Giorno di trebbiatura

Nel giorno di sole e d’aria sbarazzina
la polverosa pula svolazzante
entra negli occhi, e in quel preciso istante
escon le lacrime, e il pugno li strofina.

E torna, così, e soltanto, resta, il bello
d’una giornata che è la grande festa
che alla fatica, dà…ma non l’arresta,
che già aspetta, la cantina, il vin novello.

Canta il motore della trebbia, e il forcone
balla, e suda, il contadino, felice
e pe’ogni chicco in cuor suo benedice
il cielo, mentre s’ingrossa ogni covone.

Sull’aia gioiosa vengono a portare
il desinar, le donne, ai contadini
come la chioccia fa coi suoi pulcini,
col vino buono, che aiuta a sopportare…

Più tardi incomincia a uscire dal camino,
un buon profumo – e a spandersi d’intorno –
dell’arrosto umettato co’olio e vino
(lo starnazzo è più fioco), dell’oca al forno.

S’accende, più tardi, il luccichio di stelle,
e in mezzo al silenzioso tramestio,
ci sta chi cerca di vederci Dio
per ringraziarlo di tante cose belle.

Armando Bettozzi

Ritorno al passato

Torneremo a penne d’oca
su fogli di pergamena
con firme di ceralacca
rosso sangue su foglio avorio.

Apriremo il nostro cuore
a parole, a gesti d’amore
d’amicizia, d’affetto.

Sentiremo di nuovo
il profumo del pane
appena sfornato
di un dolce fatto da mani amorevoli
in una cucina ridente.

Vedremo di nuovo la serenità
negli occhi dei nostri figli.
Saranno pure le nostre mani
limpido il nostro sguardo.

E a sera diremo di aver vissuto
intensamente.

Sandra Greggio

Fettuccine fatte in casa

Prendi la farina, passala al setaccio:
se ne scende a pioggia sopra il tavolino.
Fanne un bel mucchietto, aprilo nel centro,
prendi quattro uova, scarta via la chiara
e nel cerchio vuoto, metti dentro i tuorli.
Prendi dall’esterno sempre più farina,
mischia tutto quanto, spruzza sale e acqua,
ora impasta il tutto,  fai che si compatti.
Appallotta bene…Giù un po’ di farina,
dai con palme e pugni, fin che è sagomata
una pasta gialla, tutta amalgamata.

Con il mattarello stendi quell’impasto,
finché non diventa una sfoglia tonda
sempre più sottile, dai con la farina
perché non si attacchi; stendi….stendi ancora!

Quando questo è fatto, bada alle tue dita,
mentre col coltello…tagli a fettuccine,
e stai pregustando la prelibatezza.

Metti il calderone sopra il fuoco acceso.
Quando l’acqua bolle, butta giù la pasta,
finché poi il camino te la rende cotta:
pronte da mangiare, le tue fettuccine.

Nell’insalatiera mettile a condire
col già preparato sugo d’oca, e gira…
Metti il parmigiano…gira, gira, ancora.
Poi con due forchette, tira su…e servi
dentro i piatti fondi che son li in attesa
mentre dalla bocca…esce l’acquolina…

Armando Bettozzi

Nota barocca

Volevo scrivere qualcosa di felice
che non avesse il timbro
di giorni opachi
il verso arrotondato
divino Bach concertatore d’aria
mi sbalordisce in fuga

sotto il piumino d’oca
un po’mi sento ladra d’altri voli
nel cavo delle cose inadeguate
fuori dal mio pensiero vigile

e come si può giungere alla sera
nella smemoria in atto
dove la vita è tolta
per riscaldarci impropri?
Ci vestiamo di morte
la mangiamo
ce ne copriamo a suon di musica

non può valere molto la poesia
o il fregiare di metope
o il danzare
o qualunque altra forma che c’innalzi
se non sappiamo amare altro respiro
se non sappiamo smettere
d’essere predatori.

Cristina Bove

Published in: on febbraio 20, 2011 at 06:59  Comments (6)  
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La differenza

Penso e ripenso: – Che mai pensa l’oca
gracidante alla riva del canale?
Pare felice! Al vespero invernale
protende il collo, giubilando roca.

Salta starnazza si rituffa gioca:
né certo sogna d’essere mortale
né certo sogna il prossimo Natale
né l’armi corruscanti della cuoca.

– O pàpera, mia candida sorella,
tu insegni che la Morte non esiste:
solo si muore da che s’è pensato.

Ma tu non pensi. La tua sorte è bella!

Ché l’esser cucinato non è triste,

triste è il pensare d’esser cucinato.

GUIDO GOZZANO

Published in: on dicembre 14, 2010 at 07:06  Comments (4)  
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Il giorno

Una camicia da notte
indossa il giorno
in testa il sole
alle braccia stelle dipinte
come anelli polvere di cometa
al collo corolle di fiori
la cinta verde dei prati.

Una borsa ribolle di pensieri
spesa piena di idee
che escono volando.

Ai piedi calzari di nuvola
un cuscino di sogni
con piume d’oca
candidi e puri
come sempre.

Maristella Angeli

Quando arriverai


Umide piume e sigarette
d’attese sfumate, vedrai.
Io che bevo,
ma non riesco scordare
quanto la sete sa apparire
rimbombo di grotta
Quando arriverai, sulla mia soglia
cuscini sudati
velanti frangenti di fumo
sul mare di Bacco;
labile scia d’un oblio
Ah, la notte, quanto
è difficile vivere il giorno!
Il cuore balbetta
lo sguardo mio al cielo
in dolce, perenne attesa
e sotto
un neonato pezzo di prato
da svezzare correndo.
Quando arriverai, chissà,
scorgerai, errabondo
il mio consueto cuore
ricucire rotte
lacerate in alto mare;
forse un pensiero d’umore salino,
o un coacervo d’idee
in brandelli ancora nebbiosi;
non so. Non so neppure
se mi troverai.
Non so neppure
se mi ritroverò,
dentro i tuoi occhi
fondali melmosi,
avvinto e perso come sono
nella kasbah assassina
di questo mesto gioco
dell’oca giuliva;
che ogni casella che avanzo
è un lancio di dadi
in meno dal via.

Flavio Zago

Suono di pioggia


si sta bene
sotto le onde d’oca
ascolto quel rumore diverso
come un ballo festoso
cambiano i suoni, i ritmi, di
quel scrosciare imprevedibile
un rito che invoca tacchi di flamenco
sferzate di luce piena
disegnano lance in volo
e corde d’acciaio precipitano
balzando a zampillo
ruote schiacciano a ventaglio
vuoti riempiti
e suoni si ripetano, anche nella mente
tra ricordi di baci bagnati,
una pioggia, gustata
nella placida pigrizia

Rosy Giglio

Non mi baciare


(Come salvarsi la vita)

Non baciarmi, ti avverto,
ho contratto l’aviaria,
ho mille penne d’oca
tutte infitte nel cuore
Non baciarmi, sta attenta
sono immuno
deficiente
e ogni cuore che geme,
l’infilo nella penna.
Non baciarmi ti avviso
ho la peste suina,
ogni insaccato affettato
è per me carne finta
Non baciarmi, ti prego
sei malfatta come il male,
e zoppichi ed odori
e sai di fiele.
Sospendi il tuo bacio,
alito letale, attendi qui.
Ripasserò domani,
lo giuro. Ora, tempo.
Tempo,
devo andare a guarire.

Flavio Zago

Published in: on settembre 5, 2010 at 07:11  Comments (6)  
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Una di noi – tutte –

Ai piedi delle donne
ci sono sempre bucce di lupini
loro mangiano sale e polpa amara
quando lo chef di turno
salta in padella l’anitra all’arancia
o inchioda l’oca – chi ha inventato il patè
de fois gras?- preferiamo catene
alle caviglie e ai denti
e diamo vita ad angeli e assassini
a chi ci copre d’oro e a chi ci stupra

li nutriamo di noi
ci costa il sonno il ripetere gesti
alleviare i decubiti e la morte
quando gli uomini tacciono
vestiti d’ermellino
o fusciacche sgargianti
ergendosi a padroni
d’uteri e vite.

Ci vuol coraggio ad esser noi
ci vuole essere donne.

Cristina Bove