Ci siamo

Per guarire
nel giardino dolce
ci siamo presi
le pallide mani
raccogliendole
e guidandole
pian piano

la tua
l’hai messa
sul mio seno
e la mia
sul tuo
               ci siamo
fatti onore
ancora una volta
amore!

Aurelia Tieghi

Published in: on febbraio 2, 2012 at 07:06  Comments (8)  
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Lacreme napulitane

Mia cara madre
sta pe’ trasi’ Natale
e a sta’ luntano chiu’
me sape amaro
comme vurria appiccia’
duje tre biancal
comme vurria senti’ nu zampugnaro
‘e ninne mie facitele ‘o presepio
e a tavola mettite ‘o piatto mio
facite quanno e’ a sera da’ vigilia
comme si’ mmiezo a vuje
stesse pur’ io
e ‘nce ne costa lacreme st’ America
a nuje napulitane
pe’ nuie ca ‘nce chiagnimmo
o cielo e napule
comme e’ amaro stu’ pane
mia cara madre che sso’
che sso’ ‘e denare ?
pe’ chi se chiagne a patria
nun so’ niente
mo tengo quacche dollaro e me pare
ca nun so’ stato maie tanto pezzente
me sonno tutt ‘e notte a casa mia
e d”e criature meie ne sento ‘a voce
ma a vuie ve sonno comm ‘a na’ maria
cu ‘e spade ‘mpietto
‘nnanz ‘o figlio ‘ncroce
e ‘nce ne costa lacreme st’ america
a nuje napulitane
pe’ nuje ca ‘nce chiagnimmo
‘o cielo e napule
comm’ e’ amaro stu’ pane
m’avite scritto
che assuntulella chiamma
chi l’ha lassata
sta’ luntana ancora
che v’aggia di’
si ‘e figlie vonno ‘a mamma
facitela turna’ a chella signora
io no nun torno me ne resto fore
e resto a fatica’ pe tutte quante
jo c’aggio perzo a casa patria e onore
io so’ carne ‘e maciello so’ emigrante
e ‘nce ne costa lacreme st’ america
a nuje napulitane
pe’ nuje ca ‘nce chiagnimmo
‘o cielo e napule
comme e’ amaro stu pane

LIBERO BOVIO        (Musica di Francesco Buongiovanni)

 

Bambino di Auschwitz

Guardasti quel posto nuovo e grigio
assonnato e stanco del lungo viaggio
tra le braccia e nel calore di tua madre.
Che strane quelle voci che non capivi,
parole secche e violente nelle orecchie.
Guardasti tua madre e tuo padre,
occhi sgranati, scuri e lucenti come l’onice
di quel bracciale che lei più al polso
non aveva.
Accennasti un sorriso cercandone uno
nei loro volti sperduti e impauriti.
Una carezza, l’ultima dei tuoi due anni.
Vedesti tuo padre strappato da tua madre,
guardasti ancora lei perché ti spiegasse.
Tacque perché tu il suo dolore non udissi.
Un saluto con la manina aperta,
certo del suo ritorno tra voi, come quando
dalla lontana casa usciva per il lavoro.
Poi per pietà di Dio nel sonno di nuovo
cadesti.
Sognasti il balcone che sul cortile affacciava,
il cavalluccio di legno senza più cavaliere
col quale giocavi e al petto stringevi
imitando di tua madre la ninna nanna.
I tuoi occhi s’aprirono ancora e il cavalluccio
cercasti.
Anche tu fosti privato della semplice gioia
da uomini senza onore e senza gloria.
Strappato venisti dalle braccia di lei,
udisti il suo urlo, i tuoi occhi cercarono i suoi.
Le tue dita appena sfiorarono le sue.
Ti restò solo l’innocenza come soffio di vita,
nel fango girasti tra voci senza dolcezza.
In un angolo un fiore dal fango spuntava,
lo cogliesti come si coglie una speranza.
Domani l’avresti posato tra le mani lei,
lei che sarebbe tornata per portarti a casa.
Il fiore morì mentre tu disperatamente
in impari lotta con la morte la vita cercavi.
Lei tornò, ti strinse a sé e ti portò via.
Sorridesti per quell’abbraccio, l’ultimo,
come ultima fu la carezza, ultimo il bacio.
Ultimo fù il saluto con la manina aperta
alla vita che si avviava verso quelle enormi
e putride camere appena lavate da escrementi.
Ultimo fù il tuo sguardo a lei mentre morivi
e domandavi con gli occhi perché.
Tornasti lì dal cielo un giorno di primavera,
cogliesti un fiore e girasti per il mondo
donandolo a chi di libertà cercava speranza.

Claudio Pompi

L’orgasmo (multiplo)

Eh, lo so che questo titolo farà sobbalzare le sopracciglia, innalzare le statistiche degli accessi ed incuriosire i più birichini, ma non vi preoccupate, non c’è nulla di scabroso o vietato ai minori… Si tratta del nuovo pezzo del nostro caro Sandrèn, sempre ironico e sagace, che stavolta si è fatto in…sette per raccontarvi una storiella “edificante” alla sua maniera, confezionata in sette lingue diverse! Come sempre quando il componimento è particolarmente lungo vi indirizzo su di un link esterno dove potrete trovare la pagina dedicata alla poesia del nostro poliedrico, polimorfo, polisemico, poliglotta (e chi ha più poli ce li metta) amico Sandrèn!

L’orgasmo (multiplo)

di

Sandro Sermenghi

Published in: on ottobre 16, 2011 at 06:54  Comments (7)  
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Contro la viltà

Giovani, fino a quando inerti?
Dove avete il cuore?
Qual’onta per tale lassismo!
Qua seduti, tranquilli, come in pace,
e tutt’attorno è tumulto e guerra.

Onore e gloria per chi combatte
i nemici per la patria
e la famiglia.

Avanti, dunque, con cuore impavido,
gagliardi, protetti dallo scudo
prima dell’assalto.

Fuggire alla morte è da codardi,
quand’anche da progenie
d’immortali stirpi.

CALLINO

Ciò che all’uomo rende onore

Tempesta la mia anima
turbolenza di un cielo
ingiallito dal tempo
pergamena ritrovata
in uno scrigno dorato

la via scritta in sanscrito
destino dell’uomo
travagliato
dall’infinito andare
di dispute e offese
terra che ha assorbito sangue
di avi trafitti

madrigali e ugole urlanti
regole e condanne
giudici e giudizi
improrogabili morti
in ingiuste cause
o giuste clemenze

impregnato il tempo
nel baratro di persone perse
cadenzare di un presente
nel ritmo di pioggia
scrosciante

incenso asperso a purificare
e raggi di sole ad illuminare
sol quello che non duole
e che all’uomo rende onore

Maristella Angeli

La scelta del cuore


Cambia il vento
percettivamente
per scelta volontaria
lacerante
aria nuova entra nelle stanze
brezza gentile scoperchia i tetti
profumo di viole selvatiche
scompagina il mondo
orizzonti si offrono all’occhio
generoso e attento
cambiano i confini e i limiti umani
anche la geografia è invitata d’onore
al matrimonio scomodo con la storia
e noi uniti nel valzer che può cambiare
il volto della nostra avventura terrena
giochiamo un’interminabile partita col male
nemico duro a morire
da sempre vincitore sui più deboli
ma l’amore sa come dissuaderlo
paziente e invincibile
stende reti di stelle
manto  che risplende
di bianco perdono
a coprire i buchi
divoranti del cuore.

Roberta Bagnoli

Sonetto LIII

SONETO 53

Aquí está el pan, el vino, la mesa, la morada:
el menester del hombre, la mujer y la vida:
a este sitio corría la paz vertiginosa,
por esta luz ardió la común quemadura.

Honor a tus dos manos que vuelan preparando
los blancos resultados del canto y la cocina,
salve! la integridad de tus pies corredores,
viva! la bailarina que baila con la escoba.

Aquellos bruscos ríos con aguas y amenazas,
aquel atormentado pabellón de la espuma,
aquellos incendiarios panales y arrecifes

son hoy este reposo de tu sangre en la mía,
este cauce estrellado y azul como la noche,
esta simplicidad sin fin de la ternura.

§

Qui stanno il pane, il vino, la tavola, la dimora:
il bisogno dell’uomo, la donna e la vita:
a questo luogo correva la pace vertiginosa,
per questa luce arse la comune bruciatura.

Onore alle tue mani che volan preparando
i bianchì risultati del canto e della cucina,
salve! L’integrità dei tuoi piedi corridori
viva! Ballerina che balli con la scopa.

Quei bruschi fiumi con acque e minacce,
quel tormentato stendardo della spuma,
quegl’incendiari favi e scogliere

son oggi questo riposo del tuo sangue nel mio,
quest’alveo stellato e azzurro come la notte,
questa semplicità senza fine della tenerezza.

PABLO NERUDA

2 giugno – Una penna nera sulla bandiera

 
Non puoi dipingere l’azzurro
dove non filtra il sole.
Dormono le vele
ed il vento non le sa svegliare.
Palme bruciate attendono la pioggia
e un vecchio stanco guarda il mare
così vicino,
così lontano per poterlo navigare.
Le bandiere dicono che è festa
sventolando i colori stinti
in un indecifrabile unico tono
alla ricerca di un vero tricolore.
E penso alla tua penna nera
sepolta con te  sul tuo cappello
con lei si abbinerebbe bene la bandiera
che tu hai omaggiato con onore.
Non sono le parole altisonanti e vuote
ad onorare di gloria e dignità la Patria
ma la fierezza ignota di generose gesta
di chi immola la vita per suo amore.

Elide Colombo

Ogni lineamento del tuo volto

Non conosce il suo vicino
Parlano lingue diverse
E sembrano evitarsi

Ma molti potrebbero giurare
Di averli sentiti urlare
Con una sola voce
E dire il mio nome:

L’onore che mi divora
Stride con la paura
Di farmi sua preda

Perchè non riesco ad assaporare
La felicità d’essere il suo prescelto
Pasto – ma solo la vergogna
Di non esserne degna?

Nicole Marchesin

Published in: on aprile 4, 2011 at 06:59  Comments (1)  
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