A Pontremoli con Anna

 

 
a Pontremoli con Anna
nella casa di nonna
.
chi ha ancora la casa di famiglia
e mi accoglie mi piglia
.
è un po’ la casa che sogno, ora mi accorgo
non è una fantasia ma un ricordo
.
nel sogno sono con mia sorella
invece ero con te Anna bella
.
ha lasciato un segno così profondo
quello stare assieme a tutto tondo
.
pittura o scultura eravamo artiste
ora a Londra che fai
hai una bambina che si chiama Viola
io qua sono un po’ triste
.
per il tempo che non vola
ma s’incrosta e resiste
.
i quadri di tutti i colori nella tua soffitta
era come quella di Paoli “La gatta”
.
tuo padre in viaggio jazz e Chagall
noi a Bologna nel salotto azzurro
tua madre in cucina ci faceva il te
.
Anna che sei a Londra, Anna bionda
.
Anna dagli occhi verdi
amiche per sempre, Anna che non ti perdi
non mi perdi
Anna col tuo compagno, e io… che sogno 

azzurrabianca

Da queste parti

Da queste parti, stretta della sciarpa che la nonna
Mi porgeva prima di scendere i gradini
Mi sono rimaste i silenzi di cenere, il collo
Di donne di Modigliani a scaldarmi

Da queste parti nemmeno la pioggia s’avvicina
Con coreografie di rondini che basse, volano
Sotto i rami del ciliegio centenario
La foglie dell’anima si disperdono

Da queste parti, sepolte nei tanti
Sono le strade che si sottraggono l’una all’altra
Che fine avrà fatto l’ombra colossale
Del gabbiano di legno, scolpito dal mare?

Da queste parti, a tutti mancano le parole
In fila come soldati di scacchi, per essere ascoltate
O forse è meglio tacere, perché non c’è rischio che
Qualcuno possa portar sulle spalle il coraggio

Il silenzio mi proteggerà anche stanotte.

Anileda Xeka

Dedica a mio padre

Non te l’ho mai detto, ma
ti attendevo sempre al ritorno del tuo lavoro
nascosta nel balcone della nonna
sotto casa parcheggiavi il tuo camion
insieme alla tua stanchezza

il luccichio delle stelle
il chiarore della luna d’estate
le luci dei lampioni
riflettevano lucenti sulle spalle tue marmoree
abbronzate dal sole cocente del dì passato
e a me apparivi come il più bel papà del mondo

non te l’ho mai detto, ma
quando abbracciavi la tua fisarmonica
mi sentivo vibrare tutta di allegria e
paziente attendevo il tuo inizio

vrum-m-m- vram-m-m-

veloci scorrevano le dita sui tasti
e inizio aveva il tuo pezzo forte
e io mi incantavo al mio bel papà

non te l’ho mai detto,ma
quando tornavi dalla caccia con il fucile sulle spalle e
i leprotti a testa in giù, e le beccacce dondolante ai fianchi,
forte e sicura mi sentivo a guardare il mio papà

e oggi ancor di più
sei sempre il mio bel papà

Rosy Giglio

Paese mio

Paese mio,
picolo nío e covo de corcali,
pusào lisiero sora un dosso biondo,
per tu de canti ne faravo un mondo
e mai no finiravo de cantâli.

Per tu ‘sti canti a siò che i te ‘ncorona
comò un svolo de nuòli matutini
e un solo su la fossa de gno nona
duta coverta d’alti rosmarini.

 §

Paese mio,

piccolo nido e covo di gabbiani,

posato leggero su di un dosso biondo,

per te di canti ne farei un mondo

e mai non smetterei di cantarli.

Per te questi canti, perché ti incoronino

come un volo di nuvoli mattutini

e uno solo sulla fossa della nonna mia

tutta coperta di alti rosmarini.

BIAGIO MARIN


Published in: on agosto 6, 2011 at 07:00  Comments (2)  
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Dove sei???

 
Dove sei ora,
che la nave del giorno è salpata
e nuda si dona all’altra metà del pianeta,
pian-piano scompare
nel rosso orizzonte
Ora che la notte bussa ai portoni
delle case nel vecchio quartiere
tre volte, prima d’entrare e s’accomoda
nel salotto vicino ad un camino acceso
ove la nonna racconta favole
prima che i bimbi s’addormentano
mani  delicate di fanciulle
tessono i sogni…
Quale dei tanti, ci affiderà stanotte?
Ora che ho finito il verde smeraldo
per dipingere i tuoi occhi
sulla mia tela spoglia, sopra il cavalletto
in fondo alla stanza, m’interroga:
“Come possono due mani imitare
due pennelli
del cielo, le stelle  – i bianchi sorrisi?”
Ora, che nel cervello
mi rimbomba il becco d’un picchio
che  martella la corteccia
e mille lupi ululano dentro me
al chiarore della neve – luna
spalancando le porte del anima
[Ho occhi sordi e cieche orecchie]
Dove sei amor mio,
ora che vorrei essere il vento
che t’ accarezza il viso
con ansia nei polmoni
sotto la brina in superficie
goccia per goccia
ti respiro

Anileda Xeka

Dài, portami da lei

 
La rosa mi si avvicinò.
Si accostò come una nonna
che vuole muoverti un appunto.
Poi sulla nuca la sentii.
 
Ma…
con le spine mi frustò alla schiena.
Non so per quanto tempo s’accanì,
so solo che, tornata in sé,
così mi sussurrò all’orecchio:
 
Tu…
una volta sapevi innamorarti
e adesso dimentichi come si fa.
Solo perché la vita t’ha distratto
tu pensi non c’è posto per l’amore?
 
Dai, portami da lei.
 
Mi vedi come sono ancora in forma?
Lo riconosci il mio miglior colore?
Fammi lasciare questa strada,
sono sicura che non deluderò.
 
Dai, portami da lei
 
assieme alle mie amiche rosse,
taglia a misura questo lungo stelo
e, come prima, avvolgilo in argento
che poi con cura la mano scarterà.
 
Dai, portami da lei
 
e sarà valso c’hio abbia vissuto
ed io saprò parlar di te,
fresca nel bagno che farò
per mantenermi bella come lei.

Aurelio Zucchi

Published in: on febbraio 6, 2010 at 07:03  Comments (3)  
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