Hai mani larghe

hai mani larghe capienti e morbide
nel palmo vi deposito di me
pensieri racchiusi in gusci di noce
mandorle ancora in fiore
nocciole pronte da mettere sotto i denti
piene di sapore da far girare in bocca
e bacche rosse, mirtilli, fragoline di bosco
vi metto tutti gli odori che conosco
di erbe foglie terra e cortecce e muschio
il resto è acqua che scivola fra le dita
sorgente chiara acqua di fonte
che scorre fra le rocce dure esce dalla terra
dal profondo da strati sedimentati che non conosciamo
a cui ci abbeveriamo e non sappiamo

azzurrabianca

L’alba

Schizzi di pennello
ocra rosa
su una tavolozza
cosparsa d’ombre
e luci appannate.
Radure vuote
e liquami fumanti
ai bordi dei fienili.
Sommessi fruscii
e lievi battiti d’ali
sui rami di un noce
ancora spoglio.
Un ululato lontano
d’un cane
legato alla catena.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on dicembre 30, 2011 at 06:55  Comments (7)  
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Moby Dick

L’idea più a lungo cullata era di tutti:
fiocinatori da sempre
andammo in barca.
Sotto tettoie di nuvole locali
mangiate ai lati come michette
uccelli a riva; più niente dopo solo mezz’ora.
Tutti zitti
soltanto l’acqua e un guscio di noce
e poi i segreti, le piccole erezioni notturne
la paura, che quella grande bocca mai ferma
ci inghiottisse.
Ci prese il mancamento dei vinti, via le risa
le canottiere e braghe da poveri
via tutto.
Felicità del nudo sfidava anche la morte
i binocoli di quelli rimasti sopra i sassi
a leggere giornali
col pane tra le mani.

Massimo Botturi

Nessun (Titolo)

Misuro il ghiaccio
tra le dita

si scioglie lento
in pensieri congelati

Senza disturbo,
senza remi
navigo
in menti altrui

foci di segmenti
lineari
(semplici ondulazioni)
umani
in costruttiva
noce d’esistenza

Nel diventare grandi
non si ri-conoscono
nel “già stato”

M’addormento anch’io
non svegliandomi più
in desiderio
di bagnata pioggia
ormai morta.

Glò

Published in: on ottobre 17, 2010 at 06:51  Comments (4)  
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Segno

SIGNE

Je suis soumis au Chef du Signe de l’Automne
Partant j’aime les fruits je déteste les fleurs
Je regrette chacun des baisers que je donne
Tel un noyer gaulé dit au vent ses douleurs

Mon Automne éternelle ô ma saison mentale
Les mains des amantes d’antan jonchent ton sol
Une épouse me suit c’est mon ombre fatale
Les colombes ce soir prennent leur dernier vol

§

Io sono sotto il segno della Costellazione d’Autunno
E perciò amo i frutti e detesto i fiori
I baci che dò li rimpiango uno per uno
Come noce bacchiato che dice al vento i suoi dolori
Mio eterno Autunno mia stagione mentale
Le mani d’antichi amanti costellano il tuo suolo
Una sposa mi segue è la mia ombra fatale
Le colombe stasera spiccano il loro ultimo volo.

GUILLAUME APOLLINAIRE

La pancia verso le stelle

Di là venivan luci, come dei pesci il dorso
nell’impeto animale a una fredda barcarola;
il lago si riempiva di sera
e donne al buio.
Di qua la pancia verso le stelle
blusa e calze, piegate sopra panche di noce
e un orinale
dove covare uova di gatto.

Io e Marisa
promiscui come prima del melo
come all’Eden
senza saperci il seno e la differenza uguale
le stesse mani come in balera
là sull’aia.

Ché risultasse meglio profondo poi il dormire
prenotazione quasi di stessi sogni:
in due
costava meno tutto.
E intanto continuava
la musica dei mille juke box
venuta appena
come fa certa pioggia, che non ci vuole ancora.

Massimo Botturi