Tempo perduto

LE TEMPS PERDU

Devant la porte de l’usine
le travailleur soudain s’arrête
le beau temps l’a tiré par la veste
et comme il se retourne
et regarde le soleil
tout rouge tout rond
souriant dans son ciel de plomb
il cligne de l’oeil
familièrement
Dis donc camarade Soleil
tu ne trouves pas
que c´est plutot con
de donner une journée pareille
à un patron ?

§

Sulla porta dell’officina
d’improvviso si ferma l’operaio
la bella giornata l’ha tirato per la giacca
e non appena volta lo sguardo
per osservare il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo
fa l’occhiolino
familiarmente
Dimmi dunque compagno Sole
davvero non ti sembra
che sia un po’ da coglione
regalare una giornata come questa
ad un padrone?

JACQUES PRÉVERT

Contessa

“Che roba Contessa all’industria di Aldo
han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti
volevano avere i salari aumentati
gridavano, pensi, di essere sfruttati
e quando è arrivata la polizia
quei quattro straccioni han gridato più forte
di sangue han sporcato il cortile e le porte
chissà quanto tempo ci vorrà per pulire.”

Compagni dai campi e dalle officine
prendete la falce portate il martello
scendete giù in piazza picchiate con quello
scendete giù in piazza affossate il sistema.

Voi gente per bene che pace cercate
la pace per far quello che voi volete
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra
vogliamo vedervi finir sotto terra
ma se questo è il prezzo l’abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

“Sapesse Contessa che cosa m’ha detto
un caro parente dell’occupazione
che quella gentaglia rinchiusa là dentro
di libero amore facea professione.
Del resto mia cara di che si stupisce
anche l’operaio vuole il figlio dottore
e pensi che ambiente che può venir fuori
non c’è più morale, Contessa.”

Se il vento fischiava ora fischia più forte
le idee di rivolta non sono mai morte
se c’è chi lo afferma non state a sentire
è uno che vuole soltanto tradire
se c’è chi lo afferma sputategli addosso
la bandiera rossa gettato ha in un fosso.

Voi gente per bene che pace cercate
la pace per far quello che voi volete
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra
vogliamo vedervi finir sotto terra
ma se questo è il prezzo l’abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

Ma se questo è il prezzo l’abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

PAOLO PIETRANGELI

Carl Hamblin

The press of the Spoon River Clarion was wrecked,

And I was tarred and feathered,

For publishing this on the day the Anarchists were hanged in Chicago:

“I saw a beautiful woman with bandaged eyes

Standing on the steps of a marble temple.

Great multitudes passed in front of her,

Lifting their faces to her imploringly.

In her left hand she held a sword.

She was brandishing the sword,

Sometimes striking a child, again a laborer,

Again a slinking woman, again a lunatic.

In her right hand she held a scale;

Into the scale pieces of gold were tossed

By those who dodged the strokes of the sword.

A man in a black gown read from a manuscript:

‘She is no respecter of persons.’

Then a youth wearing a red cap

Leaped to her side and snatched away the bandage.

And lo, the lashes had been eaten away

From the oozy eye-lids;

The eye-balls were seared with a milky mucus;

The madness of a dying soul

Was written on her face —

But the multitude saw why she wore the bandage.”

§

La rotativa del “Clarion” di Spoon River fu distrutta,

e io impeciato e impiumato,

perché il giorno che gli Anarchici furono impiccati a Chicago pubblicai questo:

“Ho visto una donna bellissima con gli occhi bendati

sui gradini di un tempio di marmo.

Una grande folla le passava dinanzi,

i volti imploranti alzati verso di lei.

Nella sinistra impugnava una spada.

Brandendo quella spada,

colpiva ora un bimbo, ora un operaio,

ora una donna in fuga, ora un pazzo.

Nella destra teneva una bilancia:

nella bilancia venivano gettate monete d’oro

da chi scampava ai colpi della spada.

Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:

“Non guarda in faccia nessuno”.

Poi un giovane con berretto rosso

le fu accanto con un balzo e le strappò la benda.

Ed ecco, le ciglia erano state corrose

dal marcio delle palpebre;

le pupille bruciate da un muco lattiginoso;

la follia di un’anima morente

era scritta su quel volto-

allora la folla capì perché portasse la benda”.

EDGAR LEE MASTERS

All’alba dei trent’anni


Pronto? Paolo?

Sì, pronto, chi parla?

Prova a indovinare chi sono.

Mah, non saprei, la voce sembra bella..

Sono Flora..

Flora? Ma pensa.. Come stai?

Sto bene, son sposata.

Io ancora no..Ti ho pensato tanto..

Sì, ho sposato un operaio della Fiat.

Bene. Sono contento, ti vuol bene, sei felice?

Abbiamo un figlio, e l’ho chiamato .. Paolo.

Ma come? Come me? Perché.

Forse ti volevo ancora bene, ma eri troppo geloso..

Non dire sciocchezze, tu eri troppo allegra.

Ora sto bene, Carlo mi vuol bene.

Allora auguri di felicità, bacia per me il .. bambino.

Mi suonano alla porta, devo andare..

Aspetta, senti, ascolta. Ancora un poco…

Pronto, pronto.. è caduta la linea.

_ _

Paolo Santangelo

Published in: on maggio 1, 2010 at 07:42  Comments (11)  
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Quasi quarantacinque scalini

Qui, sul principio alle cose
notte oliva.
Rumore di una carta di pane arrotolata
di due stoviglie in cura alla borsa
lui che prende, quasi quarantacinque scalini
alla corriera.

Non sa del mio silenzio alla tenda americana
del lume al cucinino
sopra la tazza sporca,
fiammiferi che il freddo ha chiamato come i morti.
Lui sa del campanile sul polso a ogni operaio
che far l’amore stanca
e bisogna pur mangiare.

Massimo Botturi

L’anima del poeta

Sei poeta
non ho detto medico,
né insegnante, né operaio.
Ho pronunciato
infausta parola:
poeta,
cantore del tempo
che spendi in sospirati spiccioli,
felice e consapevole
del tuo ingrato destino.
Sei polso fremente della terra,
attento ne tratteggi sottili venature,
sei interprete analitico, sensibile
degli umori incomprensibili dell’anima,
dei suoi impossibili voli
ne fai piuma corposa,
t’illudi di salvare il mondo,
alla fine ti contenti di offrire
una semplice stanzetta con vista
sull’immacolata, incresciosa
e scomoda vetta.

Roberta Bagnoli