Ascolto una melodia gitana

Ascolto una melodia gitana
piango: uscite lacrime
mi fa bene questa sofferenza
la consapevolezza del vuoto
l’impossibilità che da un po’
mi porto dietro
piango te che sei lontano e non so
se e quando ti rivedrò
piango mio nipote adolescente
che non so difendere
piango un mondo che ci ha fatti
così soli
piango e ho un nodo in gola
per chi è disperato e non ce la fa
chi cerca consolazione nell’alcol
chi si infila un ago
e chi prende uno spago e si impicca
se ne parla ancora poco
dicono affinché non dilaghi
invece se ne dovrebbe parlare ed essere
tutti molto più arrabbiati
perché per ogni poveraccio
che si toglie la vita c’è
qualcuno che sperpera e spreca
nell’orgia infinita del potere
ma io non so che stare in un angolo
e piangere
e vorrei il tuo sguardo vorrei la tua mano
ho già visto troppe cose cadere
ormai posso credere solo all’amore
dove sono i tuoi occhi
dov’è la tua mano
in questo mondo gitano
in questa musica che mi ferisce
piano come una carezza

azzurrabianca

I Poeti indossano giacche usate

che stanno in molti armadi. e sono di diverse taglie.
li modificano a piacere con l’abilità dei migliori sarti
tanto che ognuna che pare confezionata a misura.

ma i Poeti spesso sono sarti anonimi
che nessuno conosce, tranne la penna
anonima a sua volta che sta
nel taschino all’interno con le sue iniziali cucite.

accade talvolta
leggendo una poesia e sollevato ti accorgi
che il cappio al collo non è che il nodo della cravatta
che pian piano s’ allenta.

Anileda Xeka

Published in: on marzo 26, 2012 at 07:24  Comments (6)  
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Parvenze

Sgocciola
un pianto antico
di settembre
gambe doppio nodo
e il sale sparso
a rito di scongiuro

e raspa nella gola
il ritornarmi vivo
frangia di suono
calpestato invano.

Venti petali
divenire pietra
e un silenzio sposo
e compromesso
di morta stagione.

Sgocciola
venti passi avanti
l’onta stesa
alla penombra, e il nodo

un fiocco che non è. 

Beatrice Zanini

Anima?

 
E’ quel respiro
di gioia squillo
dinnanzi a Cezanne
o nodo alla gola
stretto come
papillon
quando vedi
dolore
o lo senti
sgranellare semi
dentro le vene
oppure
sparisce
quando la noia
ti prende soporosa
e smantella progetti
è sipario d’altro
che nascondi
in frenetica scena
oppure t’accompagna
quatta quatta
e ti spia?

Tinti Baldini

Published in: on febbraio 18, 2012 at 07:42  Comments (23)  
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Oggi non ho la parola

 
Oggi non ho la parola
la bocca non si apre alla pronuncia
l’incubo di questa notte mi ha svegliata
lasciandomi tra il rosa dell’alba
e l’amaro del sogno
in sospeso come la mia vita
quasi in fuga dalle mie finestre chiuse
ora che il tempo scade
sento il vento che trapassa
le mie querce
l’odore di quel fresco riparo
mentre il nodo stringe
mi spacca il dolore.

Rosy Giglio

Published in: on settembre 29, 2011 at 07:21  Comments (8)  
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Ho sentito quadri

strapparmi il cuore
pieghe nella tela tesa
profonde come crepe
riflessi accecanti
e un pianto
che ho riconosciuto
un chiodo al punto giusto
un nodo
che dello stomaco
possedeva la fame
ma non il nutrimento

ma le sue braccia
erano forti
e ciò che sembrava
preda del vento
stava invece danzando
in un vuoto
senza ostacoli
consolandosi
nell’unicità
del suo dolore

Nicole Marchesin

Tu delirio

Il tuo caro vello ambrato
il tuo ventre, le tue labbra
morbide e audaci,
il mio sangue che risuona
nella alcova confine argentato
rotolando nel tuo fiume ardente
La lingua  esplora
lambendo
il vestito che ti sveste
Chioma, fogliame del tuo
albero carnale, grappolo d’uva
otre di vino caldo
versato in un nodo
di gemiti ed urli
delirio per la  mia lingua
nel tuo pozzo d’amore
e la tua luna in due quarti
misteriosa e gaia
dove metterò i miei
sogni d’amante e di esteta
nell’attesa della lotta estrema
per rendere universale
il nostro fiammeggiante
delirio d’amore.

Marcello Plavier

Bocca

Piccole labbra
lumi del viso e degli occhi!
vi prego
scorrete o baci
dalla bocca che irradia
fate il dondolo
allo smak dinamico
un respiro elettrico vi comprende

povera piccola apertura
talvolta sbandi
bocca sfinita
doppia rosata ferita
strappata agli angoli!
salivazione azzerata si lancia
dal parapetto del cuore
parole non deglutite
dal nodo.

Aurelia Tieghi

Published in: on febbraio 14, 2011 at 07:00  Comments (5)  
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Mai


Mai pentirsi di aver amato mai
anche di tutto l’amore andato sprecato,
mai smettere di credere di aver visto le nuvole
passare dagli occhi al cuore
e poi evaporare anche il più grande dolore
lentamente in modo costante
poco invadente.
Mai pretendere di insegnare qualcosa a qualcuno
anche la seta ha un suo verso
e l’acqua gira e rigira seguendo il ritmo della Terra
dando e togliendo vita
senza le parole, senza un ritmo un modulo,
un nodo scorsoio
che leghi comunque a qualcosa
a qualcuno che ha un odore diverso dal nostro,
mai pretendere che sia lo stesso.
Mai pentirsi di aver amato
di aver fatto domande che non hanno risposte,
di aver pregato per il troppo bestemmiare, mai
pentirsi di aver creduto che fosse fede
anche quel piccolo soffio del cuore, mai
smettere di sperare e cantare nel vento
che riporta indietro poi tutto come un buon amico,
ogni suono ogni odore ogni passo perduto,
ogni foglio volato via, ogni parola persa
dispersa compressa, incompresa
vilipesa,venduta e peggio comprata, mai
smettere di credere che amore e speranza
hanno la stessa madre, stesso sangue, stesse ossa.

Maria Attanasio

September Morn

Sparirò come foglia
al vento d’autunno.
Dileguerò il miraggio
alle pendici delle dune.
Sfuggirò dai sogni
nell’ipocrisia condita.
Scioglierò al primo raggio
i brinati cristalli.
Slegherò il nodo
che a stento
si trattiene.
Con desiderio intimo e infantile
danzerò sola, scalza
sotto la pioggia di Settembre.
Lascerò scorrere le lacrime
e intesserò ghirlande
per il mio dolore.

Michela Tarquini