Diverso amore

Di te non sanno nulla, del tuo sguardo,
triste a volte.
Non sanno del tuo universo
che esiste oltre quel buco nero
che nessuno varca per paura
d’esser additato.
Di te non sentono il battito di un cuore
che come altri ama cercando amore.
Diverso il tuo modo d’amare,
diversi loro che non capiscono
il tuo dolore segreto per un diritto
negato…
per quell’amare che in nulla è diverso
dal mio. L’amore non ha sesso.
Ci ho messo del tempo per capire,
per ascoltare quanto amore
forse più di me sai dare.
Ti vorrebbero normale,
resta come sei, tu puoi
con la forza che dentro hai.
Triste io che non ti ho difeso
restando in disparte a guardare
dalla finestra di una normalità
malata.

Claudio Pompi

Published in: on aprile 3, 2011 at 07:10  Comments (3)  
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Scomparsi

All’improvviso, senza motivo,
se non quello di una ottenebrata
e sconvolta mente… scompare.
Resti da solo davanti a quella porta
a chiederti dove sia.
S’apre il mare delle incertezze,
navighi tra un dubbio e una speranza,
rischi il naufragio nell’angoscia,
nell’attesa infinita davanti a un telefono
che non squilla, a una porta chiusa.
Ripercorri quella vita per capire,
alla fine ti fermi davanti a quella porta
oltre la quale c’è il buio di una notte,
dove tutto si inabissa o un alba di nebbia
che tutto ammanta e confonde come
i tuoi perché senza risposta.
La vita continua ma dentro qualcosa
è fermo, sospeso sul mare dell’incertezza.
T’accorgi, senza volerlo, della normalità
che manca.
Non hai una stella, triste o gioiosa da seguire.
Navighi alla deriva tra la morte e la vita.
Aspetti che quella porta si apra, che il telefono
Squilli.
Ti manca quel buongiorno disattento
così come un addio che non c’è stato.
Tutto è sospeso, silenzioso.
Il tuo mondo si è fermato davanti
a quella porta chiusa come la mente
di chi andandosene
più di una morte lascia il vuoto.

Claudio Pompi

Veleno

M’inchiostro su strutture
di piombo
come se desiderassi
uccidere punte di colori

la luce sepolcrale
del razzismo
s’illumina ancora
di timbratura “doc”
voci, caratteri
onnipotentemente scolpiti
d’applausi di sindone
biancheggiano di normalità.

la ricerca dell’abisso
storico si perde
in lustro di cancellazione
allegorica
(non saremo mai esistiti)

non  trasparirà traccia
di dignità, di verità diverse,
di vite non formattate
da compromessi  pubblicizzati
in back-up mnemonici
per assenza di cervello.

Glò

Quello che dovrei dirti

Per te che non mi ascolti e non mi vedi
ho messo da parte la mia vuota normalità
fatta di giorni monotoni e senza storia
Per te, quando è l’età dei conti con la vita,
quando di voltarsi indietro l’ora è giunta
ho cancellato i passi del mio cammino
ed ho aperto un libro nuovo da scrivere.
L’ho riempito di sogni e dolci pensieri,
di speranze che come appuntamenti tu
hai mancato lasciandomi solo tra la folla
dei miei dubbi e sulla via dell’incertezza.
Per te che ridi e segui stelle lontane da me
che sono la più vicina  al tuo misterioso
pianeta, ho sporcato la mia coscienza
con l’ipocrisia verso colei che di te non sa.
Per te che non sai ascoltare i miei silenzi
ho messo in gioco quel che resta di me.
Dovrei trovare la forza, cancellare la paura
di alzare il tuo volto, affondare negli occhi
tuoi azzurri e ancora illuminati di vita,
chiederti di entrare per sempre o per sempre
restare fuori dal tuo attraente mistero.
Dovrei avere quella forza per non temere
di perdermi in loro ad un tuo no che morte
sarebbe dell’illuso amore in silenzio nutrito.
Dovrei avere la giovanile forza che spinge
gli amori più sofferti a ribellarsi al fato
e dirti che t’ho amato e ancora non smetto
d’amarti odiando la mia povera debolezza
e la meschina quiete nella quale vile mento
al mondo e al cuore che altro sentire nega.
Quello che dovrei dirti lo porto con me
e tu non sai quanto pesante sia l’anima
di chi culla un amore che altro amore cerca.

Claudio Pompi

Dio mi moriva sul mare

Dio mi moriva sul mare

azzurro, sul suo pattino dove

mi aveva invitato ad andare.

Ma fu la gelosia, la normalità

dei ragazzi a spingermi a rifiutare,

ad alzare le spalle alle battute

salaci.

L’odore del mare riempiva

le navi e tu cantavi negli occhi

ridarella di vittoria.

DARIO BELLEZZA