La pioggia

la pioggia che giunge inattesa
sparpaglia la folla,
la pioggia che piove a dirotto
conduce sotto un balcone
due sconosciuti soli
senza ombrello,
la pioggia che inventa parole
insiste
consiglia
sconsiglia
propone
la poggia la pioggia la pioggia…
conduce la coppia a un portone…
la pioggia che picchia sui vetri,
che scivola piano
un cuore disegna
due nomi…
la pioggia la pioggia di ieri
la pioggia scintilla
di raggi di sole.

Giuseppe Stracuzzi

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Published in: on giugno 27, 2012 at 07:18  Comments (7)  
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Lungo la laguna

Gustavamo l’odore salmastro
della laguna picchiettata
dalla pioggia insistente.
Stretti camminavamo sfidando
le raffiche di vento
che piegavano l’ombrello.
Le canne fischiando plaudivano
al nostro passaggio
e i pioppi dondolando le alte cime
sussurravano frasi d’amore mai dette.

Nino Silenzi

Published in: on aprile 21, 2012 at 07:37  Comments (7)  
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Oggi il cielo

Oggi il cielo ha indossato
l’abito grigio delle cerimonie
noiose.
Nasconde la cravatta celeste
sotto una sciarpa scura e ruvida.
Senza sorriso
ti guarda minaccioso,
e, quasi a beffeggiarti,
comincia a spruzzare
gocce fredde di pioggia
dalla fitta nuvolaglia
che lo copre come un nero
mantello untuoso e vecchio.
Non gridi dai nidi,
non volano uccelli;
solo qualche ombrello
frettoloso e sbilenco
si muove rasente le siepi
d’alloro e di bosso.
Vetri appannati
celano ombre
dietro l’opaco riflesso
della luce biancastra.
Una raffica di vento
impietosa denuda
i rami degli olmi;
si piegano i pini
gemendo.
È tempo di neve.

Nino Silenzi

Un’ombra di gioia

 
Pallido il sole e debole
neppure aveva la forza di far ombra
seduto su compiacente nuvola
guardava il mondo indifferente.  
Pareva che nessuno s’accorgesse
del suo brillare e del suo valore
Non v’era apprezzamento solo utilità:
prendo l’ombrello o lo lascio qua?  
Dopo momenti di afflizione
si accorse che non era ingratitudine
L’uomo non sapeva più trovare
l’essenza della vita,  il suo valore.  
S’affanna nell’ansia di raggiungere
ciò che domani già sarà obsoleto
e nuove esigenze nasceranno in lui
futili bisogni senza necessità.  
Cercò un rimedio per portargli aiuto
ma nulla trovava che fosse convincente.
Vide un bimbo emaciato che correva in tondo
aveva scoperto la sua ombra
e la felicità di non essere solo al mondo.

Elide Colombo

Così…

un sunto, unto di percettibilità
infangata di bugie utopiche provate
qualche tempo fa.
s-poesata di poesia,
anche sulla tastiera dove batto
(e non come inchiostro mancante
al mio esser circonferenziata di pensieri
su semplice carta bianca)
per la fretta, per la mania d’estrarre

oro colato guardato come ferro fuso
nella dimenticanza arrugginita
di ciò che si pone
al di sopra d’un io da sembrare a tutti i costi

dove c’è il sole c’è anche ombra
accigliata all’angolo d’un albero
dove osservare il movimento personale
della terra avvoltolata,
dal proprio ego

troppo l’essere al centro
troppo esagerato il movimento
vorticoso in giustificazione
lampante d’una lingua che scrive
di proprio tempo in assonanze
da interpretare

ma adesso prendo l’ombrello
per camminare ascoltando
il ticchettìo della pioggia
(ma no. adesso vado ad ascoltare
la pioggia chè l’essere umano
strilla solo le proprie capacità aggiuntive
senza la preoccupazione
di come puoi stare tu,
povera scema d’una Giovanna D’Arco
d’altri tempi)

Cerco la semplicità nel cuore
delle parole tradotte da una scatola.
Trovo presupposti opposti
al desiderio di conoscenza.

Glò

Avventura e fortuna

BONNE FORTUNE ET FORTUNE

Moi, je fais mon trottoir, quand la nature est belle,

Pour la passante qui, d’un petit air vainqueur,

Voudra bien crocheter, du bout de son ombrelle,

Un clin de ma prunelle ou la peau de mon cœur…

Et je me crois content — pas trop ! — mais il faut vivre :

Pour promener un peu sa faim, le gueux s’enivre….

Un beau jour — quel métier ! — je faisais, comme ça,

Ma croisière. — Métier !… — Enfin, Elle passa

— Elle qui ? — La Passante ! Elle, avec son ombrelle !

Vrai valet de bourreau, je la frôlai… — mais Elle

Me regarda tout bas, souriant en dessous,

Et… me tendit sa main, et…

m’a donné deux sous.

§

Quando è bel tempo, batto i marciapiedi
per la passante dall’aria di vittoria
che scardineraà con una punta d’ombrello
la palpebra dei miei occhi o la scorza del mio cuore.

Contento (ma non troppo) mi dico: questo e’ vivere:
a spasso con i crampi, il barbone si ubriaca.

Un bel giorno (che mestiere!) faccio al solito il mio giro.
Beh, mestiere…E alla fine, passa lei.
Lei chi? Ma la passante! Col suo ombrello!
Come un ladro in chiesa la sfioro…e lei
mi guarda un po’, sorridendo benevola,
mi tende la mano
e sgancia due soldi.

TRISTAN CORBIÈRE

Shopping a Roma

Le persiane chiuse affondano le teste
nel silenzio d’una città di coristi stonati

tra i fari accesi e clacson impazienti
sotto la pioggia, il serpente di macchine
che ingoia le strade, nel traffico di smog

un ombrello di uccelli viaggiatori invadono
il cielo di Roma e delineano
sopra gli antichi palazzi l’Impero di Cesare

che fu , mentre ai suoi piedi, l’indifferenza
mette in mostra le vetrine dalle luci –copie
venute male e le scarpe nuove come souvenir

Avranno una nuova impronta di neve
lasciata sull’ asfalto bagnato, i miei passi.

Anileda Xeka

Mi vestirò

Mi vestirò di foglie morte una appresso all’altra
Così cucite formeranno fiori e
arcobaleni di colori sbiaditi d’autunno
Mi farò un cappello con il muschio
Che ricopre il sottobosco addormentato
Così che mi protegga dal tiepido sole
D’autunno inoltrato
Mi farò un ombrello di nidi abbandonati
Da uccelli migratori
Così mi riparerò dalla leggera pioggia autunnale
Così vestita abiterò nel bosco
In attesa di vita nuova

Gianna Faraon

Published in: on marzo 29, 2011 at 07:18  Comments (4)  
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Blue

È che potrei bucarlo, guardandolo più forte.
Il vento ha tolto veli e vergogna alla mattina;
così che pare d’essere in mare
senza meta, il dito che si frange alla luna
il fascio d’acqua
che allaccia le mie scarpe, come mia madre, allora.
Il giorno che con l’aria sul collo io piangevo:
perché volevo avere la zazzera dei Beatles
la giacca di velluto
e gli occhiali per il sole.
Invece avevo solo un ombrello riparato
che aprirlo mi sembrava di fargli torto,
blue.

Massimo Botturi

I tic tic tic tic…

pioggia
tra le case e cancelli sprangati
rivoli corrono lungo le ciglia delle grondaie
i marciapiedi riflettono la sera
un passante intirizzito sotto l’ombrello

pioggia
che si calma
su livide foglie
battute ai denti del pianto
con uno stridore di pigne arse

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 12, 2010 at 07:44  Comments (8)  
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