Apri il cuore

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alla dolcezza e
dai bui sepolcri
emerge l’aprile
sulla collina intatta.
Ritrovi
il campanile
tra gli olivi
dall’organo
una toccata e fuga.
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Graziella Cappelli
Published in: on aprile 24, 2012 at 07:30  Comments (8)  
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Faltognano

ozioso
arroccato al poggio
dove
sui terrazzi
gli olivi
s’aprono al sole.
Spira un venticello
nei ceppi incavati
s’infiltra
a risuonar
d’armonica.
Casette di pietra
coi gerani alle porte
e lillà negli orti.
Si va
per sentieri odorosi
di nipitella
intricati
di corbezzoli e ginestre.
Sui muretti
guizza
la lucertola
le api
s’insinuano
in garofani fuxia.
Oltre…
il bosco
a criniera
del monte.

Graziella Cappelli

Toscana

Terra
in cornice
d’appennini.
Sporgi
dal dècolletè
i seni
delle colline
dove
odorosi
sfilano i cipressi.
Leggera
discendo
tra vigne ed olivi
per borghi
fra piazze
girovago.
Nelle chiese
m’incanto
ai castelli
alle ville.
La sera
sul rosso mare
di Maremma
scivolo
a galleggiare.

Graziella Cappelli

La sera fiesolana

Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscio che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta
su l’alta scala che s’annera
contro il fusto che s’inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la Luna è prossima a le soglie
cerule e par che innanzi a sé distenda un velo
ove il nostro sogno si giace
e par che la campagna già si senta
da lei sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.
Laudata sii pel tuo viso di perla,
o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l’acqua del cielo!
Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva
trepida e fuggitiva,
commiato lacrimoso de la primavera,
su i gelsi e su gli olmi e su le viti
e su i pini dai novelli rosei diti
che giocano con l’aura che si perde,
e sul grano che non è biondo ancora
e non è verde,
e sul fieno che già patì la falce
e trasloca,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i clivi
e sorridenti.
Laudata sii per le tue vesti aulenti,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!
Io ti dirò verso quali reami
d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l’ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei monti;
e ti dirò per qual segreto
le colline su i limpidi orizzonti
s’incurvino come labbra che un divieto
chiuda, e perché la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l’anima le possa amare
d’amore più forte.
Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!

GABRIELE D’ANNUNZIO

Rimembranze

Il bisogno di terra ci afferra in un attimo.

Son piene le mani di voglia di pieno,
son giù le ginocchia alla cerca d’olive,
le vesti adeguate larghe sul dietro,
le teste coperte da un bagno di luce,
la forza scoperta degli avambracci,
il sole che cuoce su ogni cosa.

Rivedo il dipinto firmato Guttuso,
i volti scolpiti, le scapole in fuori,
i braccianti del sud, la fame che incalza,
il mercato del pesce, la vita in essenza,
la risata sguarnita, il pianto che stride.

Non c’è pace sotto gli olivi,
le mani son nere di pelle e di terra,
ritorna di nuovo la storia di prima.

Lorenzo Poggi