Neve

Bianca luminosa notte
Neve scendendo lieve
Hai coperto con un candido manto
Prati alberi case
Ovattando ogni piccolo suono

Compagna dei miei giochi infantili
Sensuale amica in gioventù
Ora mi godo il tuo nitore
La tua morbidezza mai così apprezzata

Ecco che il contado si sveglia
Il gallo chiama a raccolta le sue compagne
E frotte di bimbi garruli
Si rotolano nei campi riempiendo
Il silenzio con le loro grida

Ecco che il mondo è ancora vivo reale
Le emozioni ancora si susseguono
Vedo le Alpi
I ghiacciai sembrano ridere
Rigenerati dal gelo

Ed io ripenso alla cattiva informazione
Ai timori in un mondo senza futuro
E ringrazio l’imponderabile
Ricordando quanto dobbiamo
Al creatore dell’universo

Marcello Plavier

Vivere l’amore

 
Era di luna il riverbero
che gocciolava nitore
da occhi stupiti,
traboccanti di quel blu
che unisce cielo al mare
in una sinfonia inedita
fatta di cuori pulsanti
un’unica  angelica canzone.
M’incatenò la voglia di cielo
che in lui identica trovai.
Annaspai dimenandomi un poco
inciampai in ataviche remore
frenai quel battito in corsa.
Riguardai i suoi occhi
pieni di luna
aprii le mie labbra alle sue…
… persi o vinsi
il pudore.

Elide Colombo

Published in: on maggio 26, 2011 at 07:25  Comments (10)  
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Stella cometa

Mìran lo passo tuo mute le stelle,
e’l firmamento di stupor s’incanta,
la maraviglia esclaman le più belle,
che cotànto splendor niùna vanta.

L’empìreo doni d’un brillar preclàro
come l’auròra spème del mattino,
oh cometa, astro del ciel sì raro,
illumini la via verso il Divino.

Mille suonan campane da gran festa
radióse d’emozion per tua carezza
cantan di gioia e con voce dèsta
in còro ad annunziàr giunta salvezza.

Nitóre spandi pel Bambin che nasce
e di fùlgido amor tutto contàgi
Gesù sorride teco tra le fasce
al dondolar cullato dai re magi.

Plàcida sosti all’umile capanna
ove Santa ripara la Famiglia
Maria sussurra dolce ninna nanna
anco per te che sei diletta figlia.

Tu indichi il Natal nell’universo
rallegrar sai quell’anima più buia
la man tua porgi per colui ch’è perso
co’ l’angioli che intonano alleluia.

Gian Franco D’Andrea

Dopo la notte

Nelle orme antiche sull’arenile
laghi azzurri d’acqua di mare
riflettono il nitore dell’alba rosata,
promessa di un giorno che nasce
tra stormi festosi che chiamano il sole
e refoli gelidi della notte che muore.

Ombra di luce, aureola quasi,
incornicia colline che rivestono il verde,
fremon sussurri le foglie ingiallite
alle carezze di un vento impaziente.

Pallida luna al crescente chiarore
saluta il mondo che sta ridestando
energie e pensieri sempre sperando
che il nuovo sia un giorno migliore.

Rinuncia al silenzio la quiete notturna
arrendendosi al cigolio di porta che s’apre
ed al crescente trambusto di strade
soggiogate da non armonici rumori.

Si abbandonano gli amori sognati o vissuti
che nel cuore aggrappati restan celati
a carburare pragmatiche ore
tese a ciò che chiamano vita
di un giorno qualunque.

Elide Colombo