Torre d’avorio

M’hanno tolto la benda
sulla porta di casa
per vedere il già visto
per morire all’entrata.

Sono dodici passi
sempre quelli, strusciati,
da vecchie pantofole
per scacciare l’insonnia.

Sono uscito bendato
per paura del fuori
e le orecchie tappate
per non carpir rumori.

Ma il brusio è rimasto
a confonder la mente
a immaginar le cose
che la vita ha negato.

Nella torre d’avorio
in cui vivo da sempre
c’è la stanza dell’eco
ma nessuno ha le chiavi.

Ci son ombre cinesi
a presentar filmati
su parete di fondo
ma la lanterna è spenta.

per non voler sapere
a che punt’ è il mondo
mi sono corso dietro
come il gatto la coda.

Lorenzo Poggi

Come ombre cinesi


Come ombre cinesi
ci mostriamo agli altri
nascosti dietro a sorrisi di carta
nell’intenzione di rallegrare
cuori solitari, schivi
all’altrui candore di luce.
Come ombre cinesi
recitiamo la nostra parte
improvvisata di teatrino ambulante
nell’illusione che gli altri
accettino i nostri mirabili sforzi
e ci ripaghino colla moneta
dell’allegra ricompensa.
Come ombre cinesi
inganniamo l’attesa
con scampoli di sogni
e ritagli d’illusioni
interpretando film avvincenti
con attori di strada
che parlano idiomi inusuali per noi,
creature avvolte nella confusa,
indecifrabile realtà.
Come ombre cinesi
aggiriamo il tempo e nel farlo
trascuriamo l’anima sacra
trascuriamo l’amore
trascuriamo noi stessi.
Come ombre cinesi
ci neghiamo la possibilità
di essere presenti
ci togliamo il merito
di essere felici.

Roberta Bagnoli