sogni che hai osato fare,
i sogni diventano davvero realtà

Se  i piccoli uccelli felici

volano sopra l’arcobaleno

oh perchè, perchè non posso io?

EDGAR YIPSEL HARBURG (musica di Harold Arlen)