Io trasporto

 
Un terremoto di alfabeti monchi
di consonanti disadorne
di vocali affilate come lame di amore denutrito
mentre muori parafrasando arcobaleni miopi
e giumente negre…
bella, Lou, annegata nella melma dell’etica e dei narcotici
con i piedi intinti nel colore blu per lasciare tracce di cielo
sui pavimenti bianchi dello spaccia angelo bianco degli elettro fans ,
shock di paradisi ampere
shock di dormitori anoressici
shock di elettroshock eterosessuale
sperimentazione artistica
osso
per i cani…
i buchi che hai nelle braccia lasciano presagire brandelli di materiale cosmico
e detriti di occidente denuclearizzato,
oh, Lou, che passasti da monastero a bordello a portaombrello a corsia d’emergenza
in turbo barella priva di freni e sterzo e navigatore stellare
lucidando cappelle mostruose in vagoni merci del cuore
deglutendo sconfitta abbassando mutande e detergenti intimi e poeti post bellici
cantatori dei tuoi seni cannibali cresciuti tra allevamenti in gabbia
tra luce calda e scimmie di stagnola
Lou, divulgatrice delle finestre cieche e degli amplessi sottomarini
Lou, stelo bucato
trapassato remoto
trapassata
dai mille aghi muti
                                di dio.
Non ci si può liberare dal tuo odore, dalla tua biblioteca di profumi segreti,
vorrei dormire ogni notte nell’accogliente grotta della tua anima
e danzare come una bestia affamata grammo dopo grammo liberandoti le vene
e sfiorare la tua schiena,
Lou,
         dove ogni neo è il capitolo di un bacio.

Massimo Pastore

Quello che va detto

WAS GESAGT WERDEN MUSS

Warum schweige ich, verschweige zu lange,
was offensichtlich ist und in Planspielen
geübt wurde, an deren Ende als Überlebende
wir allenfalls Fußnoten sind.

Es ist das behauptete Recht auf den Erstschlag,
der das von einem Maulhelden unterjochte
und zum organisierten Jubel gelenkte
iranische Volk auslöschen könnte,
weil in dessen Machtbereich der Bau
einer Atombombe vermutet wird.

Doch warum untersage ich mir,
jenes andere Land beim Namen zu nennen,
in dem seit Jahren – wenn auch geheimgehalten –
ein wachsend nukleares Potential verfügbar
aber außer Kontrolle, weil keiner Prüfung
zugänglich ist?

Das allgemeine Verschweigen dieses Tatbestandes,
dem sich mein Schweigen untergeordnet hat,
empfinde ich als belastende Lüge
und Zwang, der Strafe in Aussicht stellt,
sobald er mißachtet wird;
das Verdikt “Antisemitismus” ist geläufig.

Jetzt aber, weil aus meinem Land,
das von ureigenen Verbrechen,
die ohne Vergleich sind,
Mal um Mal eingeholt und zur Rede gestellt wird,
wiederum und rein geschäftsmäßig, wenn auch
mit flinker Lippe als Wiedergutmachung deklariert,
ein weiteres U-Boot nach Israel
geliefert werden soll, dessen Spezialität
darin besteht, allesvernichtende Sprengköpfe
dorthin lenken zu können, wo die Existenz
einer einzigen Atombombe unbewiesen ist,
doch als Befürchtung von Beweiskraft sein will,
sage ich, was gesagt werden muß.

Warum aber schwieg ich bislang?
Weil ich meinte, meine Herkunft,
die von nie zu tilgendem Makel behaftet ist,
verbiete, diese Tatsache als ausgesprochene Wahrheit
dem Land Israel, dem ich verbunden bin
und bleiben will, zuzumuten.

Warum sage ich jetzt erst,
gealtert und mit letzter Tinte:
Die Atommacht Israel gefährdet
den ohnehin brüchigen Weltfrieden?
Weil gesagt werden muß,
was schon morgen zu spät sein könnte;
auch weil wir – als Deutsche belastet genug –
Zulieferer eines Verbrechens werden könnten,
das voraussehbar ist, weshalb unsere Mitschuld
durch keine der üblichen Ausreden
zu tilgen wäre.

Und zugegeben: ich schweige nicht mehr,
weil ich der Heuchelei des Westens
überdrüssig bin; zudem ist zu hoffen,
es mögen sich viele vom Schweigen befreien,
den Verursacher der erkennbaren Gefahr
zum Verzicht auf Gewalt auffordern und
gleichfalls darauf bestehen,
daß eine unbehinderte und permanente Kontrolle
des israelischen atomaren Potentials
und der iranischen Atomanlagen
durch eine internationale Instanz
von den Regierungen beider Länder zugelassen wird.

Nur so ist allen, den Israelis und Palästinensern,
mehr noch, allen Menschen, die in dieser
vom Wahn okkupierten Region
dicht bei dicht verfeindet leben
und letztlich auch uns zu helfen.

§

Perché taccio e passo sotto silenzio troppo a lungo
una cosa che è evidente e si è messa in pratica in giochi di guerra
alla fine dei quali, da sopravvissuti,
noi siamo al massimo delle note a piè di pagina.

Il diritto affermato ad un decisivo attacco preventivo
che potrebbe cancellare il popolo iraniano,
soggiogato da un fanfarone
e spinto alla gioia organizzata,
perché nella sfera di quanto gli è possibile realizzare
si sospetta la costruzione di una bomba atomica.

E allora perché proibisco a me stesso
di chiamare per nome l’altro paese,
in cui da anni — anche se si tratta di un segreto —
si dispone di crescenti capacità nucleari,
che rimangono fuori dal controllo perché mantenute
inaccessibili?

Un fatto tenuto genericamente nascosto:
a questo nascondere sottostà il mio silenzio.
Mi sento oppresso dal peso della menzogna
e costretto a sottostarvi, avendo ben presente la pena in cui si incorre
quando la si ignora:
il verdetto di “antisemitismo” è di uso normale.

Ora però, poiché da parte del mio paese,
un paese che di volta in volta ha l’esclusiva di certi crimini
che non hanno paragone, e di volta in volta è costretto a giustificarsi,
dovrebbe essere consegnato a Israele
un altro sommergibile
-di nuovo per puri scopi commerciali, anche se
con lingua svelta si parla di «riparazione»-
in grado di dirigere testate devastanti laddove
non è provata l’esistenza di una sola bomba atomica,
una forza probatoria che funziona da spauracchio,
dico quello che deve essere detto.

Ma perché ho taciuto fino ad ora?
Perché pensavo che le mie origini,
stigmatizzate da una macchia indelebile,
impedissero di aspettarsi questo dato di fatto
come una verità dichiarata dallo Stato d’Israele;
Stato d’Israele al quale sono e voglio restare legato.

Perché dico solo adesso,
da vecchio e col mio ultimo inchiostro,
che le armi nucleari di Israele minacciano
una pace mondiale già fragile?
Perché deve essere detto
quello che domani potrebbe essere troppo tardi per dire;
anche perché noi — come tedeschi già con sufficienti colpe a carico —
potremmo diventare quelli che hanno fornito i mezzi necessari ad un crimine
prevedibile, e nessuna delle solite scuse
varrebbe a cancellare questo.

E lo ammetto: non taccio più
perché sono stanco 
dell’ipocrisia dell’Occidente; perché è auspicabile
che molti vogliano uscire dal silenzio,
che esortino alla rinuncia il promotore
del pericolo che si va prospettando
ed insistano anche perché
un controllo libero e senza limiti di tempo
del potenziale atomico israeliano
e delle installazioni nucleari iraniane
esercitato da un’organizzazione internazionale
sia consentito dai governi di entrambi i paesi.

Solo in questo modo per tutti, israeliani e palestinesi,
e più ancora per tutti gli uomini che vivono
da nemici confinanti in quella regione
occupata dalla follia
ci sarà una via d’uscita,
e alla fine anche per noi.

GÜNTER GRASS

C’è un’oasi…

 
Umanità abusata
travolta dai marosi
e dall’Eden divelta,
catapultata inerme
verso ignoti destini.
.
Si velano ad oriente
occhi di bimbi attoniti,
a occidente risuonano
beffarde le sirene
dei mille e più arsenali
che forgiano la morte.
.
Può esserci la gioia
in questo breve volo
tra lo spazio ed il tempo?
Si sfoglian le corolle
sotto i passi affannati
e fameliche iene
affondan voluttuose
le fauci nel dolore!
.
C’è un’oasi ove i puri,
i timidi e gli ignari
possan cantare al vento
le canzoni del cuore?
Mostracela, Signore, e
per loro soltanto
la tua cometa accendi;
.
poi tutto il resto oscura:
che Caino conosca
l’angoscia e la paura!

Viviana Santandrea

Non ti ho mai amata tanto

ICH HABE DICH NIE JE SO GELIEBT

Ich habe dich nie je so geliebt, ma soeur
Als wie ich fortging von dir in jenem Abendrot.
Der Wald schluckte mich, der blaue Wald, ma soeur
Über dem immer schon die bleichen Gestirne im Westen standen.
Ich lachte kein klein wenig, gar nicht, ma soeur
Der ich spielend dunklem Schicksal entgegenging
Während schon die Gesichter hinter mir
Langsam im Abend des blauen Walds verblaßten.
Alles war schön an diesem einzigen Abend, ma soeur
– Nachher nie wieder und nie zuvor –
Freilich: mir blieben nur mehr die großen Vögel
Die abends im dunklen Himmel Hunger haben.

 §

Non ti ho mai amata tanto, ma soeur,

come quando ti ho lasciata in quel tramonto.

Il bosco m’ inghiottì, il bosco azzurro, ma soeur,

sopra stavano sempre le pallide costellazioni dell’Occidente.

Non risi neppure un poco, per niente, ma soeur,

-io che per gioco andavo incontro ad un oscuro destino-

mentre i volti dietro di me lentamente

sbiadivano nella sera del bosco azzurro.

Tutto era bello in questa sera unica, ma soeur,

-non fu mai più così dopo nè prima-

certo: ora mi restavano solo i grandi uccelli

che a sera, nel cielo oscuro, hanno fame.

BERTOLT BRECHT

Published in: on novembre 18, 2011 at 07:02  Comments (4)  
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Scirocco

E sovra i monti, lontano sugli orizzonti

è lunga striscia color zafferano:

irrompe la torma moresca dei venti,

d’assalto prende le porte grandi

gli osservatori sui tetti di smalto,

batte alle facciate da mezzogiorno,

agita cortine scarlatte, pennoni sanguigni, aquiloni,

schiarite apre azzurre, cupole, forme sognate,

i pergolati scuote, le tegole vive

ove acqua di sorgive posa in orci iridati,

polloni brucia, di virgulti fa sterpi,

in tromba cangia androni,

piomba su le crescenze incerte

dei giardini, ghermisce le foglie deserte

e i gelsomini puerili – poi vien più mite

batte tamburini; fiocchi, nastri…

Ma quando ad occidente chiude l’ale

d’incendio il selvaggio pontificale

e l’ultima gora rossa si sfalda

d’ogni lato sale la notte calda in agguato.

LUCIO PICCOLO DI CALANOVELLA

Il tramonto della luna

Quale in notte solinga,
Sovra campagne inargentate ed acque,
Là ‘ve zefiro aleggia,
E mille vaghi aspetti
E ingannevoli obbietti
Fingon l’ombre lontane
Infra l’onde tranquille
E rami e siepi e collinette e ville;
Giunta al confin del cielo,
Dietro Apennino od Alpe, o del Tirreno
Nell’infinito seno
Scende la luna; e si scolora il mondo;
Spariscon l’ombre, ed una
Oscurità la valle e il monte imbruna;
Orba la notte resta,
E cantando, con mesta melodia,
L’estremo albor della fuggente luce,
Che dianzi gli fu duce,
Saluta il carrettier dalla sua via;
Tal si dilegua, e tale
Lascia l’età mortale
La giovinezza. In fuga
Van l’ombre e le sembianze
Dei dilettosi inganni; e vengon meno
Le lontane speranze,
Ove s’appoggia la mortal natura.
Abbandonata, oscura
Resta la vita. In lei porgendo il guardo,
Cerca il confuso viatore invano
Del cammin lungo che avanzar si sente
Meta o ragione; e vede
Che a se l’umana sede,
Esso a lei veramente è fatto estrano.
Troppo felice e lieta
Nostra misera sorte
Parve lassù, se il giovanile stato,
Dove ogni ben di mille pene è frutto,
Durasse tutto della vita il corso.
Troppo mite decreto
Quel che sentenzia ogni animale a morte,
S’anco mezza la via
Lor non si desse in pria
Della terribil morte assai più dura.
D’intelletti immortali
Degno trovato, estremo
Di tutti i mali, ritrovàr gli eterni
La vecchiezza, ove fosse
Incolume il desio, la speme estinta,
Secche le fonti del piacer, le pene
Maggiori sempre, e non più dato il bene.
Voi, collinette e piagge,
Caduto lo splendor che all’occidente
Inargentava della notte il velo,
Orfane ancor gran tempo
Non resterete; che dall’altra parte
Tosto vedrete il cielo
Imbiancar novamente, e sorger l’alba:
Alla qual poscia seguitando il sole,
E folgorando intorno
Con sue fiamme possenti,
Di lucidi torrenti
Inonderà con voi gli eterei campi.
Ma la vita mortal, poi che la bella
Giovinezza spari, non si colora
D’altra luce giammai, nè d’altra aurora.
Vedova è insino al fine; ed alla notte
Che l’altre etadi oscura,
Segno poser gli Dei la sepoltura.

GIACOMO LEOPARDI

Il potere dei sensi


Ha un verso
il mio sentire
nube che scarica
pioggia e grandine
sul fuoco.
Ha un senso
il mio vedere
scatto che amplifica
le antenne del cuore.
Ha un permesso
il mio toccare
forbice di velluto
che colleziona
coriandoli di luce.
Ha un nesso
il mio odorare
memoria di profumi
che parte in folle emozione
e poi finisce
in un bagno di sapone.
Ha un plesso
il mio gustare
lingua di frontiera
che invita al tavolo di pace
Oriente ed Occidente.

Roberta Bagnoli

La luna nuova

The baby moon, a canoe, a silver papoose canoe,

sails and sails in the Indian west.
A ring of silver foxes, a mist of silver foxes,

sit and sit around the Indian moon.
One yellow star for a runner,

and rows of blue stars for more runners,

keep a line of watchers.
O foxes, baby moon, runners,

you are the panel of memory, fire-white writing

to-night of the Red Man’s dreams.
Who squats, legs crossed and arms folded,

matching its look against the moon-face, the star-faces, of the West?
Who are the Mississippi Valley ghosts,

of copper foreheads, riding wiry ponies in the night?

—no bridles, love-arms on the pony necks,

riding in the night a long old trail?
Why do they always come back

when the silver foxes sit around the early moon,

a silver papoose, in the Indian west?

§

La luna nuova, una canoa, una piccola canoa d’argento,

naviga e naviga fra gli indiani dell’ovest.

Un cerchio di volpi argentate, una nebbia di volpi argentate,

stanno e stanno intorno alla luna indiana.

Una stella gialla per un corridore,

e file di stelle azzurre per molti corridori,

mantengono una linea di sentinelle.

O volpi, luna nuova, corridori,

voi siete il quadro della memoria, bianco fuoco che scrive

questa notte i sogni dell’Uomo Rosso.

Chi siede, con le gambe incrociate e le braccia piegate,

guardando la luna e i volti delle stelle dell’ovest?

Chi sono i fantasmi della valle del Mississippi,

con le fronti di rame, che cavalcano robusti pony nella notte?

Senza briglie le braccia sui colli dei pony,

cavalcando nella notte, un lungo, antico sentiero?

Perchè essi ritornano sempre

quando le volpi argentate siedono intorno alla luna nuova,

una canoa d’argento, nell’occidente indiano?

CARL SANDBURG

POETA MODERNO

Immagino che chiunque scriva o si senta  comunque un poeta, anche tutti voi, amici, prima o poi si sia fatto delle domande sul significato, sul valore e sull’attualità di ciò che scrive. Ognuno si è dato una risposta, magari ancora qualcuno la sta cercando… Maria ci ha regalato la sua personale riflessione in merito, che mi sento di condividere. Siamo tutti immersi in una realtà dalla quale non possiamo prescindere, fatta di banalità quotidiane o di grandi eventi epocali con cui per forza anche i poeti devono misurarsi. Malgrado ciò, o forse proprio per questo, anche se è importante che la poesia affronti  le tematiche più attuali e impegni tutti gli aspetti della nostra vita, chi può biasimare quel poeta che nel suo cuore sente il desiderio, per un po’, di “ridere e sentirsi bambino”?

§

Il poeta sa che non
può pascersi all’infinito nella sua solitudine
sa che è in atto una guerra di civiltà:
Oriente ed Occidente
secoli fa si son combattuti
con il ferro delle spade
prima o poi si userà
qualche nuovissima arma di distruzione di massa,
questo il poeta nel suo giardino di rose e spine
di cardi e cipolline lo sa.

Il poeta sente entrare dalla sua finestra
l’odore dolce del glicine
e ne immagina il colore senza affacciarsi
perché è distratto dai conti del droghiere,
sa che questo è il mese

in cui si salda il conto del riscaldamento invernale,
che ci saranno abiti primaverili da comprare,
mettere via abiti pesanti e gli ombrelli
(forse per questi meglio aspettare ancora),
il poeta sfoglia giornali
e si lascia andare alle notizie più crude
per avere un sogno giusto da salvare,
sa che c’è una parte dell’umanità non ancora impazzita
il vero problema è trovarla.

Il poeta sa che ha vissuto già ¾ della sua vita
nel bene e nel male
ricorda belle gite ed anche giornate da dimenticare
e tutte le poesie della scuola

sa della polvere e il buon odore che danno i libri,
il poeta sa che la realtà si scompone e ricompone
che sia presente o no al suo tempo,
sa che non potrà soffiare via la sua stessa cenere
che dovrà ripulire casa dagli odori dell’inverno
quando finalmente la primavera arriverà.

Il poeta sa la bontà del pane e del vino
sa che gli uomini di Chiesa non sono Dio,
impara a pregare e si fa un giro di valzer immaginario
con quell’amore che si è lasciato cantare ma mai toccare

in lenzuola morbide di bucato odorose d’estate,
ma è andata così ed il poeta ride
guardandosi quel buco che ha nel cuore
e non può fare a meno di pensare a chi è morto
prima del grigio tra i capelli,
ai tanti che han chiuso gli occhi senza capire,
sa dei carnefici, che la legge è uguale per gli altri
sa che giustizia e libertà sono parole,
che molto spesso il sangue degli eroi è stato versato invano
ché eroi non si nasce, chi di spada ferisce
poi può fare quel che gli pare,
sa delle strade per l’inferno lastricate di buone intenzioni
il poeta sa che potrebbe mentire per un’ora di amore puro,
che ha paura ed occhi di nebbia quasi ogni notte.

Il poeta sa bene, non credete,

che tutto è già stato scritto
ma l’anima no, e continua a bussare
sulle dita stellate e senza stelle a volte,
sa che dovrà morire,
dopo chissà quante parole, e ne vuole essere ricoperto,
per un po’ vuole ridere e sentirsi
bambino.

Maria Attanasio

Quando la Neve regna sulla terra secca

Tutto tenta di fermarsi
Lei fa si che ogni cosa rallenti – e
Quando lei è bianca – si illumini:

Il più orribile dei volti diventa etereo
La mano più lontana ti sfiora
E il più antico dei frattali – con delicata precisione
Si mostra dinanzi al cielo bluastro.

L’occidente – l’assassino che accoglie il Sole
Oggi è commosso dai fiocchi delle sue lacrime
Oggi gli concede di guardarla
Cadere pulita sugli Aironi.

Nicole Marchesin

Published in: on febbraio 5, 2010 at 07:20  Comments (4)  
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